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Astrologia

Malgrado le critiche di Pico della Mirandola e le condanne della Chiesa romana, l’astrologia conosce una straordinaria fioritura nel XVI secolo. Grazie alla stampa a caratteri mobili, si ha una larghissima diffusione di trattati e opuscoli astrologici. L’interesse per l’astrologia è ravvivato dai drammatici eventi della Riforma e dai conflitti confessionali. L’astrologia può essere divisa in naturale e giudiziaria. La prima studia le influenze celesti sul tempo atmosferico, sulla natura e sul corpo umano, la seconda, detta anche astrologia divinatoria, ritiene di poter leggere negli astri eventi futuri, prevede la sorte di uomini o di regni.

Influenze celesti

Nelle sue Disputationes adversus astrologiam divinatricem (1496) Pico della Mirandola sferra un poderoso attacco nei confronti dell’astrologia, “che dal corso delle stelle prevede il futuro” in quanto essa è “speculazione bugiarda, vietata dalle leggi religiose”. Pico non nega che il cielo sia causa universale e uniforme, ma, proprio per questo, ritiene erroneo considerare gli astri causa diretta di eventi del mondo sublunare, che dipendono da una varietà di cause prossime. L’astrologia è criticata soprattutto perché nega la libera volontà dell’uomo, che è soggetto non alla natura, ma a Dio. Pico riserva le critiche più virulente alla teoria delle grandi congiunzioni, sostenuta da astrologi dell’Islam, ma diffusa anche tra i cristiani, che faceva dipendere l’avvento delle religioni da congiunzioni di Giove e Saturno e dal loro passaggio nei diversi trigoni. La polemica antiastrologica di Pico, il cui fondamento ultimo è di carattere teologico, non lascia spazio neanche alla dottrina, sostenuta da Tommaso d’Aquino, secondo la quale le stelle influiscono su tutti i corpi del mondo sublunare e solo sulla parte sensibile e corporea dell’uomo (non sull’anima), producendo quindi solo propensioni, che la parte razionale può però contrastare. Non sono molti coloro che accettano gli argomenti di Pico. I principi richiedono previsioni astrologiche ed oroscopi, così come cardinali e pontefici. Papa Paolo III nomina vescovo di Civita il suo astrologo Luca Gaurico (1476-1558), autore anche della traduzione latina dell’Almagesto di Tolomeo, che gli aveva predetto il pontificato. Nei due secoli che fanno seguito all’attacco pichiano, si registra, grazie anche alla stampa a caratteri mobili, una strordinaria diffusione di scritti astrologici in latino e in volgare: pronostici, almanacchi, lunari, pubblicazioni destinate a lettori dotti e meno colti. I numerosissimi opuscoli astrologici che inondano il mercato librario hanno finalità pratiche, politiche, religiose. Nel vivo dei conflitti confessionali che dividono l’Europa cristiana, si moltiplicano opuscoli aventi come oggetto prodigi celesti, comete, grandi congiunzioni e “stelle nuove”, in cui astrologia e profezia si intrecciano. Essi anunciano eventi politici straordinari, una generale renovatio dell’umanità, la venuta dell’Anticristo – previsioni che sono formulate alla luce dei libri profetici della Bibbia.

Dopo il concilio di Trento, la Chiesa diviene più sospettosa nei confronti di astrologia, divinazione e profezie. Bolle papali nel 1586 e nel 1631 castigano quelle arti che pretendono di prevedere il futuro, inclusa l’astrologia: esse sono definite vane, frutto dell’astuzia di uomini scellerati o dell’azione del demonio. L’astrologia attribuisce alle stelle “quelle cose che procedono dalla libera volontà degli uomini”. Sono così oggetto di condanna tutte le previsioni che vadano oltre il campo dell’agricoltura, della navigazione e della medicina. Ma la Chiesa romana non è immune dalla tentazione astrologica: benché autore di una bolla contro l’astrologia, Urbano VIII, per verificare il fondamento di voci intorno alla propria imminente morte, chiede previsioni astrologiche a Campanella.

L’astrologia gode di larghissimo credito in tutti i settori della società, è strettamente legata alla medicina e alla filosofia naturale ed è insegnata nelle università. Chi la pratica è anche astronomo e oltre a osservare e calcolare i moti planetari e a compilare tavole dei loro moti, fa previsioni astrologiche. Conoscere l’esatta posizione di un pianeta nella sfera celeste è uno strumento essenziale per l’astrologia, serve a determinare gli influssi celesti per la predizione delle “elezioni”. Il parere dell’astrologo è richiesto per intraprendere molte attività, come la somministrazione di un medicinale, la semina, la costruzione di un edificio, un matrimonio, la stipula di un contratto, l’inizio di un’impresa militare o di un viaggio. A Bologna, i lettori di astronomia hanno il compito di redigere il Prognosticon annuale, un libretto con previsioni astrologiche sugli effetti di eventuali congiunzioni planetarie ed eclissi di Sole sulla vita degli uomini.

Astrologia naturale e giudiziaria

Le teorie astrologiche sono molto complesse e la formulazione di un oroscopo dipende da molteplici fattori e non solo dalla posizione del Sole e dei pianeti nello Zodiaco al momento della nascita. L’astrologo deve accertare il grado dell’eclittica (o ascendente) situato nella parte di cielo che sorge o ascende sopra l’orizzonte orientale nel momento in cui si nasce o si dà inizio a una certa impresa. La dottrina più importante è quella degli aspetti, che inscrive in un cerchio figure regolari che stabiliscono le relazioni in cui possono trovarsi i segni dello zodiaco e i pianeti. Le posizioni reciproche dei pianeti sono infatti cariche di significati, in particolare le opposizioni, come quelle di Saturno e Giove, che si verificano ogni venti anni.

L’astrologia è divisa in astrologia naturale e astrologia giudiziaria. La prima studia le influenze celesti sul tempo atmosferico, sul corpo umano e sul decorso delle malattie ed è usata da agricoltori, naviganti e medici. La seconda, detta anche astrologia divinatoria, ritiene di poter leggere negli astri eventi futuri, di prevedere la sorte di uomini o di regni. La più comune forma di astrologia giudiziaria sono gli oroscopi, basati sulle posizioni e relazioni tra gli astri al momento della nascita, i quali forniscono informazioni su carattere, predisposizioni e sorte degli uomini; altri oroscopi sono invece finalizzati a prendere decisioni relative ad una determinata azione, battaglie, incoronazioni, viaggi. Ad essi fanno ricorso principi, uomini d’arme, papi e uomini di ogni ceto e cultura. Tra gli Arabi si era diffusa la dottrina delle grandi congiunzioni che stabiliva una relazione fra queste ultime e i principali eventi della storia (inclusa l’origine delle religioni): le configurazioni celesti sarebbero segni, e secondo alcuni anche cause, di mutamenti di civiltà e di grandi eventi politici.

Uno dei fondamenti filosofici dell’astrologia è l’idea neoplatonica – di cui Marsilio Ficino presenta una versione che ha una larga diffusione nel Rinascimento – del cosmo come organismo vivente, dell’universo che in tutte le sue parti è animato da forze che hanno origine negli astri. L’anima del mondo, che dà vita a tutto il cosmo, è un’entità intermedia tra l’intelletto divino e la materia corporea. Pietro Pomponazzi nel De incantationibus sottomette le vicende umane, sia individuali che dei popoli, e le stesse religioni (ivi compreso il Cristianesimo), a un rigido determinismo astrale, ed è inoltre convinto che quelli che sono ritenuti miracoli non siano altro che fenomeni rari e inusitati che si verificano a grandi intervalli di tempo. Il filosofo e mago Cornelio Agrippa di Nettesheim, che si ispira alla cosmologia neoplatonica di Marsilio Ficino, critica aspramente l’astrologia giudiziaria, ma ritiene possibile che segni celesti straordinari consentano di fare predizioni su eventi futuri – purché la loro interpretazione sia confermata dalle Scritture. Secondo Paracelso, gli eventi cosmici sono sempre connessi a interventi straordinari di Dio nelle vicende umane; i segni del cielo sono una scrittura divina che integra i Testi Sacri.

Girolamo Cardano vuole restituire dignità all’astrologia, a suo avviso gravemente compromessa da un gran numero di sedicenti astrologi che, privi di conoscenze matematiche, spacciano menzogne per previsioni astrologiche. L’astrologia, secondo Cardano, deve divenire parte della filosofia naturale, in primo luogo recuperando (anche da un punto di vista filologico) il contenuto del Quadripartito di Tolomeo. L’errore degli astrologi arabi e dei loro seguaci è quello di voler dare spiegazioni astrologiche di ogni genere di eventi, finanche i più insignificanti. Seguendo Tolomeo, Cardano sostiene che l’astrologia produca una conoscenza congetturale di eventi futuri. Poste queste limitazioni, Cardano adotta la teoria delle grandi congiunzioni e ritiene che per mezzo degli astri si possano prevedere eventi che concernono la storia umana e le religioni. Dopo un’iniziale opposizione all’astrologia (basata sugli argomenti di Pico), Campanella, al pari di Cardano, si prefigge lo scopo di riformare l’astrologia – una riforma con la quale vuole rendere l’astrologia compatibile con la religione cattolica. Campanella attribuisce all’astrologia una conoscenza non certa, ma probabile, e cerca di rendere la teoria delle influenze astrali compatibile con il libero arbitrio. Le influenze celesti operano sul corpo e sugli spiriti animali, vincolo tra anima e corpo; l’anima può scegliere se seguire le sollecitazioni corporee, oppure opporsi a esse, ma poiché, secondo Campanella, gli uomini sono per lo più inclini a seguire le passioni, l’astrologia consente in molti casi di fare previsioni. Non stupisce quindi che La città del Sole campanelliana sia permeata da concezioni astrologiche e che la città ideale sia organizzata in modo tale da funzionare in accordo con gli astri.

Contrariamente a quel che si crede, l’astrologia non tramonta con l’emergere del sistema copernicano. Non vi è infatti un legame necessario fra astrologia e sistema geocentrico. Previsioni astrologiche relative a influssi del Sole e pianeti sono diffuse anche tra coloro che non adottano il sistema tolemaico: Copernico, Rheticus, Tycho, Keplero e Galileo studiano e praticano l’astrologia.


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