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John Constable e il naturalismo romantico

Constable è il primo grande pittore naturalista nella storia del paesaggio. Determinato a rinnovare ed elevare questo genere di pittura, Constable ritrae sempre gli stessi luoghi della campagna inglese, quasi con ossessione, in quanto per lui la pittura è al tempo stesso scienza e poesia. La visione pura e verosimile della natura è lo scopo ultimo della sua arte.

La vita di John Constable

John Constable si forma presso la Royal Academy di Londra che frequenta dal 1799 e dove approfondisce i paesaggisti del Seicento e del Settecento; come Turner, ammira soprattutto Claude Lorrain.

Dal 1803 espone regolarmente i suoi dipinti alla Royal Academy, senza tuttavia riscuotere molti apprezzamenti dalla critica e dal pubblico inglesi. La pittura di Constable è più ammirata in Francia, dove l’artista espone per la prima volta i propri dipinti al Salon del 1824.

Deluso dai corsi della Royal Academy, Constable decide di tornare nella sua campagna a osservare direttamente la natura, per liberarsi dai condizionamenti delle tradizioni e delle regole accademiche e produrre qualcosa di realmente originale.

Nonostante la sua ammirazione per i dipinti di Lorrain, Poussin e altri grandi paesaggisti, egli cerca di superare la tradizione classicista del paesaggio idealizzato e arcadico.

Constable esegue disegni e studi a olio dal vero dei dintorni di East Bergholt, studiando assiduamente il cielo, le nuvole e ogni angolo di campagna. Con questi bozzetti – spesso rielaborati in dipinti a olio destinati all’esposizione – l’artista inaugura il paesaggio naturalistico: la natura è ritratta dal vero, con immediatezza, come dimostra l’opera Barca in costruzione, vicino al mulino di Flatford (1815).

Scienza e poesia

Per Constable il pittore deve indagare la natura con criteri il più possibile scientifici e deve imparare a osservare e comprendere i fenomeni naturali con lo stesso impegno di chi impari a decifrare i geroglifici egiziani.

Egli sostiene infatti che la pittura, oltre a un valore artistico e sentimentale, possiede anche un valore scientifico e conoscitivo.

Sulla base di queste idee Constable esegue una ricca serie di bozzetti che hanno per soggetto le nuvole, basandosi sull’osservazione diretta del cielo nei diversi momenti della giornata, e sui fogli di questi schizzi registra spesso anche il luogo, il giorno e le condizioni meteorologiche in cui ha eseguito il disegno.

Constable dà enorme importanza al cielo, attribuendo ad esso una funzione compositiva e insieme sentimentale, in una lettera del 1821 a John Fisher, vescovo di Salisbury, scrive: “È molto difficile indicare una categoria di paesaggio in cui il cielo non sia l’elemento chiave, la misura della bilancia e il principale organo del sentimento”.

All’inizio degli anni Venti Constable perfeziona la sua tecnica, ricercando la maggiore fedeltà dei pigmenti artificiali ai colori naturali dei suoi soggetti. L’artista compie inoltre ricerche analitiche sulle variazioni cromatiche provocate dalle mutazioni della luce e dell’atmosfera nelle diverse ore del giorno. A questo scopo impiega una tavolozza molto varia e ricca, dipingendo frequentemente all’aperto (en plein air), per cogliere direttamente gli effetti dell’umidità dopo la pioggia e le variazioni determinate dal vento o da altri agenti atmosferici.

Nonostante le pretese di oggettività e scientificità, i paesaggi di Constable restano delle rappresentazioni soggettive, in cui il sentimento provato dal pittore di fronte alla natura viene rievocato continuamente. Nei dipinti non vi è contemplazione, ma adesione e identificazione panteistica dell’artista nel paesaggio naturale.

Nella grande tela intitolata Il carro di fieno (1821), Constable raffigura un’umanità che vive in perfetta armonia con la natura.

Il carro che attraversa il fiume guidato dal contadino e la casa rurale sulla sinistra sono parte del paesaggio come gli alberi, l’acqua e risvegliano in egual modo il sentimento dell’artista che in una lettera dell’ottobre 1821 all’amico John Fisher scrive: “il rumore dell’acqua che esce dagli sbarramenti di un mulino, salici, vecchie massicciate marcite, pilastri sdrucciolevoli, muri di mattoni. Amo queste cose”.

Il processo creativo

Nel suo studio Constable compie, poi, un lungo lavoro di correzione e rifinitura sulla base degli schizzi e dei bozzetti a olio, eseguiti rapidamente all’aperto. I grandi dipinti – destinati alle esposizioni annuali della Royal Academy – sono frutto di ripetute rielaborazioni, poiché mira a ottenere il massimo equilibrio compositivo.

Solitamente il pittore esegue per ogni grande tela almeno tre differenti versioni: un bozzetto, uno studio di grande formato a olio, quindi la versione definitiva. Le due diverse versioni del dipinto Cavallo che salta (1824-1825) ci illuminano sul suo modo di procedere. Il quadro raffigura un contadino a cavallo che salta l’ostacolo di una chiusa in un ampio paesaggio fluviale. Nello studio conservato al Victoria and Albert Museum il punto di vista è ribassato e l’estensione del cielo è minore rispetto alla versione definitiva conservata alla Royal Academy of Art di Londra, dove la prospettiva è più ampia: l’alberello contorto che prima era dipinto sul margine destro, ora si staglia al centro della composizione e ne accentua l’effetto di profondità.

Altri paesaggisti inglesi

Per molti anni in Gran Bretagna la pittura di Constable viene ignorata. La scelta di soggetti semplici, banali e la sua poetica realista non vengono compresi, nonostante molti giovani pittori agli inizi del secolo, sotto l’influenza dell’acquerellista John Varley (1778-1842), si dedichino alla pittura dal vero. Un brillante allievo di Varley, John Linnel (1792-1882), esegue numerosi studi di singoli elementi del paesaggio con una tecnica accuratissima che ricorda alcune prove analoghe di Constable (Studio di un albero, 1806).

Ma, quando Constable espone alcune sue tele al Salon di Parigi del 1824, riceve gli apprezzamenti di Eugène Delacroix e di altri artisti francesi. La sua opera, comunque, non ha un’eco immediata sulla pittura francese e fino al 1830 in Francia non vi è pittore che dipinga paesaggi puri, privi di temi narrativi o storici.

Il giovane Richard Parkes Bornington svolge un percorso parallelo a quello di Constable. Trasferitosi in Francia nel 1817, Bonington si dedica prevalentemente alla pittura paesaggistica nel solco della tradizione settecentesca, ma con una straordinaria attenzione al dato naturale, e come Constable dipinge frequentemente all’aperto. Le sue vedute di Parigi, della costa normanna e di Venezia, eseguite in gran parte con la tecnica dell’acquerello, hanno una notevole influenza sulla pittura realista francese.

Meno dotato di Bonington, George Robert Lewis dipinge paesaggi naturalistici, ritraendo la campagna inglese e gallese. Nel dipinto Hereford, Dynedor e le colline di Malvern da Haywood Lodge, nel pomeriggio (1816) Lewis raffigura una scena di vita quotidiana con la maggiore verosimiglianza possibile (nel catalogo della prima esposizione si specifica che il quadro è “dipinto sul posto”), ma il coinvolgimento emotivo del pittore traspare appena. Dal 1820 Lewis abbandona completamente il genere paesaggistico per dedicarsi alla ritrattistica.

Patrick Nasmyth realizza quasi esclusivamente paesaggi ispirandosi alla pittura olandese del Seicento, pertanto le sue vedute sono dipinte con una tecnica analitica e virtuosa e con un’attenzione eccessiva al particolare.

James Ward comincia invece la sua carriera come incisore e si dedica per lo più alla pittura di animali, ispirandosi all’arte di Pieter Paul Rubens. Ben presto però, influenzato dal pittore Thomas Girtin, allarga la sua tematica ai paesaggi puri, sovente abitati da animali, dipingendo vedute grandiose e sublimi. Nel dipinto che ritrae la gola di Gordale, Ward abbandona la tecnica veristica dei primi ritratti di animali, per amplificare l’impatto emotivo del contatto con un paesaggio selvaggio e inospitale.

Molto più controllate e pacate sono le vedute di Peter de Wint (1784-1849) che si specializza nell’acquerello, ma realizza anche paesaggi rurali a olio di un certo interesse. L’attenzione al dato geologico e al tempo stesso all’elemento fantastico del paesaggio è evidente nel quadro che raffigura La gola di Black Gang, Isola di Wight, dipinto nel 1830.

Sono gli artisti francesi della cosiddetta Scuola di Barbizon (1835) quelli che meglio comprendono e sviluppano la lezione di Constable e Bornington.

Pierre-Etienne-Théodore Rousseau si specializza nella pittura di paesaggio. Come Constable, Rousseau dipinge en plein air ed esegue tele di grandi dimensioni. Nei suoi paesaggi la natura assume una forte carica espressiva, accentuata dalla stesura rapida e nervosa del colore, e nella varietà delle luci, dei colori, degli effetti atmosferici gli elementi del paesaggio paiono animarsi.

Rousseau e gli altri pittori che lo seguono a Barbizon, come Virgile Diaz de la Pena (1807-1876), Jean-François Millet, Costant de Troyon, Charles-François Daubigny e Jules Dupré – quest’ultimo nel 1834 soggiorna a Londra e studia direttamente le opere di Constable – trascorrono le giornate a dipingere immersi nella natura e la notte nella locanda discutono animatamente del loro lavoro. Per essi il trasporto emotivo dell’artista si coglie nella sua pretesa di fedeltà al vero e, mediante una tecnica pittorica che individua nel colore e nella luce gli elementi fondamentali, essi si prefiggono di esprimere la loro totale identificazione con i luoghi che ritraggono.

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