Video su Fascismo

L'ascesa del fascismo: riassunto

Il movimento fascista si presenta per la prima volta alle elezioni del 1919, con un programma anticapitalista e nazionalista. Il risultato elettorale tuttavia è modesto e Mussolini, dall’anno successivo, organizza gruppi paramilitari che ingaggiano scontri molto violenti con le Leghe Rosse della pianura padana. I proprietari terrieri però vedono di buon occhio il fascismo, che allarga la sua influenza all’Italia centro-settentrionale. Giolitti, capo del governo, invece di intervenire per fermare le violenze, decide di servirsi del movimento fascista per interrompere le proteste operaie e contadine. Nel 1921 Giolitti indice nuove elezioni per rafforzare la propria posizione politica e le forze parlamentari da lui guidate, compreso il movimento fascista, si presentano unite nei cosiddetti “blocchi nazionali”. Le elezioni hanno scarso successo, dunque Giolitti si dimette e viene sostituito dall’ex socialista Ivanoe Bonomi, che mira a una pacificazione del paese. Mussolini, che vuole consolidare la propria posizione parlamentare, vorrebbe seguire questa via, ma la sua posizione non è condivisa da altri dirigenti fascisti. Nel 1921 dunque, con il Congresso di Roma, Mussolini trasforma il movimento fascista in un partito con lui stesso a capo: il Partito Nazionale Fascista. Nel 1922, in un congresso del Partito Fascista a Napoli, viene organizzata la marcia su Roma: le camicie nere, il 27 ottobre, occupano gli uffici pubblici e Luigi Facta, nel frattempo succeduto a Bonomi, presenta al re lo stato d’assedio. Vittorio Emanuele III, tuttavia, invece di firmare il decreto di intervento, riceve Mussolini e lo incarica di formare un nuovo governo.