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Franz Kafka

Franz Kafka è uno dei maggiori rappresentanti di una fertile stagione della letteratura tedesca in Boemia. Autore di racconti e romanzi, in parte usciti postumi, ha narrato le angosce e le inquietudini dell’uomo novecentesco. Il peso di una colpa sconosciuta, i meccanismi di un potere oppressivo, uno spazio labirintico senza via di uscita sono gli elementi costitutivi dell’universo kafkiano.

Vite parallele

Franz Kafka

La metamorfosi

Un mattino Gregor Samsa, svegliandosi da sogni irrequieti, nel proprio letto si trovò mutato in un insetto mostruoso. Poggiava supino su di una schiena dura come una corazza e, se alzava un poco il capo, vedeva convesso, bruno, il suo addome diviso in nervature arcuate, sopra il quale poggiava una coperta che, in punto di scivolar giù tutta quanta, riusciva a malapena a mantenersi. Le numerose gambe, pietosamente esili in confronto alla sua costituzione, gli si agitavano dinnanzi agli occhi in un insensato tremolio.

F. Kafka, La metamorfosi, La Spiga-Meravigli, 2000

Franz Kafka

Il processo

Qualcuno doveva aver diffamato Josef K., perché, senza che avesse fatto nulla di male, una mattina venne arrestato. La cuoca della signora Grubach, la sua padrona di casa, che ogni giorno verso le otto gli portava la colazione, quella volta non venne. Ciò non era mai accaduto. K. aspettò ancora un po’, guardò dal suo cuscino la vecchia signora che abitava di fronte e che lo osservava con una curiosità del tutto insolita in lei, poi però, meravigliato e affamato a un tempo, suonò. Subito qualcuno bussò ed entrò un uomo, che egli non aveva mai visto prima in quella casa. [...] “Chi è lei?” chiese K. sollevandosi a metà sul letto. L’uomo però sorvolò su quella domanda come se si dovesse accettare la sua apparizione e a sua volta disse soltanto: “Ha suonato?”. “Anna mi deve portare la colazione”, disse K. cercando sulle prime in silenzio, mediante l’attenzione e la riflessione, di stabilire chi mai fosse quell’uomo.

Scrittore boemo di lingua tedesca, formatosi nella Praga multiculturale di fine Ottocento, Kafka scrive nella sua madrelingua, il tedesco; cèco e yiddish gli sono tuttavia noti anche per diretta esperienza famigliare, in quanto lingue parlate correntemente dal padre. Figlio di un commerciante ebreo proveniente da umili origini, Kafka matura sin dall’infanzia un rapporto conflittuale con il genitore, autoritario e ostile alle sue precoci inclinazioni letterarie. Con uno sguardo retrospettivo, Kafka documenta nella Lettera al padre (Brief an den Vater, 1919) l’influenza distruttiva che la figura paterna ha avuto sin dalla più giovane età su ogni suo progetto di vita e riconosce alla scrittura di aver costituito il mezzo per evadere dall’oppressione e dalla ristrettezza piccolo borghese degli spazi familiari. Dell’attività letteraria Kafka non giunge tuttavia a fare la propria professione. Nel 1901 inizia a Praga lo sgradito studio della giurisprudenza. Il progetto, risalente al 1902, di trasferirsi a Monaco e di studiare germanistica viene ben presto abbandonato. Durante gli anni universitari Kafka assiste comunque a lezioni di letteratura tedesca e inizia a frequentare gli ambienti intellettuali e letterari della capitale. Tra gli esponenti del così detto “Circolo di Praga”, fa la conoscenza di Franz Werfel, Oskar Baum, Felix Welsch e, nel 1902, quella dello scrittore Max Brod, con cui instaura una solida e duratura amicizia. Brod esercita un importante ruolo nel suo sviluppo di narratore: incoraggia Kafka a scrivere e a pubblicare i suoi testi, lo mette inoltre in contatto con l’editore Kurt Wolff, presso cui usciranno gran parte dei volumi che egli acconsentirà in vita di dare alle stampe. Insieme a Brod intraprende inoltre i pochi viaggi della sua esistenza, in Francia, Svizzera e Italia. Durante un soggiorno a Riva del Garda, Kafka si spinge in Lombardia per assistere alla Settimana Aviatoria bresciana e scrive per il quotidiano praghese “Boehemia” la cronaca Gli aeroplani di Brescia (Die Aeroplane in Brescia, 1909), una delle sue rare collaborazioni giornalistiche. Dopo aver conseguito la laurea in legge nel 1906, entra come giurista nella compagnia delle Assicurazioni Generali, per passare nel 1908 alle dipendenze dell’Istituto contro gli infortuni sul lavoro, un impiego che mantiene sino al pensionamento nel 1922. Il contatto quotidiano con sovrastanti forze anonime (Stato, Burocrazia, Legge) e con i meccanismi di sopraffazione connessi all’esercizio del loro potere darà un contributo decisivo allo sviluppo di alcuni temi centrali della sua scrittura. Risale al 1910 l’incontro con Jizchak Löwy, attore di un gruppo teatrale yiddish che introduce Kafka allo studio delle tradizioni e della letteratura ebraica. Nelle pagine di diario risalenti a questo periodo sono registrati i titoli delle sue entusiastiche letture, tra cui la voluminosa storia dell’ebraismo di Heinrich Graezt. A questa altezza cronologica si colloca anche la composizione del Discorso sulla lingua yiddish (Rede über die jiddische Sprache, 1912). L’interesse per la questione ebraica porta Kafka a seguire con partecipazione, negli anni successivi, i progressi del sionismo e a considerare anche l’eventualità di trasferirsi in Palestina. Motivi del pensiero mistico ebraico e cristiano saranno presenti nella sua opera, soggetta inoltre all’influsso di filosofi e scrittori appartenenti al canone occidentale europeo. Come per la maggior parte degli autori della sua generazione, la lettura di Nietzsche è importante per il giovane Kafka, così come quella di Goethe, Johann Peter Hebel e Adalbert Stifter; sono però soprattutto Heinrich von Kleist, Franz Grillparzer, Flaubert e Dostoevskij a essere riconosciuti da Kafka, in un documento epistolare del 1913, come suoi “consanguinei” (Blutsverwandten). Stimato da colleghi e superiori per le sue competenze giuridiche e la sua cordialità, Kafka ha vissuto un irriducibile conflitto tra la sua professione di impiegato e la vocazione alla scrittura, conducendo una sorta di doppia vita: di giorno il lavoro in ufficio, di notte la composizione dei suoi racconti e romanzi. Una situazione di conflittualità presenta per Kafka anche la prospettiva di una regolare vita borghese che si fondi su un legame stabile quale il matrimonio, come attesta l’incostante fidanzamento con la berlinese Felice Bauer che, dopo esser stato interrotto e ripreso, sarà definitivamente sciolto nel 1914. Nello scambio epistolare con Felice, Kafka dichiara apertamente l’impossibilità di una conciliazione tra la scrittura e i doveri di un’esistenza borghese divisa tra lavoro e affetti. Segnato da una instabilità sentimentale è anche il rapporto con Milena Jesenská, moglie dello scrittore Ernst Polak e traduttrice di Kafka in cèco. Le notevoli lettere a Milena (Briefe an Milena, 1920-1922) rivelano una profonda complicità intellettuale, ma anche le oscillazioni e le insicurezze di un legame amoroso che si trascina sino alla definitiva rottura nel 1922. Malato di tubercolosi, Kafka trascorre gli ultimi mesi di vita convivendo con l’ebrea Dora Diamant a Berlino. All’inizio del 1924, in seguito all’aggravarsi della malattia, viene trasferito nel sanatorio di Kirling, presso Vienna, dove muore. Senza rispettare le disposizioni testamentarie dell’autore, Brod decide di non distruggere il prezioso lascito manoscritto di Kafka, come era sua volontà, e inizia a intraprendere la pubblicazione della sua opera inedita che, oltre a carteggi, diari e numerosi racconti, comprende un trittico di romanzi incompiuti: America (Der Verschollene, iniziato nel 1910, edito nel 1927), Il processo (Der Proceß, 1914-1915, pubblicato nel 1924) e Il castello (Das Schloß, 1922, apparso nel 1926).

Le opere

Le prime prove narrative di Kafka risalgono agli anni 1904-1907, cui sono databili i racconti Descrizione di una battaglia (Breschreibung eines Kampfes) e Preparativi di nozze in campagna (Hochzeitsvorbereitung auf dem Lande), rimasti allo stato di frammento. Il suo libro d’esordio è una raccolta di brevi prose pubblicate sotto il titolo Meditazione (Betrachtung, 1912) che risentono dell’influsso di Robert Walser, contemporaneo letto in quegli anni con grande interesse da Kafka.

Segue l’uscita di alcuni racconti, tra cui Il giudizio (Das Urteil, 1913) e La metamorfosi (Die Verwandlung, 1915), storia del commesso viaggiatore Gregor Samsa che un mattino, al momento del risveglio, si scopre trasformato in “un insetto immondo” e deve affrontare, sino alla morte, il rifiuto e le umiliazioni dei suoi stessi familiari. In queste pubblicazioni si delineano già i temi centrali dell’opera kafkiana: la famiglia borghese con i suoi contrasti e il suo sistema di costrizioni che impediscono al singolo di realizzarsi; il mondo animale come contrappunto a quello umano, coercitivo e alienante; il tema della giustizia e dei suoi rituali che Kafka svilupperà ulteriormente nella sua produzione successiva, indagandone i meccanismi anche nella sfera pubblica, al di fuori dell’istituzione familiare. È il caso del racconto Nella colonia penale (In der Strafkolonie, 1919) che narra il viaggio di un esploratore in un luogo remoto e non identificabile, dove una legge arcaica amministra la giustizia con una precisione e una raffinatezza pari solo alla sua brutalità. Un ufficiale illustra al viaggiatore il complesso meccanismo della macchina destinata alla punizione del colpevole che, tramite un erpice, imprime sulla pelle di quest’ultimo la sentenza della sua condanna, procurandogli la morte. La pratica giudiziaria viene qui rappresentata come un violento rituale che sottomette e distrugge l’individuo, invece di ristabilire ordine ed equità. Nel 1919 Kafka pubblica il volume di racconti Il medico di campagna (Der Landarzt), in cui sono riprese tematiche già affrontate in precedenza, con una accentuazione di quella della colpa nel racconto omonimo alla raccolta. Il motivo trova ulteriore sviluppo nel romanzo Il processo, storia dell’impiegato Josef K. che il giorno del suo trentesimo compleanno viene dichiarato in arresto sulla base di una colpa a lui sconosciuta e, al termine di un assurdo iter processuale che conferma il capo d’imputazione, viene condannato a morte. Deve confrontarsi con una misteriosa struttura autoritaria anche il protagonista di un altro romanzo di Kafka uscito postumo, Il castello. L’agrimensore K. – il cui nome è ridotto, come spesso nell’opera dello scrittore praghese, a una enigmatica lettera – arriva in un paese governato da un potere arcano e pressocché inaccessibile (i “signori del castello”) al quale deve assoggettarsi, senza riuscire tra l’altro a trovare una propria collocazione nella comunità, chiusa e scostante, del paese, in cui è stato chiamato a lavorare. Riprende e destruttura il modello di narrazione del classico Bildungsroman, l’incompiuto America, vicenda di un giovane mandato dalla propria famiglia oltreoceano per espiare una ingenua avventura sentimentale. L’antieroe kafkiano tenta la carriera di attore (motivo ricorrente nel romanzo di formazione tedesco, a partire da Karl Philipp Moritz e Goethe), ma è destinato a non a giungere alla propria realizzazione nel nuovo continente. Solitudine, smarrimento in una realtà labirintica e disorientante sono i temi portanti di questo progetto narrativo che Kafka ha intitolato provvisoriamente Il disperso (Der Verschollene) e ha lasciato incompiuto, senza giungere a scriverne un epilogo.

Su un piano stilistico, la prosa di Kafka è disadorna e sobria, molto vicina all’asciuttezza dei referti giuridici che l’autore ha praticato con solerzia per obbligo professionale. Per quanto spesso sia stato avvicinato agli espressionisti (e gran parte dei suoi testi siano usciti presso il loro editore, Kurt Wolff), Kafka si distanzia dallo stile e dal radicalismo politico del movimento, e non risulta collocabile in questa così come in altre correnti letterarie contemporanee. Il fascino della sua scrittura molto deve all’uso di metafore e parabole che creano sensi enigmatici e ambivalenti. Proprio tale enigmaticità ha autorizzato gli esegeti a produrre interpretazioni diverse della sua opera, spesso riducendola a strumento dell’ideologia dell’interprete e semplificandone la pluralità del messaggio. Alla lettura di tipo metafisico-religioso inaugurata da Max Brod sono seguite interpretazioni di tipo esistenzialistico (Camus, Sartre), sociologico (Benjamin, Lukács, Adorno), psicanalitico (con indirizzo freudiano, junghiano e lacaniano) e infine storico-biografico. La fortuna di Kafka come autore è tuttavia relativamente recente: non popolare in vita, se non in certi ambienti artistici e intellettuali, viene incluso nel 1933 dai nazionalsocialisti tra gli scrittori ebrei e “decadenti” da bandire in Germania. Se già durante la guerra la lettura della sua opera narrativa è ripresa nei Paesi di lingua tedesca, è solo in seguito al conflitto bellico che Kafka è tradotto anche fuori dall’Europa, per essere infine riconosciuto come uno degli autori più emblematici del Novecento.


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