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Introduzione

Varie e profonde differenze separano la cultura greca da quella romana. Basti pensare, da un lato, al maestoso monumento filosofico eretto dai Greci, dai presocratici agli stoici, elaborando un corpus di problemi, strumenti, e tentativi di risposte che ancora oggi fanno parte del sillabo filosofico, e dall’altro lato alla maggiore modestia (una volta posto il paragone) della filosofia romana. O si pensi alla differenza tra l’arte greca del periodo aureo e il tardo realismo romano. O ancora alla differenza tra il concetto di polis e quello di impero, o al diverso modo di confrontarsi con i “barbari”.

E tuttavia ci sono alcuni temi che attraversano entrambe le culture, vuoi senza cambiamenti sensibili, vuoi in un processo di sviluppo che non conosce brusche interruzioni.

Ecco perché, in quest’opera dedicata all’antichità classica, appaiono alcuni temi “trasversali”. Si veda per esempio l’insieme delle teorie sul linguaggio e sul segno: è un ininterrotto scambio di esperienze e ricerche che attraversano la logica, la poetica, la retorica, il diritto e la medicina, sia che si tratti di Ippocrate o di Galeno, di Aristotele o di Quintiliano; e la sintesi che ne tenta Agostino è volta a unificare tutta la precedente tradizione greco-romana.

Il corpus del problemi logici si articola intorno all’opposizione tra logica aristotelica e logica stoica; quest’ultima ha i suoi sviluppi più tardi in epoca romana, ma i Romani si sono dedicati piuttosto allo sviluppo del diritto o dell’etica; e della logica si sono poco interessati, non perché non la conoscessero o praticassero, ma perché accettavano l’eredità greca.

E tra i temi trasversali si è deciso di porre pure lo sviluppo della metafisica, dal momento che le domande poste da Aristotele non solo sono rimaste fondamentali nel mondo romano, ma hanno mostrato una continuità attraverso i secoli e sino ai giorni nostri.

Parimenti sono state comuni a Greci e Romani molte discussioni di etica, la riflessione sul male, che prenderà poi nuovo vigore con l’avvento del cristianesimo, l’atteggiamento verso la critica a la ricostruzione dei testi, e soprattutto la grammatica, che si sviluppa come tradizione quasi omogenea ed arriva in tutta la sua complessità al mondo medievale et ultra.

Infine, se si fosse domandato a un greco del secolo di Fidia o di Policleto, e a un romano dell’epoca di Vitruvio che cosa fosse la bellezza, avrebbero tutti risposto nello stesso modo, più o meno rifacendosi alla definizione classica di chroma kai symmetria, colore e proporzione. Né sarebbero bastati i pochi secoli che hanno separato la Grecia classica dalla Roma imperiale a cambiare una sensibilità che è rimasta inalterata nel corso dei secoli, almeno lungo il Medioevo e l’età moderna sino alle soglie del romanticismo.


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