3'

Introduzione al Seicento

Il Seicento è un secolo di disordine e di instabilità, di guerre e di rivoluzioni, di assolutismo e di eversione, di stagnazione economica e di straordinario sviluppo commerciale, di classicismo e di barocco, di razionalità e di spaesamento. La guerra dei Trent’anni vede protagoniste, volta a volta, le grandi potenze europee, l’Impero germanico, Svezia e Francia. La pace di Westfalia, che nel 1648 mette fine alle sanguinose guerre di religione sanziona l’egemonia della Francia, la decadenza della Spagna, il dissolvimento del Sacro Romano Impero.

La frattura tra Chiesa cattolica e Chiesa protestante si stabilizza. Due blocchi si contrappongono e le Chiese devono trovare una nuova collocazione all’interno degli Stati. La rivoluzione inglese, che culmina con la condanna a morte di Carlo I d’Inghilterra, mette definitivamente in crisi l’idea di una origine divina del potere monarchico. In gran parte d’Europa si registrano un deciso calo demografico e una contrazione degli scambi e della produzione che determinano una generale situazione di stagnazione economica. Fanno eccezione alcune regioni, come i Paesi Bassi e la Francia settentrionale dove si assiste a uno straordinario sviluppo del commercio o come l’Inghilterra dove si espandono le manifatture e si estende il lavoro salariato a discapito della piccola proprietà terriera. Mentre dalle campagne gruppi sempre più numerosi di contadini impoveriti si dirigono verso le città, in alcune di queste compaiono i primi caffè, nuovi luoghi di socializzazione e di scambio di opinione. Un nuovo modo di ricevere e consumare la musica si afferma, dapprima in Italia e poi in tutta Europa: il melodramma come nuovo genere musicale. Aprono i primi teatri pubblici nella borghese Venezia.

Ma la più profonda trasformazione è rappresentata dalla rivoluzione scientifica. All’immagine di un cosmo chiuso con al centro la Terra e l’Uomo, si sostituisce quella di un universo infinito nel quale la Terra, e con essa l’Uomo, occupa una posizione periferica. Nuovi strumenti scientifici, come il microscopio, contribuiscono ad allargare la conoscenza della Natura e del corpo umano. Come dice Pascal “l’Uomo viene a situarsi tra due infiniti, l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo”.

Accanto alla tendenza naturalistica ispirata alla lezione di Caravaggio, e a quella classicista, nelle arti figurative si avverte il senso di smarrimento prodotto dalla rivoluzione scientifica.

Se Caravaggio, i pittori della realtà, gli Olandesi come Vermeer o Rembrandt e il sublime La Tour contribuiscono potentemente a sovvertire la gerarchia dei valori formali e dei generi, è nel barocco che trovano espressione una sensibilità e una tecnica che esasperano il gioco retorico dei contrasti producendo una sorta di culto della parvenza e dell’inganno, della trasfigurazione e del travestimento. Gli affreschi sulle cupole delle chiese barocche non si propongono più come prolungamento dello spazio reale, ma piuttosto come creazione di uno spazio fantastico, turbinante e centrifugo. La scultura e l’architettura diventano una retorica spaziale del coinvolgimento emotivo. Lo stesso gusto appare anche in poesia. Quando Giovan Battista Marino afferma che “è del poeta il fin la meraviglia” manifesta qualcosa di più di un compiacimento teorico. Il fine della poesia deve essere lo sviluppo dell’idea inedita e ingegnosa. La letteratura, come l’arte figurativa, partecipa all’ansia di scoperta, alla sete di novità che pervade questo secolo in cui l’Uomo scopre di vivere alla periferia di un universo senza limiti.


Tutti i diritti riservati - EM Publishers Srl