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Introduzione al Settecento

Ciò che caratterizza questo secolo è soprattutto la particolare accelerazione con cui i fenomeni avvengono: si può dire che il Settecento segni un cambiamento di ritmo nello sviluppo della storia. Basti pensare che in questo secolo, nel fiorire di riflessioni economiche e politiche e mentre si sviluppa quella idea di tolleranza ideologica e religiosa che già si è profilata nel secolo precedente, hanno luogo due rivoluzioni che determineranno l’assetto di almeno due continenti: la rivoluzione americana e la Rivoluzione francese. Questi due avvenimenti chiudono il secolo ma sono in realtà la conseguenza di dibattiti che hanno messo in discussione tutti i principi di autorità, sia nella scienza che nella politica o nella morale. Dibattiti non certo nuovi ma che in questo secolo trovano forse la loro espressione più decisiva attraverso le pagine dell’ Encyclopédie. Quest’opera monumentale costituisce una vera e propria revisione critica di tutto il sapere e non solo mette in forse principi considerati indiscutibili e immutabili ma si apre (con estrema attenzione e precisione) anche ad aspetti della vita culturale negletti dai secoli precedenti, quali le tecniche artigianali, i modi della vita quotidiana, della produzione, del commercio, della scienza, conferendo loro lo stesso valore che in passato è stato riconosciuto alle speculazioni filosofiche e teologiche o alle grandi sintesi cosmologiche.

Non si può capire il fenomeno dell’ Encyclopédie(e dei tentativi che l’hanno preceduta), senza vederla come il testo base di una nuova borghesia produttiva che chiede di accedere al controllo della vita sociale e politica. Non a caso essa è anche una grande operazione culturale e commerciale, che sconvolge i rapporti tradizionali tra cultura e potere. Si pensi anche che in questo secolo nasce e si sviluppa (principalmente in Gran Bretagna) il romanzo borghese, che non solo guarda con attenzione realistica alle vicende delle nuove classi produttive, ma dà il via alla nascita di una “industria culturale”: il romanzo diventa al tempo stesso immagine della società e mercanzia.

Il XVIII secolo assiste alla cosiddetta “rivoluzione industriale”: dal telaio meccanico alle prime invenzioni che porteranno al trasporto a vapore, alla nascita di una chimica separata definitivamente dall’alchimia, alle prime ricerche sull’elettricità. L’uomo si leva per la prima volta nell’aria con un aerostato. Questo sviluppo tecnologico (che dà avvio a nuovi movimenti sociali) è favorito da uno straordinario sviluppo della scienza: il secolo si apre con Newton, i cui principi sono ancora in gran parte alla base della nostra visione del mondo, vede l’assestamento delle scienze naturali, con la proposta di tassonomie zoologiche e botaniche precise: nasce una scienza del vivente. Mentre fiorisce quel fenomeno di portata internazionale che sarà chiamato nelle varie lingue “Illuminismo”, lumières, enlightment, Aufklärung, il secolo si apre con la riflessione storica di Vico e si chiude con la filosofia di Kant che, non solo costituisce una “rivoluzione copernicana” (come viene definita dallo stesso autore), ma che eserciterà una grande influenza nei due secoli successivi, se non altro come punto di riferimento critico e polemico.

E tuttavia sarebbe errato vedere il Settecento sotto il segno di un solo e lineare impulso di trasformazione e rinnovamento. Come sempre (se si vuole sfuggire ai cliché manualistici) il secolo ha molte anime. Noi tendiamo a vederlo come il secolo dell’Illuminismo, secondo la terminologia italiana, ma in altre lingue un termine analogo designa invece un aspetto opposto della cultura settecentesca: nel Settecento si parla anche di “illuminati” intendendo con questo termine mistici, neoalchimisti, difensori di verità tradizionali e ricercatori di una sapienza occulta che affonda le proprie radici in una tradizione immemorabile. Questo culto della tradizione nutrirà il pensiero legittimista e antirivoluzionario del XIX secolo (e del nostro), ma nel Settecento le due concezioni si sono fittamente intrecciate: e molti grandi pensatori sono attratti da entrambe le correnti, molti “illuminati” prendono parte al fermento rivoluzionario di fine secolo, mentre alcune concezioni illuministiche daranno origine a tendenze politiche e filosofiche che oggi definiremmo conservatrici. Questo intrico di problemi e di tendenze, così come l’aspetto oscuro del secolo, che ha visto il Terrore conseguire al culto della Ragione, deve essere tenuto presente per non vedere il Settecento soltanto nella limpida e matematica concezione musicale di Bach, nelle grazie del rococò o nell’eleganza e nel rigore dell’arte neoclassica: è in questo secolo infatti che, con loSturm und Drang e il romanzo gotico, prende forma la sensibilità romantica. E infine, si potrebbe eleggere a simbolo inquietante di quest’epoca il Don Giovanni mozartiano, nel quale su una concezione della vita del tutto “settecentesca” (secondo lo stereotipo corrente) incombe l’ombra del Commendatore.


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