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Introduzione alla filosofia del Basso Medioevo

Il XIII secolo rappresenta il periodo aureo della filosofia scolastica, se si pensa che in esso lavora Tommaso d’Aquino, che del pensiero scolastico diventerà nei secoli a venire il pensatore modello, riconosciuto dalla Chiesa come massima autorità in ogni questione di filosofia e teologia.

Della scolastica si affermano definitivamente i metodi e le forme di argomentazione, prima tra tutte la quaestio, che organizza intorno a un problema dato le varie tesi e controtesi, le esamina, le dibatte, le confronta, e perviene a una conclusione che si vuole decisiva. La quaestio si presenta, si veda per esempio san Tommaso, come l’ossatura stessa della summa, anch’essa modello di stile filosofico che pretende di sistematizzare l’intero campo del sapere teologico e filosofico dell’epoca. Ma la quaestio rappresenta anche la forma della discussione pubblica (che contrappone il maestro ai propri allievi e avversari) sotto forma di quaestio disputata che, come quaestio quodlibetalis, può concernere anche i più marginali tra i problemi teoretici o morali.

Aristotelismo e traduzioni

È nel XIII secolo che si afferma definitivamente l’autorità di Aristotele. Il lavoro intrapreso nei secoli precedenti dai traduttori giunge a termine: alla metà del XIII secolo Roberto Grossatesta traduce l’Etica Nicomachea, poi rivista da Guglielmo di Moerbeke, e negli anni Sessanta dello stesso secolo Guglielmo fornisce una versione completa della Politica. Michele Scoto traduce dall’arabo i libri sugli animali e poco dopo li traduce anche Guglielmo di Moerbeke dal greco. Guglielmo di Moerbeke traduce anche la Poetica nel 1278, – e quindi, tanto per capirci, dopo la morte di Tommaso d’Aquino – mentre il Commento Medio alla Poetica di Averroè, del 1175, appare sempre a opera di Ermanno il Tedesco intorno al 1256. Sempre nel 1256 Ermanno il Tedesco fa una traduzione della Retorica dall’arabo. A questa traduzione si accompagna Translatio Vetus dal greco, anonima. E finalmente, verso il 1269 o 1270, appare una traduzione dal greco fatta da Guglielmo di Moerbeke.

Le traduzioni della Poetica e della Retorica sono filologicamente assai dubbie e alla loro difficoltà si deve se esse hanno avuto scarsa influenza sul pensiero scolastico, venendo poi definitivamente riscoperte e ampiamente commentate nel Rinascimento. Comunque è nel XIII secolo che Aristotele entra definitivamente a far parte delle autorità filosofiche indiscutibili per teologi e filosofi cristiani, sia pure tra mille polemiche accademiche, resistenze e dispute tra la facoltà delle arti e la facoltà di teologia. Tra 1270 e 1277 appaiono ancora due condanne di tesi giudicate ereticali, e che mirano in effetti a limitare la diffusione dell’aristotelismo e a gettare un’ombra di sospetto su pensatori come Tommaso d’Aquino. Ma questa operazione di contenimento ha scarso effetto e non è un caso se nel 1323 Tommaso viene canonizzato – e con lui il suo pensiero diventa dottrina ufficiale della Chiesa.

La scuola francescana e la filosofia della natura

Bisogna tuttavia reagire al clichè tradizionale per cui il XIII secolo (e la scolastica in genere) fossero dominati e dall’aristotelismo e dalla sua versione tomista.

L’aristotelismo ha certamente presa sui pensatori domenicani, ma l’agostinismo dei Francescani – il cui massimo rappresentante è Bonaventura da Bagnoregio –, fa di pensatori di scuola francescana come Giovanni Duns Scoto e, all’alba del XIV secolo, Guglielmo di Ockham i più severi critici delle posizioni tomiste. E, specie negli ambienti inglesi, è tra i Francescani che si fa strada una maggiore attenzione a problemi di filosofia naturale, affrontati con grande energia metafisica da Roberto Grossatesta o spirito empiristico da Ruggero Bacone.

Infine, maestri che non sembrano avere avuto una influenza decisiva sui loro contemporanei saranno discussi invece sino ai giorni nostri: tipico il caso di Raimondo Lullo, la cui ars combinatoria ispirerà pensatori come Leibniz e viene ancora vista come una sorta di prefigurazione della logica dei computer.

Le dispute filosofiche e il dibattito ereticale

Vivace, in questi due secoli in cui s’instaura la visione “ufficiale” della filosofia cattolica, il dibattito ereticale, e basti pensare all’influenza che l’averroismo ha sui dibattiti circa l’eternità del mondo, e come esso abbia ispirato dal punto di vista filosofico autori come Dante, o grammatici come i modisti.

Il pensiero politico si anima delle discussioni di Ockham e Marsilio da Padova in una direzione che oggi ci appare come fortemente “laica”, mentre il pensiero mistico si presenta in una declinazione assolutamente originale nella mistica renana.

Le riletture contemporanee della filosofia del XIII e XIV secolo hanno ampiamente ridimensionato la visione tradizionale che si aveva del periodo scolastico, riportando all’attenzione degli studiosi autori che erano stati considerati minori, rileggendo come centrali dispute marginalizzate perché sospette di eresia, portando a una riscoperta delle filosofie ebraiche e arabe del periodo.

E infine non bisogna dimenticare che nel XIV secolo iniziano ad agire autori che, estranei al circuito delle università e delle dispute filosofiche ufficiali, tuttavia, instaurando un nuovo culto delle humanae litterae (come accade con Petrarca o Boccaccio), favoriranno il passaggio dalla cultura medievale a quella umanistica e rinascimentale.


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