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Introduzione all’Ottocento

È difficile giudicare un secolo di poco lontano dal nostro. La vicinanza, in un certo senso la relazione di paternità, rende difficile il rapporto. Si potrebbero esaminare tutti i grandi movimenti del Novecento, dalle avanguardie artistiche alle dittature di Destra e di Sinistra, dalla fisica di Einstein a infiniti episodi di costume, vedendoli come una reazione al XIX secolo. Ma dobbiamo fare l’esperimento opposto: chiederci quanto dobbiamo al XIX secolo. In quei cento anni vengono rivoluzionate le matematiche (nascono le geometrie non euclidee), l’astronomia fa passi da gigante, il fenomeno dell’elettricità su cui il secolo precedente aveva genialmente riflettuto diventa l’oggetto non solo di una scienza ma di una nuova tecnologia, così che in quel secolo, per lungo tempo ancora illuminato da lampade a gas, nasce la lampadina. Il secolo si conclude con l’avvento della telegrafia senza fili e della radio. Si assesta definitivamente la scienza del vivente aperta dai grandi classificatori del secolo precedente. La medicina diventa definitivamente scienza e tecnologia: si scoprono il vaccino, il siero antirabbico e antitetanico, lo stetoscopio, l’anestesia, l’antisepsi e le tecniche di sterilizzazione, il pneumotorace, i raggi X. Cambia, con l’evoluzionismo, la nostra visione dell’origine delle specie e la stessa idea che abbiamo degli esseri umani. Nasce la psicologia sperimentale, la moderna psichiatria, e il secolo si conclude con l’avvento della psicoanalisi. Affascinato dalla Storia, l’Ottocento la vede come illimitata energia che si protende verso l’avvenire, ma si rivolge al passato con nuovi strumenti e nuovi metodi, riscopre il linguaggio dell’antico Egitto, la lingua degli indoeuropei, crea la linguistica storica, la filologia moderna, la sociologia, l’antropologia fisica e culturale.

L’Ottocento è il secolo della macchina. Sulle macchine avevano elaborato teorie ed esperimenti pionieristici i secoli precedenti, i primi telai meccanici appaiono nel Settecento, ma l’Ottocento vede il trionfo della macchina a vapore, la locomotiva diventa simbolo del progresso, e porta ai grandi trafori alpini, alle strade ferrate che in America favoriscono l’unificazione del continente e in Europa e altrove accorciano le distanze. Si inventa il motore a scoppio, appare l’automobile, che sarà strumento di massa con il Modello T di Ford all’alba del Novecento, ma già circola negli ultimi decenni dell’Ottocento. Il vapore e la nuova metallurgia rivoluzionano la navigazione, gli oceani sono solcati da navi senza vele, da transatlantici e navi da guerra in ferro, propulse a elica, timidamente avanzano appena sotto la superficie delle acque i primi sommergibili. Nelle grandi città si scavano le prime ferrovie sotterranee. La chimica abbandona definitivamente l’alchimia e diventa chimica industriale. L’industria diventa quale la concepiamo oggi, appaiono i grandi magli a vapore, e i laminatoi, si producono acciaio e ghisa, calorimetri, elettroscopi, generatori elettromagnetici, dinamo, turbine. Ma le nuove macchine vanno nutrite: l’Ottocento è il secolo in cui si scoprono le virtù del petrolio, il modo di trovarlo e di trattarlo, di trasportarlo (oleodotti e navi petrolifere); accanto al motore a scoppio nascono i primi motori Diesel a nafta.

Nel cielo non si levano soltanto i primi palloni aerostatici del secolo precedente ma navigano dirigibili a elica, si passa dagli alianti di Lilienthal ai primi aerei di Santos Dumont e l’esperimento definitivo dei fratelli Wright avrà luogo tre anni dopo la fine del secolo. A causa dello sviluppo industriale e del nuovo capitalismo, l’Ottocento è anche il secolo degli oggetti, prodotti a macchina e destinati al consumo di massa. Ciascuno di questi oggetti deve essere concepito in modo razionale e nasce il disegno industriale.

Sono oggetti che oggi definiremmo “di consumo” ma alcuni di essi hanno trasformato la nostra vita. Basti un elenco vastamente incompleto: macchina da scrivere, grammofono, dittafono, macchina da cucire, filo spinato (che rivoluzionerà l’agricoltura americana), frigorifero e cibi in scatola, latte pastorizzato, accendisigari (e sigaretta), serrature di sicurezza Yale, ascensore, lavatrice, ferro da stiro elettrico, penna stilografica, gomma per cancellare, carta assorbente, francobollo, posta pneumatica, water closet, campanello elettrico, ventilatore, aspirapolvere (1901), rasoio di sicurezza, letti ribaltabili, poltrona da barbiere e sedia girevole per ufficio, fiammifero a frizione e fiammiferi di sicurezza, impermeabile, chiusura lampo, spilla di sicurezza, bevande gassate, bicicletta con copertoni, camera d’aria, ruote a raggi d’acciaio e trasmissione a catena, omnibus, tram elettrico, ferrovia sopraelevata, cellophane, celluloide, fibre artificiali... Babbage inventa una macchina calcolatrice capace di fare 66 addizioni al minuto...

Questi oggetti debbono essere venduti e si creano nuovi mercati: con essi, l’Ottocento inventa la pubblicità. Sorgono i grandi magazzini, i paradisi delle signore. Le grandi Eposizioni universali si presentano come il trionfo di questa nuova capacità produttiva e commerciale. Si racconta che nei primi anni del Novecento qualcuno avesse proposto in America un centro per l’innovazione tecnologica, e qualcun altro avesse obiettato che non ve n’era bisogno, perché ormai tutto quello che si poteva inventare era già stato inventato. Noi, all’inizio del terzo millennio, siamo meno ingenui, e pensiamo che infinite cose debbano ancora avvenire. Ma quella obiezione esprimeva l’orgoglio di un’epoca che davvero credeva di essere arrivata al limite dell’immaginabile, tanto si sentiva scossa dalle novità che l’avevano preceduta. I romanzi d’utopia avevano da tempo anticipato le meraviglie del Duemila, ma non sotto forma di racconti filosofici come nel secolo precedente, bensì basando le proprie anticipazioni fantascientifiche su dati tecnologici reali, sognando della conquista della luna e degli abissi sottomarini. Verne ci aveva avvertito con orgoglio che ormai si poteva fare il giro del mondo in soli 80 giorni. Foucault era riuscito con il suo pendolo a dimostrare per la prima volta la rotazione della Terra. Le nuove tecnologie incidono sullo sviluppo della stampa. Le prime gazzette nascono nel Settecento, ma stampa quotidiana ed editoria libraria raggiungono dimensioni industriali nell’Ottocento, grazie all’invenzione della linotype e della rotativa. Nasce il romanzo popolare, che consola i reietti raccontando di eroi vendicatori che verranno a sanare ogni ingiustizia, vengono prodotte le prime collane di libri economici, che diffondono il sapere presso chi ne era rimasto escluso. Nascono quelle che oggi chiamiamo le comunicazioni di massa e l’industria culturale. Il secolo conosce feroci censure e gradatamente elabora l’idea della libertà di stampa. Dello sviluppo industriale l’Ottocento conosce gli entusiasmi, la fervida ascesa di un capitalismo trionfante, l’orgoglio bellico della produzione dei fucili a ripetizione, della pistola a tamburo, dei primi progetti di mitragliatrice, della sedia elettrica, che viene vista come invenzione umanitaria da opporre all’orribile ghigliottina.

Le nuove tecnologie incidono sull’architettura e sull’urbanistica, si passa dalla pietra al ferro, al cemento armato, sorgono i primi grattacieli, che cambieranno il profilo della città moderna, che viene sventrata, ricostruita sulle macerie del proprio passato, talora selvaggiamente distrutto per seguire l’impulso allo sviluppo, sorgono centri orgogliosi circondati da periferie pullulanti di diseredati, la città assorbe ed espelle, glorifica e marginalizza, si fa luminosa, popolata, torreggiante, talora atroce.

Ma nello stesso tempo, e per le stesse ragioni, mentre si afferma il potere dell’industria, il secolo riflette sulla miseria delle masse oppresse, eleva il suo lamento sulle città alveare annerite di carbone, gli incisori ci mostrano sia le visioni sfolgoranti delle nuove costruzioni di cristallo che la visione agghiacciante dei ragazzi condannati ai cunicoli della miniera. Gli operai e gli sfruttati si riconoscono come classe, nascono i movimenti socialisti, Marx ed Engels lanciano il loro Manifesto della rivoluzione a metà secolo proponendo l’idea sino ad allora inconcepibile di una dittatura del proletariato. L’aristocrazia culturale elabora una nuova estetica basata sul disprezzo delle masse, e all’Operaio vittorioso oppone il Dandy.

Nasce in modo irreversibile un nuovo orgoglio della donna: si sviluppa tra le lavoratrici che partecipano alle rivolte del Quarto Stato, si afferma con figure di scrittrici che approfondiscono i moti dell’animo femminile, con figure carismatiche che parlano e cantano sui palcoscenici del mondo le loro passioni. Anche il mondo maschile elegge a nucleo della propria riflessione psicologica l’animo muliebre, da Madame Bovary a Anna Karenina. Il secolo si conclude con il premio Nobel conferito a una donna, Madame Curie. Sempre all’alba del nuovo secolo nascerà il movimento delle suffragiste, che reclama il diritto di voto per le donne.

Il romanzo realistico borghese affonda il proprio bisturi nelle tragedie delle grandi e delle piccole famiglie, sulle miserie spirituali delle nuove classi rampanti e sulle sventure materiali delle classi abbiette. Il secolo si guarda alla fine con l’occhio degli Impressionisti, che realizzano in pittura una rivoluzione pari a quella dell’invenzione della prospettiva rinascimentale, ma gli Impressionisti sono contemporanei di nuove forme di espressione visiva come la fotografia e il cinema.

Il secolo inizia con la grande ubriacatura romantica del mito di Napoleone e continua con i grandi entusiasmi per le rinascite nazionali: in questo periodo si disegna la nuova geografia dell’Europa, gli Stati Uniti raggiungono (tra conflitti sanguinosi) la condizione di potenza mondiale. Dopo tre secoli di espansione europea verso le altre terre del mondo, si instaura una orgogliosa ideologia del colonialismo e del “fardello dell’uomo bianco” ma al tempo stesso fremono ovunque le ribellioni dei popoli soggetti, dagli africani del Mahdi ai boxers della Cina, pronti a quella rivolta che inaugurerà il Novecento. Si affaccia al mondo il Giappone moderno, i fremiti dell’indipendenza e della rivoluzione non attraversano solo l’Europa ma cambiano la geografia e la mappa politica di popoli latino-americani dell’antico Impero spagnolo. I cattolici si riuniscono in nuove organizzazioni politiche, sovente a difesa del Trono e dell’Altare, ma come soggetti laici. L’ateismo non si manifesta più in sordina, ma si propone con l’orgoglio di una nuova religione. I grandi maestri della scienza, affascinati da quell’Inconoscibile che hanno spinto alla periferia del loro sapere positivo, si riuniscono talora di notte a tentare nuovi contatti con l’Aldilà attraverso le sedute medianiche.

Il secolo inizia con gli entusiasmi del romanticismo e si reclina sulle nostalgie del decadentismo. S’inebria di molte utopie, nutre orgogli titanici, celebra le virtù dello Spirito come quelle della Materia, della Filosofia e della Scienza, concepisce sinfonie eroiche, ma giunge alla propria fine nutrendo la malinconica idea che tutto sia già stato scritto. Così lo stesso secolo che ci ha consegnato l’idea del Progresso e del cammino inarrestabile della Storia ci ha parimenti consegnato quella dello Sfinimento, della caduta dei valori e della morte di Dio, che all’inizio aveva avuto la superbia di voler creare. Sulle illusioni del Progresso il secolo riflette, interrogandosi con Leopardi sulle “magnifiche sorti e progressive”. Abbacinato dai grandi racconti dell’Idealismo, si ritira talvolta a contemplare la finitudine dell’essere umano e consegna al secolo la prima affermazione dell’Esistenzialismo. Scrittori inquieti e curiosi scoprono i paradisi artificiali della droga.

L’Ottocento, con le sue infinite contraddizioni, ci è troppo vicino, come un padre imbarazzante e autoritario, non riconosciamo ciò che ci ha regalato e ancora usiamo, ne ripudiamo l’ipocrisia, le gonne lunghe e i piegabaffi, ma anche ciò che oggi sentiamo come ottocentescamente sorpassato allora era novità, invenzione, ardimento, provocazione. Nell’universo della scoperta ci muoviamo ancora secondo i programmi scientifici disegnati dall’Ottocento, anche quando li contestiamo; nell’area del sogno, seguiamo sui nostri teleschermi vicende di violenza e amore, passione e morte di cui l’arte ottocentesca ci ha fornito il programma narrativo.


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