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Kandinskij e l’astrattismo

Il primo acquerello astratto di Vassilij Kandinskij è del 1910 e ha una forza dirompente rispetto a qualsiasi opera d’arte del passato. Kandinskij avvia la scoperta e la ricerca di un linguaggio basato solamente sui rapporti fra le forme, geometriche e libere, e i colori; un linguaggio lirico e più vicino al campo della musica che a quello dell’arte accademicamente intesa. Durante la collaborazione con la Bauhaus, l’esigenza didattica lo porta a un tentativo sistematico di codificazione che non condiziona la sua straordinaria capacità di invenzione.

Colori

“I primi colori che mi fecero grande impressione sono il verde chiaro e brillante, il bianco, il rosso carminio, il nero e il giallo ocra. Avevo allora tre anni”. Basterebbe quest’affermazione per comprendere le ragioni che spingono un giovane della borghesia moscovita ad abbandonare una promettente carriera giuridica e dedicarsi alla pittura. Vassilij Kandinskij nel 1900 è a Monaco, impegnato nella protesta contro l’accademia bavarese, protesta che coinvolge anche Gabriele Münter, i compatrioti Alexej von Jawlenskij e Marianne von Werefkin , e infine Franz Marc, artista chiave nelle scelte future di Kandinskij.

Marc si scontra con la tradizione accademica appena entra in contatto col mondo artistico parigino: i suoi quadri sono popolati da animali e la sua pittura si esprime attraverso l’uso libero del colore, non vincolato dalla verosimiglianza cromatica. I colori rispondono a moti interiori: “il blu è il principio maschile, aspro e spirituale. Il giallo è il principio femminile, delicato, allegro e sensuale. Il rosso è la materia, brutale e pesante”. È facile immaginare come argomenti di questo genere fossero il perno delle discussioni con Kandinskij che giunge a conclusioni poco dissimili. Nel suo testo cruciale Lo spirituale nell’arte (1910-1912) egli sostiene “più il blu è profondo e più richiama l’idea di infinito, suscitando la nostalgia della purezza e del soprannaturale. [...] Il rosso che di solito abbiamo in mente è un colore dilagante e tipicamente caldo, che agisce nell’interiorità in modo vitalissimo, vivace e irrequieto. [...] Il giallo è il colore tipico della terra. [...] Da un punto di vista psicologico può raffigurare la follia”.

Per la storia dell’arte, il 1910 è l’anno del primo acquerello astratto. In questa occasione Kandinskij abbandona ogni elemento figurativo: la pittura, libera dalla funzione mimetica, diventa la rappresentazione dello stato interiore dell’artista. I colori sono puri e slegati da ogni costrizione, assumono un’infinità di forme e di tonalità. L’acquerello è privo di spazialità, presenta unicamente delle macchie di colore e dei segni neri che non sono riconducibili ad alcun referente naturale, tanto meno a forme geometriche definite. Se “ogni opera d’arte è figlia del suo tempo”, si legge nell’incipit dello Spirituale nell’arte, allora l’acquerello del 1910 ha catalizzato le temperie culturali d’area teutonica. Nel concetto di Kunstwollen (“volontà dell’arte”), teorizzato dallo storico dell’arte Alois Riegl e soprattutto in Astrazione ed empatia (1908), saggio di Wilhelm Worringer, Kandinskij trova un’ulteriore spinta verso l’astrazione. Worringer giunge infatti alla conclusione che “l’impulso artistico originale non ha nulla a che spartire con la riproduzione della natura”. A questo s’aggiunga la scoperta della scomposizione dell’atomo che ha spazzato via ogni riserva sulle effettive capacità espressive della pittura; l’artista stesso ricorda come “la disintegrazione atomica equivaleva a quella del mondo e di colpo dei muri spessi crollarono”. In realtà il primo acquerello astratto è argomento di una disputa cronologica: alcuni studiosi infatti lo daterebbero al 1913, se così fosse il testo teorico – Lo spirituale nell’arte – precederebbe di tre anni la prassi pittorica.

Pittura e musica

Nel 1911 Marc e Kandinskij organizzano a Monaco la prima mostra del Blaue Reiter (Cavaliere Azzurro), gruppo al quale nel 1912 aderisce anche Paul Klee con una sua personale concezione di astrattismo: se infatti per Kandinskij l’astrattismo è una meta, per Klee è piuttosto uno strumento attraverso cui rappresentare il mondo. Il Blaue Reiter definisce un filone espressionista più lirico che si affianca a quello intensamente drammatico rappresentato dal gruppo Die Brücke (Il ponte) fondato a Dresda nel 1905.

Il legame con la musica sembra essere il filo rosso tra i maggiori esponenti dell’astrattismo: Marc prende lezioni di musica, Klee è figlio di un musicista che ne segue la prima formazione e Kandinskij afferma che per un artista “il più ricco insegnamento viene dalla musica”. La musica è pura espressione di esigenze interiori e non imita né la natura né un modello: è astratta. Non a caso Kandinskij suddivide la propria produzione in “impressioni”, “improvvisazioni” e “composizioni” secondo un lessico mutuato dall’ambito musicale. Composizione VII della Galleria statale di Mosca è un dipinto fondamentale per comprendere come in questa fase non siano né il caso né il gesto all’origine dell’opera, ma uno studio scrupolosissimo. L’olio è preceduto infatti da oltre 300 schizzi per essere poi realizzato in soli tre giorni di lavoro. Benché alcuni critici le attribuiscano un’interpretazione escatologico-biblica (dalla Genesi alla fine del mondo) non vi è dubbio che la tela rappresenti uno scontro cromatico inedito. La parte centrale del quadro è la più densa, e lì il parossismo tra linea e colore si fa più forte, mentre tende ad affievolirsi ai lati dove il colore è più sereno e regolare. Secondo il linguaggio musicale questi passaggi potrebbero essere definiti come i “crescendo” e i “diminuendo” di una sinfonia, anzi di una “composizione” dodecafonica o atonale, come quelle di Arnold Schönberg, stretto amico di Kandinskij.

Il controllo sulle forme e sul colore si consolida durante gli anni della Bauhaus: nel 1921 Walther Gropius offre a Kandinskij la cattedra di pittura. Alla scuola di Weimar l’artista incontra alcuni compagni dell’avventura monacense: Paul Klee, che lo ha preceduto nel 1920, e Alexej von Jawlensky, che lo raggiunge invece nel 1921. Kandinskij ritrova un ambiente fervido e congeniale, cui si aggiunge il fotografo americano Lyonel Feininger. L’esigenza didattica del Bauhaus modifica profondamente la pittura di Kandinskij: Accento in rosa (1926, Parigi, Musée national d’art moderne, Centre Pompidou) o Alcuni cerchi (1926) sembrano la diretta trasposizione di Punto linea e superficie, saggio che non a caso esce nel 1926 a cura della Bauhaus e che già dal titolo rivela una forte impostazione didascalica. Alcuni cerchi è una tela di formato quadrato dove dei tondi multicolori fluttuano su uno sfondo nero. Grazie al rigore degli abbinamenti cromatici e all’abilità nella stesura dei pigmenti Kandinskij rende le forme quasi evanescenti. Il dipinto è immediatamente associabile alle costellazioni planetarie ma, ancora una volta, anche all’universo interiore. Il cerchio diviene il protagonista assoluto di questa fase della sua ricerca: “Oggi amo il cerchio come prima amavo il cavallo e forse più, perché nel cerchio trovo maggiori possibilità interiori [...] è la forma più modesta, ma si afferma con prepotenza, è precisa ma variabile, è stabile e allo stesso tempo instabile, è silenziosa e contemporaneamente sonora, è una tensione che porta in sé infinite tensioni”. Kandinskij attribuisce a ogni colore la forma geometrica più appropriata.

Dopo la Bauhaus

Quando nel 1933 i nazisti chiudono definitivamente la Bauhaus, Kandinskij non raggiunge i suoi colleghi negli Stati Uniti ma, conscio di poter contare sull’appoggio di galleristi importanti, sceglie Parigi. Nel 1944 deve abbandonare però anche la capitale francese occupata dai tedeschi. Ripara così a Neuilly-sur-Seine dove nel dicembre del 1944 dipinge il suo ultimo quadro, Slancio moderato. La grande tela dal ritmo controllato e dai toni pacati non lascia trapelare nulla, né del momento critico, né dell’arteriosclerosi che lo sta uccidendo. La moglie, infatti, deve aiutare Kandinskij nella realizzazione di questa ultima tela. L’artista immagina un mondo sottomarino, silenzioso, evocato dal colore uniforme dello sfondo, nel quale con “uno slancio moderato” s’impone un enorme pesce che condivide la scena con una medusa e altre creature di pura invenzione.

La nascita, l’affermazione e lo sviluppo – consapevole – dell’arte astratta caratterizza in maniera peculiare la cultura artistica del Novecento che, in diverse aree geografiche, si esprime attraverso un nuovo codice: così tra il 1910 e il 1918 Vassilij Kandinskij in Germania, Piet Mondrian in Olanda e Kazimir Malevič in Russia sono i promotori di una rivoluzione che scardina il canone figurativo occidentale con esiti inesauribili.


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