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La cultura assira

La spiccata vocazione militaristica, inevitabilmente presente nelle diverse espressioni della società, ha messo in ombra in passato un aspetto pure significativo delle fisionomia storica dell’Assiria del I millenno a.C.: il crescente fervore erudito favorito dai sovrani e confluito nella cosiddetta “Biblioteca” di Assurbanipal a Ninive. Nelle migliaia di tavolette cuneiformi che ne compongono la collezione, scribi, divinatori, astronomi, matematici e altri specialisti condensano la tradizione colta sumerica e accadica e, più in generale, mesopotamica.

Un’intensa attività di studio e una ricchissima “Biblioteca”

La fisionomia dell’Impero assiro è stata a lungo ricostruita attraverso un modello storiografico che ne ha enfatizzato soprattutto la natura militaresca. Lo spazio e l’attenzione che le fonti, in particolare quelle ufficiali, offrono al tema della guerra e della conquista spietata hanno indubitabilmente dato forma e sostanza a una simile ricostruzione contribuendo a radicare l’immagine dell’Assiria del I millennio a.C. come di una macchina da guerra. La lente deformante della documentazione, costituita in buona parte dall’apparato celebrativo, sia in forma scritta che figurativa, è però suscettibile di essere bilanciata dalla lettura in chiave critica dei testi dei cosiddetti Archivi di Stato, documenti di natura pratica e corrente (testi epistolari, amministrativi, giuridici e mantici). Da questo insieme di fonti, tra loro diversificate, emerge il quadro di un ambiente di corte non solo impegnato nella gestione delle attività militari, amministrative e diplomatiche, ma anche interessato a patrocinare le attività di studio e di erudizione condotte da scribi, letterati e specialisti nel campo della medicina, della divinazione, dell’astronomia, della matematica ecc.

La cosiddetta “Biblioteca” di Assurbanipal a Ninive, ossia la collezione copiosa (nell’ordine delle migliaia, fra documenti intatti e frammenti) di testi letterari ed eruditi della tradizione colta sumerica e accadica, è solo il culmine di un interesse coltivato dai sovrani d’Assiria, che rimonta ben più indietro nel tempo. La raccolta si situa, infatti, alla fine di un percorso iniziato probabilmente già in epoca medio-assira durante i regni di Tukulti-ninurta I (sovrano dal 1243 al 1207 a.C.) e del suo successore Tiglat-pileser I (sovrano dal 1114 al 1076 a.C.), che probabilmente allestiscono una “biblioteca” ad Assur, allora capitale del regno. Sembra però che lo sforzo sia intensificato da Esarhaddon (sovrano dal 680 al 669 a.C.), immediato predecessore di Assurbanipal, che predispone la consapevole e metodica raccolta di testi in vari edifici della sua capitale, sul tell di Kouyounjiq (il palazzo nord e il tempio di Nabu, dio della saggezza e patrono della scrittura). Colofoni e sigilli apposti sui testi indicano che sono considerati appartenenti alla personale collezione del re.

Queste migliaia di tavolette cuneiformi, molte delle quali frammentarie e recanti i segni del danneggiamento dell’incendio probabilmente connesso alla distruzione di Ninive (612 a.C.), sono state rinvenute alla metà del XIX secolo a.C. e sono ora custodite per la maggior parte al British Museum di Londra. Benché alcune delle informazioni siano per sempre compromesse o perse per il modo sommario con cui si sono condotte le operazioni di scavo fra il 1849 e il 1880 ca., buona parte delle nozioni che abbiamo della cultura, delle manifestazioni artistiche e letterarie e della scienza dell’antica Mesopotamia deriva dalla documentazione della “Biblioteca”. Le tavolette provengono da centri assiri di antica tradizione, ma anche da città della Babilonia, tra cui Nippur, Ur e Borsippa.

Agli eruditi – sia assiri, sia talvolta di origine babilonese – era affidato il compito di trascrivere, commentare e rielaborare opere di carattere lessicale, scientifico e letterario, che venivano fatte circolare attraverso le scuole dei grandi centri di cultura sparsi nell’Impero. Grande sviluppo assume in questo periodo la divinazione, con le sue molteplici tecniche, che diventa una “scienza” strettamente legata alla politica e controllata, specialmente durante il regno di Esarhaddon, dai circoli dei più stretti funzionari della corona. In particolare è in questa fase che si sviluppa notevolmente la pratica delle osservazioni dei corpi celesti fondata sul calcolo matematico, dalla quale derivano in sostanza tanto l’oroscopia quanto l’astronomia.

Un’osservazione astrologica
I testi mantici

La cosiddetta Biblioteca di Assurbanipal a Ninive ci ha consegnato un gran numero di documenti che testimoniano l’importanza riconosciuta dalla corte imperiale assira alle pratiche divinatorie e magiche. Il testo seguente documenta la pratica di osservazione dei corpi celesti a scopo profetico.

La Luna completerà il giorno. Stanotte è la notte di Capodanno. Buona fortuna per il re, mio signore.

A proposito del pianeta Mercurio, di cui il re mio signore mi aveva scritto, ieri Ishtar-shumu-eresh ha avuto una lite con Nabu-akhkhe-eriba a palazzo. In seguito, di sera, sono andati tutti e due a compiere l’osservazione, l’hanno visto e sono soddisfatti. Da Balasî.

H. Hunger, Astrological Reports to Assyrian Kings, Helsinki , 1992

Una profezia assira
I testi mantici

Il testo seguente documenta l’attenzione dimostrata per le pratiche divinatorie e profetiche presso la corte imperiale assira, tanto che la divinazione viene considerata una vera e propria scienza, fortemente legata alla politica e controllata dai più stretti funzionari della corona.

Io sono la signora di Arbela.

Oh Esarhaddon, il cui seno di Ishtar di Arbela ha riempito di favore. Non eri presenti alle parole precedenti che ti ho detto? Ora sarai presente anche a queste successive.

Lodami! Quando cala la luce del giorno, brandiscano le torce. Lodami di fronte a loro!

Allontanerò il tremore dal mio palazzo. Mangerai cibo sicuro, berrai acqua sicura, nel tuo palazzo sarai sicuro. Tuo figlio e nipote regneranno come sovrani sulle ginocchia di Ninurta.

S. Parpola, Assyrian Prophecies, Helsinki, 1997

La tradizione babilonese ha un peso e un ruolo centrale nello sviluppo del pensiero “scientifico” di età neoassira, quando gli Assiri cercano appunto di accreditarsi in tutti i settori della cultura (dall’arte alla letteratura) come i custodi dell’eredità sumero-accadica. In alcuni campi l’intervento assiro nel rielaborare tradizioni locali dà risultati innovativi di grande livello, come nel caso dei modelli figurativi dell’artigianato fenicio o in quello della tradizione architettonica (per esempio il modello del bit-hilani, edificio costituito da un ingresso porticato con colonne accessibile tramite una scalinata, dietro il quale si aprivano il vano centrale con asse parallelo alla facciata e gli ambienti minori).

L’influenza esercitata dalla tradizione babilonese ha d’altra parte radici profonde ed emerge in ambiti disparati. Alcuni dèi del pantheon babilonese sono accolti fra le divinità assire e la maggioranza delle iscrizioni reali sono redatte in una varietà letteraria del dialetto babilonese, il cosiddetto Standard Babylonian.

Si può notare come l’ansia di preservare l’eredità culturale della Mesopotamia cresca durante le fasi finali dell’impero. La “Biblioteca” rappresenta in effetti una sorta di riflessione sul sapere e sulla cultura mesopotamica nel periodo degli ultimi re assiri, contribuendo ad una significativa opera di sistemazione culturale. Il vanto di Assurbanipal, autore e patrocinatore della raccolta, è di essere lui stesso un letterato.

Esaltazione delle qualità di Assurbanipal
La celebrazione di Assurbanipal come letterato

Durante il regno di Assurbanipal l’impero assiro raggiunge il culmine del suo splendore culturale; ne è testimonianza la costituzione della biblioteca, fortemente voluta dallo stesso sovrano con l’intento di ordinare il vasto patrimonio di sapere. Nel frammento seguente Assurbanipal si presenta come letterato e sapiente, caratteristiche che contribuiscono alla sua gloria e grandezza.

Marduk, il saggio degli dèi, mi concesse il dono di una vasta intelligenza, di un’ampia comprensione. Nabu, lo scriba della totalità, mi regalò l’acquisizione della sapienza. Ninurta e Nergal dotarono la mia forma di forza, vigore e potenza senza confronto. La sapienza del saggio Adapa io acquisii: il segreto nascosto, tutta l’arte scribale. Ho osservato e discusso i segni del cielo e della terra nell’assemblea dei maestri. Dibatto coi divinatori esperti (l’opera) “il fegato, immagine del cielo”; posso risolvere le reciproche e calcolare complessi problemi che mancano di soluzione. Ho letto testi sofisticati in sumerico oscuro e in accadico a malapena comprensibile; ho studiato iscrizioni su pietra dal tempo prima del diluvio, che sono un miscuglio di kakku sakku.

M. Streck, Assurbanipal und die letzten assyrischen Konige bis zum Untergange Niniveh’s, 1916

In una fase in cui l’Assiria non ha più grosse conquiste da effettuare, l’insistenza sulla personale erudizione di Assurbanipal contribuisce alla magnificazione eroica del sovrano e mostra come il nesso tra cultura e imperialismo sia parte di un più ampio disegno politico.

La cerchia di persone che ha accesso ai testi è estremamente limitata ed è ristretta agli esperti e intellettuali che padroneggiano il cuneiforme, una élite culturale in grado di leggere in tutta la sua complessità il messaggio celebrativo che proviene dai resoconti annalistici o dai bassorilievi che decorano i palazzi assiri. Questa produzione letteraria e le sue variegate implicazioni ideologiche raggiungono la popolazione delle città attraverso i canali cerimoniali delle manifestazioni religiose, ma possiamo immaginare che la popolazione rurale ne resti sostanzialmente al di fuori.


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