9'

La Finlandia: da Gran Ducato a Repubblica

Unico Paese scandinavo di lingua non europea, la Finlandia è annessa all’Impero russo come Gran Ducato di Finlandia, e governata direttamente dallo zar. Diventata una Repubblica nel 1919, è teatro di scontri durante la seconda guerra mondiale e, in seguito, pur dovendo mantenere una posizione neutrale tra l’URSS e l’Occidente durante la guerra fredda, riesce a sviluppare la sua economia e a proporsi come uno dei Paesi tecnologicamente più avanzati del mondo. La fine della guerra fredda porta all’apertura verso l’Occidente e all’ingresso nel Consiglio d’Europa nel 1989, nell’Unione Europea nel 1995 e all’adozione del sistema monetario europeo nel 1999.

Alla ricerca di un’identità: l’indipendenza dalla Russia e la proclamazione della Repubblica

La Finlandia all’inizio del XX secolo è un Paese che si è già avviato sulla via della modernizzazione benché non abbia ancora raggiunto la piena autonomia. L’annessione all’Impero russo nel 1809, quando lo zar prende il posto del re svedese e amministra il Granducato di Finlandia in maniera diretta dotandolo di una Dieta, segna l’inizio di un periodo di relativa tranquillità e, nonostante gli ostacoli frapposti da parte svedese, il Paese ha la possibilità di creare e svilluppare una propria identità nazionale. Nel 1835 viene pubblicato il poema epico Kalevala, nel 1863 il finlandese è equiparato allo svedese, ed è dichiarato lingua ufficiale nel 1892.

Dal punto di vista economico, la crescente richiesta di legname fa sorgere la necessità di sviluppare una rete ferroviaria (1850-1860), mentre l’aumento della produzione favorisce un rapido sviluppo demografico (da 865 mila abitanti nel 1810 a 2 milioni e 950 mila nel 1910), anche se l’agricoltura resta la risorsa principale: nel 1910 il 70 percento della forza lavoro è ancora composto da agricoltori. Migliorano anche gli standard lavorativi con il Partito dei Lavoratori (poi Partito Socialdemocratico dal 1903) creato nel 1899 che rappresenta gli interessi dei lavoratori in seno alla Dieta.

Dal 1899 viene intensificata la russificazione: lo zar si arroga il diritto di governare la Finlandia senza consultare né il senato né la Dieta e dal 1900 il russo viene dichiarato la lingua principale dell’amministrazione. Nonostante le manifestazioni antizariste del 1905 si propaghino alla Finlandia, che nel 1906 riesce a ottenere, accanto alla Dieta, un parlamento unicamerale (Eduskunta) e ad adottare il suffragio universale, la russificazione continua e l’autonomia del Paese diminuisce. Nel 1914 il Grand Ducato di Finlandia è amministrato direttamente da San Pietroburgo come una provincia dell’impero. A causa della situazione politica incerta, si calcola emigrino, tra il 1870 e il 1920, soprattutto verso gli Stati Uniti d’America, 380 mila finlandesi.

A parte l’invio di alcuni volontari nell’esercito russo, la Finlandia non prende parte agli eventi della prima guerra mondiale. Ciononostante attraversa un periodo estremamente turbolento: dopo l’istituzione di un senato, e la vittoria dei socialdemocratici alle elezioni generali del 1916, il governo di Oskari Tokoj emana un atto che, pur lasciando inalterato il ruolo della Russia nella politica estera e nella difesa, ne diminuisce sensibilmente l’influenza in politica interna. Irritato da quest’atto, lo zar ordina lo scioglimento del parlamento e nuove elezioni che ribaltano il precedente risultato. I socialisti non sono in grado di ottenere la maggioranza né in senato, né in parlamento.

Nel 1917, il 6 dicembre, favorito dagli eventi della rivoluzione russa, il parlamento vota per l’indipendenza finlandese; il riconoscimento internazionale arriva dopo un mese. Alla fine di gennaio del 1918 forze del governo (bianchi), sotto la guida del generale Mannerheim, disarmano le truppe russe nella provincia occidentale di Ostrobothnia, mentre forze di sinistra conosciute come le Guardie Rosse, ispirate dalla rivoluzione russa bolscevica, prendono il potere al sud.

La guerra civile termina in maggio con la vittoria dei bianchi che, comandati da un senato conservatore e aiutati dalle truppe tedesche, tenderebbero ad adottare una monarchia costituzionale senza parlamento con un principe tedesco, Friedrich Karl, come re. In seguito agli eventi della prima guerra mondiale Friedrich Karl rinuncia all’incoronazione e la Finlandia dichiara la Repubblica nel 1919 ed entra a far parte della Società delle Nazioni nel 1920. Nello stesso anno le frontiere con la Russia sono formalizzate con il trattato di Tartu grazie al quale la Finlandia riceve l’area di Petsamo ma deve lasciare Repola e Porajärvi. A parte la Costituzione repubblicana, una delle prime misure adottate è la riforma della proprietà fondiaria, necessaria per la modernizzazione economica in quanto la Finlandia è desiderosa di allinearsi con le altre economie del Nord Europa, rispetto alle quali è molto più arretrata.

Con la Repubblica sorgono i primi problemi territoriali. Le isole Åland, di lingua svedese, ma appartenenti alla Finlandia, cercano un riavvicinamento alla Svezia. Di fronte al rifiuto della Finlandia la questione viene esaminata dalla Lega delle Nazioni che obbliga il Paese a garantire uno status di province autonome alle isole, obbligo di mantenere la lingua e la cultura locale, dichiarandole territorio neutrale nel 1921.

Tensioni politiche sorgono di nuovo alla fine degli anni Venti, quando il movimento di Lapua, guidato da un’ideologia anticomunista e nazionalista, dopo aver chiesto il bando del comunismo, ottenuto nel 1930, viene sciolto dopo aver tentato di prendere il potere nel 1932 con un colpo di Stato sedato sul nascere conosciuto come la ribellione di Mäntsälä.

Nonostante un patto di non aggressione firmato con l’URSS nel 1932, il destino della Finlandia durante la seconda guerra mondiale è segnato dal patto Ribbentrop-Molotov del 1939, secondo il quale la Finlandia rientra nella sfera di influenza sovietica. Nel novembre dello stesso anno l’Armata Rossa attacca la Finlandia (guerra d’inverno da novembre 1939 a marzo 1940) che, nonostante l’aiuto della Svezia, è costretta a cedere l’area di Viipuri in Karelia e la zona di Salla in Lapponia. Nel tentativo di riconquistare parte della Karelia il Paese, con l’aiuto tedesco, si imbarca nella guerra di continuazione (1941-1944) terminata con un armistizio nel settembre 1944. L’ultimo atto dei combattimenti è la guerra di Lapponia; in virtù degli accordi di pace con l’Unione Sovietica, la Finlandia si trova a combattere i Tedeschi (1944-1945) per cacciarli dal proprio territorio.

Le conseguenze della seconda guerra mondiale, decise dal trattato di Parigi nel 1947, sono decisamente pesanti: nonostante il recupero di una parte del suo territorio con il ripristino delle frontiere del 1940, a eccezione della zona di Petsamo, dotata di un porto utilizzabile anche in inverno e ricca di miniere di nichel che viene ceduto all’URSS. La Finlandia è tenuta a pagare riparazioni di guerra all’URSS e a darle in fitto la penisola di Porkkala come base militare. Il rifiuto degli abitanti di vivere sotto il regime sovietico provoca la migrazione di circa 450 mila persone che, dalla Karelia ormai sovietica, tornano in Finlandia; il che rende necessarie notevoli spese per una riforma che ridistribuisca la terra e metta a disposizione sussidi per le infrastrutture agricole.

Dal secondo dopoguerra ai nostri giorni

La vittoria della sinistra alle elezioni del 1945, dopo che il comunismo è stato nuovamente ammesso, favorisce la firma del trattato di mutua assistenza, nel 1948, con il quale il Paese si impegna a mantenere la neutralità politica e ad avere rapporti economici preferenziali con l’URSS. In virtù della sua posizione la Finlandia rifiuta gli aiuti previsti dal piano Marshall su pressione sovietica, e l’entrata nell’associazione è posticipata, nonostante la firma, nel 1952, di un accordo con i Paesi appartenenti al Consiglio del Nord (Svezia, Danimarca, Islanda, Norvegia) per facilitare lo spostamento dei lavoratori, accordo che porta molti finlandesi a lavorare in Svezia, per il livello più elevato dei salari.

Dopo la morte di Stalin la situazione cambia sensibilmente e, nel 1955, la Finlandia può entrare a far parte del Consiglio del Nord e delle Nazioni Unite. Lo stesso anno l’URSS restituisce la penisola di Porkkala ricevuta per cinquanta anni come base militare nel 1948.

Dal punto di vista economico gli anni Cinquanta segnano una rottura rispetto alla tendenza alla recessione degli anni Trenta e Quaranta. Il finanziamento dell’industria pesante, reso necessario per pagare le riparazioni di guerra all’URSS, si rivela un investimento a lungo termine e, in seguito al boom produttivo causato dalla guerra di Corea (1950-1953), il Paese si specializza in tecnologia che trova realizzazioni molto varie, dalle macchine rompighiaccio a quelle per l’industria della carta, fino ai telefoni cellulari e ai computer (è in Finlandia che nel 1991 Linus Torvalds crea il sistema operativo per computer Linux). Come risultato il PIL registra una crescita, tra il 1950 e il 1975, in media, del 5,2 percento annuo.

Verso la fine degli anni Cinquanta lo stretto controllo sulla vita economica del Paese viene allentato e il commercio estero liberalizzato. I successi economici permettono, nel 1970, di adottare la settimana lavorativa di 40 ore e di firmare, nel 1973, un accordo commerciale con l’Unione Europea.

Quando, negli anni Settanta, le crisi energetiche mettono l’Europa in ginocchio, la Finlandia si unisce ai Paesi in cerca di fonti di energia alternativa ma può, nel frattempo, sfruttare le sue relazioni preferenziali con l’Unione Sovietica per comprare petrolio da pagare con prodotti industriali.

Anche in politica estera si registrano successi: nonostante i tentativi dell’URSS di influenzare le elezioni che portano a crisi politiche nel 1958 e nel 1961, la Finlandia diviene membro associato dell’EFTA (European Free Trade Association) nel 1961 e membro pieno nel 1986. La prima Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa che diventerà l’OSCE si tiene in Finlandia nel 1972-1973 così come la Dichiarazione di Helsinki per i Diritti Umani firmata, tra altri, anche dall’URSS.

In seguito all’indebolimento del Partito Comunista, dal quale si separa un blocco nazionalista, le elezioni del 1987 sono vinte dai conservatori e la Finlandia entra a far parte del Consiglio d’Europa nel 1989; in seguito al collasso dell’URSS e alla fine della guerra fredda la Finlandia può abbandonare la posizione di neutralità adottata dal dopoguerra e cominciare ad avvicinarsi all’UE. I primi anni Novanta segnano un momento di relativa recessione economica, ma la candidatura per l’ingresso nella Comunità Europea (oggi Unione Europea) viene accettata nel 1992 e, dopo un referendum che dà esito positivo, la Finlandia firma il trattato di adesione nel 1995.

Nel 1999, assieme ad altri 12 membri adotta de facto la moneta unica europea che viene poi introdotta nel 2002 per sostituire il marco finlandese. Una riforma alla Costituzione viene adottata nel 2000 per aumentare il peso del Parlamento. E quando, nel 2004, dieci nuovi Paesi sono ammessi a far parte dell’Unione Europea, la Finlandia è tra i Paesi più favorevoli all’allargamento e ha un peso notevole nel processo di trasformazione economica dell’Estonia.


Tutti i diritti riservati - EM Publishers Srl