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Le borghesie nello Stato moderno

Il termine “borghesia” nel XVI secolo si declina necessariamente al plurale. Esso infatti designa un insieme di ceti mobili all’interno di una società organizzata non in classi, ma in ordini (clero, nobiltà). Questa società è fortemente gerarchizzata ed è fondata ancora, in prevalenza, su titoli di privilegio (nascita, funzione religiosa, giurisdizione). Tuttavia gli sviluppi dell’economia e della politica, nel corso del Cinquecento, favoriscono mobilità e processi di trasformazione sociale.

Gli sviluppi dell’economia

Al concetto di rivoluzione dei prezzi, che caratterizza a metà del Cinquecento la situazione economica di molti Paesi europei, sono associati non solo l’afflusso di grandi quantità di metalli preziosi estratti nel Nuovo Mondo, ma anche l’incremento demografico, l’aumentata domanda di beni agricoli e industriali, l’inurbamento, l’espansione commerciale. Molti storici concordano nell’identificare nel Cinquecento una prima età industriale sui generis, caratterizzata soprattutto dalla produzione di articoli siderurgici e metallurgici, dallo sviluppo dell’attività mineraria, dallo sfruttamento del patrimonio boschivo, dalle manifatture tessili, dall’incremento dell’attività edilizia. Una diversa organizzazione del lavoro convive con le vecchie botteghe artigiane, con le corporazioni, con le arti del mestiere: si tratta dell’industria rurale, in cui emerge un mercante borghese in possesso dei capitali e dei mezzi di produzione. Un’altra figura emergente è quella del mercante imprenditore e operatore finanziario, che utilizza tutti gli strumenti offerti dal credito. Questa attività creditizia si intensifica per la complessità assunta dal commercio internazionale, per l’accelerazione dell’attività manifatturiera, per la crescita delle esigenze finanziarie degli Stati. Prima i grandi banchieri tedeschi, poi i Genovesi che conquistano l’egemonia economica a metà Cinquecento, ereditano la pratica mercantile dei loro antenati medievali, adeguandola alle mutate condizioni dell’economia internazionale. Anche il mondo agricolo si trasforma. La funzione di battistrada spetta all’Inghilterra che, attraverso la pratica delle enclosures (recinzioni), promuove un processo di privatizzazione della terra e l’ingresso di nuove figure sociali nell’agricoltura. Per cogliere qualità e portata di questi processi bisogna osservare due cose. In primo luogo, in molte aree dell’Europa (il Mediterraneo meridionale, l’area balcanica, l’Europa centrorientale), l’aumento dei prezzi e lo sviluppo economico sono largamente dipendenti dalla favorevole congiuntura della domanda internazionale. In altre (Inghilterra, Francia, Paesi Bassi) è la più forte struttura economica del paese a sollecitare la trasformazione imprenditoriale di classi e ceti. Si delineano, cioè, nel corso del Cinquecento, le diverse velocità delle economie europee. In secondo luogo, va osservato che è improprio definire borghesi i ceti emergenti soprattutto nel settore commerciale e finanziario. Molti rappresentanti di questi gruppi – è il caso dei Genovesi – appartengono ad antiche famiglie del patriziato che fin dal Medioevo hanno esercitato l’attività mercantile e finanziaria: basti pensare agli Spinola, ai Doria, ai Centurione, ai Grimaldi, famiglie della nobiltà vecchia di Genova.

Stato e borghesie

Il più importante fattore di mobilità sociale durante il XVI secolo è lo Stato. Il Cinquecento è il secolo dello Stato moderno, dello sviluppo cioè di una forma di organizzazione politica non più fondata, come nel Medioevo, su vecchie basi territoriali e popolari e orientata, invece, verso l’affermazione della sovranità e della centralizzazione del potere. Lo Stato moderno è caratterizzato dalla divisione tra la titolarità del potere, che appartiene al sovrano, e il suo esercizio, la sua gestione, affidati a corpi scelti di funzionari. Quasi dappertutto in Europa, ma soprattutto nella Francia del Cinquecento, la monarchia per affermarsi come unica fonte della sovranità, deve creare un corpo di servitori del re, a lui fedeli, sempre più specializzati nelle funzioni di governo centrale e periferico del territorio. Si tratta di figure sociali che all’origine non appartengono alla nobiltà e che, in seguito, avanzano nello status e nel prestigio ricoprendo gradi sempre più elevati della pubblica amministrazione. In Francia sono i maîtres des requêtes, funzionari che hanno iniziato la loro carriera svolgendo specifici compiti, a essi affidati dal re, in periferia.

Sono uomini che hanno utilizzato tutti gli spazi a loro offerti dalla venalità delle cariche e dalla commercializzazione delle funzioni pubbliche. Sono i rappresentanti di una nascente borghesia degli uffici. Lo Stato alimenta anche la “civiltà della carta bollata”, l’ascesa cioè del ceto forense, legato sia all’espansione delle funzioni pubbliche sia a una maggiore complessità della sfera privata dei rapporti legali tra gli uomini. Avvocati e magistrati costituiscono dunque una parte delle borghesie cinquecentesche. Ma lo Stato sollecita anche la promozione dei ceti legati all’economia: è in particolare il rapporto tra finanza pubblica e finanza privata che qui interessa. Grazie al fabbisogno finanziario e monetario degli Stati, apparati che hanno sempre più bisogno di soldi per funzionare sia nelle relazioni interne che nelle relazioni internazionali, gli hombres de negocios, gli uomini d’affari che dispongono di grandi capitali hanno la possibilità di sfruttare la loro capacità di prestito allo Stato per ascendere socialmente.

Tradimento della borghesia?

Magistrati, avvocati, uomini d’affari, mercanti formano una borghesia sui generis nel corso del Cinquecento. Lo storico francese Fernand Braudel scrive: “La borghesia, legata al commercio e al servizio del re, è sempre sul punto di perdersi [...] Essa rinnega se stessa ancor più facilmente perché, nel secolo XVI, il denaro che distingue il ricco dal povero vale già come un pregiudizio di nobiltà”. Quando, tra la fine del Cinquecento e i primi del Seicento, gli affari segnano il passo, quasi tutti ricorrono alla terra come bene-rifugio. “E la terra – dice ancora Braudel – è aristocratica per vocazione”. Così l’aspirazione a nobilitarsi coinvolge tutti: è il tradimento incosciente della borghesia che non sente ancora di costituire veramente una classe sociale autonoma. Ecco allora che torna più utile parlare di borghesie al plurale, di ceti che nei differenti contesti storico-sociali possono promuovere processi di maggiore autonomia di classe (è il caso dell’Inghilterra e dell’Olanda) o possono superare i confini del mondo aristocratico ed entrare a pieno titolo nel suo universo di comportamenti e di valori. Questo doppio movimento è all’origine della modernità europea.


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