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Lo storicismo in architettura

Alla fine del Settecento si assiste a una sorta di crisi del classicismo e a un crescente interesse per altri tipi d’architettura del passato. La ricerca che impegna gli architetti nel tentativo di definire uno stile nuovo – capace di riflettere i progressi scientifici e le nuove realtà del mondo moderno – porta a una prassi caratterizzata dalla compresenza di diversi stili e a un revivalismo carico di implicazioni ideologiche.

Premessa

Verso la fine del Settecento si assiste a una sorta di crisi del classicismo, alimentata principalmente da una nuova visione della storia e dall’affermazione delle poetiche del pittoresco. Un crescente interesse per l’architettura di un passato altro rispetto a quello dell’Antichità classica accompagna una ricerca che impegna gli architetti, durante tutto il XIX secolo, nel tentativo di definire un nuovo stile capace di riflettere i progressi scientifici e le realtà politiche e sociali del mondo moderno.

Questa ricerca conduce da un lato a una prassi caratterizzata dalla compresenza di diversi stili, dall’altro a un revivalismo carico di implicazioni ideologiche, basate su esaltazioni romantiche di individualità nazionali e misticismo cristiano o semplicemente su esigenze di verità strutturale.

Definizione critica e caratteri

Già nel corso dell’Ottocento il termine storicismo appare in riferimento all’architettura, negli scritti di critici come Cesar Daly, per definire un recupero di stili del passato funzionale all’elaborazione di uno stile architettonico moderno. Nella storiografia novecentesca questo termine, talvolta assimilato o coniugato a quello di eclettismo, costituisce un’ampia generalizzazione comprendente fenomeni di diverso genere e ampiezza che si sviluppano in seguito al declino del valore formale del modello classico. Nicolaus Pevsner lo impiega, con connotazione negativa, per designare le tendenze diffuse in Europa nel XIX secolo che imitano gli stili del passato senza accenti di originalità.

In alcuni casi la ripresa di temi stilistici del passato o di altre aree geografiche rappresenta un puro fenomeno di gusto, sviluppato dal confronto. È questo il caso degli spunti neoindiani che compaiono nel Padiglione reale di Brighton di John Nash, in seguito all’espansione inglese in India, o del gusto per l’arte egiziana che si diffonde in Francia in seguito alla spedizione napoleonica in Egitto.

In altri casi, in particolare nei medievalismi, entrano invece in gioco componenti più complesse. Anche se non mancano atteggiamenti di acritica indifferenza stilistica, il recupero degli stili del Medioevo nella forma di veri e propri revival, in particolare quello gotico (ma anche quello romanico in Italia e nella sua accezione di Rundbogenstil in Germania), si richiama a principi ideologici.

Eclettismo e revivalismo

Importanti esempi di produzione architettonica eclettica sono costituiti dai padiglioni realizzati nei più svariati stili, per le esposizioni internazionali della seconda metà dell’Ottocento. Ma anche nell’architettura civile e religiosa l’impiego dei diversi stili è legittimato – in funzione delle varie tipologie – da scritti teorici, nei quali si afferma che “se per i palazzi, musei, scuole, teatri deve essere adottato lo stile classico greco-romano, le chiese devono essere costruite in stile gotico”.

Nel fenomeno dei revival veri e propri, il recupero degli stili del passato si accompagna invece all’elaborazione di principi etici e morali; anziché il recupero stilistico, i revival – in particolare quello neogotico e in parte quello neogreco – arrivano infatti ad avere come fine il rinnovamento della vita sociale.

Negli scritti dei teorici del movimento, il neogotico appare portatore di valori quali la sincerità costruttiva, la coesione sociale delle corporazioni medievali, il recupero delle tradizioni nazionali e il risveglio dell’autentico spirito cristiano.

Il gothic revival in Inghilterra

In Inghilterra l’interesse per lo stile gotico permane anche dopo l’importazione del classicismo, avvenuta agli inizi del XVII secolo: in alcune tipologie, come ad esempio nelle architetture universitarie di Cambridge e Oxford, il gotico resta lo stile predominante. Tuttavia il movimento del gothic revival è un fenomeno tutto ottocentesco: le sue origini si fondano sul gusto settecentesco per il romanzo gotico e il giardino paesistico, nell’intellettualistica cultura che esalta il carattere suggestivo della natura e delle rovine.

Esperienza architettonica emblematica del goticismo settecentesco è la trasformazione che Horace Walpole mette in atto nella sua villa di Strawberry Hill – “come se fosse la scena che ha ispirato” il suo romanzo Il Castello di Otranto: una storia gotica (1764). Altrettanto emblematiche sono alcune opere di James Wyatt, tra le quali l’ampliamento e la trasformazione in forme gotiche della villa di Lee Priory, presso Canterbury, di Thomas Barret e la residenza di Fonthill Abbey che simula un antico convento in rovina (1795).

Nel campo degli edifici religiosi un’ampia diffusione dell’architettura neogotica, sebbene priva di ortodossia formale, accompagna l’intensa attività costruttiva coordinata dalla Church Building Society, fondata nel 1818.

Dopo i primi decenni dell’Ottocento, un’atteggiamento di accresciuto rigore archeologico eattenzione stilistica – documentati da pubblicazioni – induce la distinzione tra le fasi del gotico, come già era avvenuto per gli stili classici. Con lo studio delle peculiarità temporali e locali si afferma l’idea che esistano espressioni architettoniche più consone di altre a esprimere lo spirito di un popolo. L’architettura gotica si carica così di valori ideologici, venendo a essere considerata l’autentica espressione della religiosità cristiana e dello spirito nazionale inglese, in contrapposizione all’architettura classica, ritenuta straniera e pagana.

Nel saggio On a National Style of Architecture (1829) John Papworth afferma che, per ragioni culturali e climatiche, il gotico è la fonte ideale per gli sviluppi dell’architettura inglese moderna. Una legittimazione del gotico come stile nazionale si ha col concorso del 1835, per la ricostruzione del palazzo di Westminster; il bando prevede che il Parlamento di Londra, il monumento più rappresentativo del Paese, venga costruito in stile gotico o elisabettiano. Le vicende costruttive dell’edificio (1840-1860), realizzato da Charles Barry con la collaborazione di Augustus Welby Pugin, assumono grande rilievo nel dibattito architettonico.

Il ruolo del gotico come portatore di valori etici e religiosi si afferma invece grazie all’attività teorica di Pugin e degli Ecclesiologists di Oxford e Cambridge. Nella civiltà industriale Pugin vede la causa della decadenza dell’arte, dell’architettura, dei valori sociali e religiosi. Il gothic revival assume così il carattere di un rigoroso programma per il recupero degli ideali della vita comunitaria medievale, finalizzato al riscatto della società moderna e a una radicale svolta nella produzione architettonica.

Protagonisti del gothic revival dopo il 1845 sono gli architetti Richard Cromwell Carpenter (sue le cattedrali anglicane di Colombo a Ceylon, del 1847, e Saint Paul di Brighton, del 1846), William Butterfield (che progettò la chiesa di All Saints in Margaret Street a Londra nel 1849, e di Saint Thomas a Leeds nel 1850), Edmund Street (sua Saint James The Lees a Westminster, del 1859-1861, come la Royal Court of Justice di Londra, del 1866-1868) e Sir George Gilbert Scott (autore, tra le altre, di Saint Giles a Londra, Saint Andrews a Leeds, 1844; dell’Albert Memorial di Londra, 1866; della Nikolaikirche ad Amburgo, 1845-1880; e del Midland Grand Hotel and Saint Pancras Station a Londra, 1868-1874).

L’interesse per nuovi materiali e per espressioni più libere, che caratterizza il revivalismo gotico nell’età vittoriana, testimonia il superamento della fase archeologico-imitativa. Il recupero della vera natura del gotico, dei suoi caratteri costruttivi e del processo creativo naturale delle sue decorazioni sono gli enunciati alla base degli scritti di John Ruskin, il critico più autorevole dell’epoca vittoriana e la guida intellettuale più influente per l’ultima generazione dei medievalisti inglesi.

Il movimento neogotico in Francia

Un orgoglioso interesse storico-critico nei confronti dell’architettura gotica permea, con una certa continuità, l’opera dei teorici del classicismo francese.

Ma le forme dell’architettura gotica rivivono, a partire dagli ultimi decenni del Settecento, nei giardini di ispirazione inglese. Contemporaneamente si sviluppa un forte interesse archeologico per il patrimonio edilizio medievale che alimenta iniziative come quella di Albert Lenoir, il quale nel 1830 apre il primo museo di arte del Medioevo.

Durante la prima metà dell’Ottocento, la campagna a favore della conservazione del patrimonio architettonico nazionale vede impegnati accanto a critici e architetti anche letterati come Victor Hugo e Prosper Mérimée. Quest’ultimo promuove la formazione del Sérvice des Monuments Historiques e riveste per vari anni la carica di direttore. Su questo interesse scientifico-archeologico si fonda in Francia il movimento revivalistico neogotico che si pone lungo una linea di continuità rispetto alla tradizione razionalista francese. I principali esponenti del movimento, Eugène Viollet-le-Duc e Jean Baptiste-Antoine Lassus, dedicano la loro attività al restauro di importanti monumenti gotici, tra i quali la cattedrale di Notre-Dame a Parigi. Viollet-le-Duc si impegna anche in una fervida attività teorica a favore del gotico nella progettazione di nuove architetture ed è protagonista di esacerbate polemiche con il mondo accademico. Sottolineandone la razionalità costruttiva, egli indica nel gotico il valido fondamento per lo sviluppo della nuova architettura nazionale. L’equazione tra forma e struttura, tra estetica e tecnica, contenuta nelle sue elaborazioni teoriche, si pone a sostegno delle grandi opere in ferro della seconda metà dell’Ottocento.

Neogotico e Rundbogenstil in Germania

In Germania, tra il 1500 ed 1700, si assiste a una vera eclissi dell’architettura gotica, sia sotto l’aspetto critico-teorico sia sotto quello della prassi costruttiva. Esistono tuttavia alcune pubblicazioni, come la guida illustrata della cattedrale di Strasburgo (1732) di Beher, che accennano alla “grande architettura dei Germani”. Il gusto per le forme gotiche si diffonde anche in Germania sotto l’influenza del giardino paesistico inglese, all’interno di una poetica del pittoresco che ne apprezza i caratteri di irregolarità e naturalezza; ma l’affermazione di un vero revivalismo gotico è connessa con gli sviluppi del nazionalismo germanico e della cultura letteraria. Il recupero delle tradizioni germaniche, la cui prima fondamentale tappa è ritenuta la pubblicazione di Von deutscher Baukunst di Goethe (1772), è alimentato dagli scritti di Herder, Wackenroder e da quelli di Friedrich e August Wilhelm Schlegel. Come causa dello smembramento della Germania (1799-1806) si indica la perdita dell’unità religiosa conseguente alla Controriforma; così in Germania la ripresa del valore religioso e morale, che accompagna in Inghilterra l’affermazione del gothic revival, assume un preciso significato politico. In polemica antifrancese, viene sviluppata la tesi dell’origine germanica dell’architettura gotica e ne viene indicato il primo esempio nella cattedrale di Strasburgo, attribuita a Erwin von Steinbach.

Per queste implicazioni assume grande risonanza l’attività che l’architetto Sulpiz de Boisserée dedica al restauro della cattedrale di Colonia (1808-1835 ca.). Il “restauro stilistico”, come questo viene definito, si pone come obiettivo la ricreazione del massimo monumento tedesco, non come era in realtà ma come avrebbe dovuto essere. Un efficace strumento di diffusione delle tendenze goticiste in Germania è la rivista “Kölner Domblatt”, come lo sono, rispettivamente in Francia e in Inghilterra, le “Annales archéologiques” e “The Ecclesiologist”.

I cantieri per il restauro stilistico o per la nuova costruzione di chiese in stile neogotico sono numerosi nelle città tedesche tra il 1840 e il 1860. Hanno una grande risonanza la realizzazione della Votivkirche di Vienna (1853-1879) di Heinrich von Ferstel e il concorso internazionale per la Nikolaikirche di Amburgo (1845), vinto dall’architetto inglese George Gilbert Scott con un progetto che presenta un’altissima guglia in facciata.

Rispetto all’Inghilterra, in Germania le basi per la rifondazione di un’architettura nazionale vengono poste all’interno di una tendenza medievalista più generale, in quanto alla tendenza neogotica si affianca quella neoromanica, detta Rundbogenstil. L’espressione emblematica di questo orientamento artistico è la stazione ferroviaria di Karlsruhe (1842-1825), costruita dall’architetto Friedrich Eisenlohr. Anche Gottfried Semper ritiene congeniale alla cultura nazionale questo stile e lo adotta sia nella sinagoga di Dresda (1838) sia nel progetto che presenta al concorso per la Nikolaikirche di Amburgo.

Il Rundbogenstil che, almeno negli intenti teorici, si rifà agli esempi romanici diffusi nelle regioni del Reno, si afferma come scuola a Berlino e a Monaco, dove protagonista è Friedrich von Gärtner (1792-1847).

Neomedievalismo e neorinascimento in Italia

In Italia il classicismo – che si afferma a partire dal Rinascimento – domina ancora incontrastato tra Settecento e Ottocento. Accanto a sporadiche esperienze specificamente architettoniche, come quelle di Pelagio Palagi, la ricomparsa dello stile gotico interessa prevalentemente una produzione di gusto rovinistico di stampo letterario, per lo più nei giardini di ispirazione inglese e nei decori effimeri. Sono in tal senso emblematiche le realizzazioni di Giuseppe Jappelli a Padova: un giardino artificiale nella sala del palazzo della Ragione (1815), il disegno dei giardini di Castelgomberto, una cappella dei Templari nella villa di Vigodarzere e il Pedrocchino (1837). È verso gli ultimi decenni dell’Ottocento che anche in Italia il neogotico configura alcuni esempi di architettura civile e religiosa, come la facciata del duomo di Firenze di Emilio de Fabris (1877), il castello Mackenzie a Genova, progettato da Gino Coppedè (1890), e la sinagoga di Milano di Luca Beltrami (1890).

Nel corso dell’Ottocento, le istanze patriottiche risorgimentali individuano le potenzialità per lo sviluppo dello stile nazionale soprattutto in uno stile neorinascimentale e in un neomedievalismo ispirato al romanico lombardo – in particolare – del quale è sostenitore e principale rappresentante Camillo Boito.

Ruskin, Viollet-le-Duc e la nascita del restauro

Dall’interesse sette e ottocentesco per l’architettura medievale traggono origine anche la teoria e la pratica del restauro. Le due figure chiave, nella prima fase di definizione di tale disciplina, sono John Ruskin e Eugène Viollet-le-Duc. Le loro differenti posizioni riguardo al restauro derivano, innanzitutto, da una differente concezione della natura e della storia.

Per Ruskin la natura e la storia sono testi complessi ma definiti e chiusi, in cui esiste un fondamento visibile che può rivelarsi in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. Anche Viollet-le-Duc insiste sulla necessità di un fondamento, ma ritiene anche che la legge originaria non si rivela mai completamente in un solo luogo e in un solo momento. L’universo di Viollet-le-Duc è ordinato ma aperto, il suo tempo è lineare e la pienezza della legge esiste solamente in una dimensione originaria. In un processo continuo e virtualmente infinito il principio d’ordine si rivela ed è perciò dallo studio della storia, oltre che dallo studio della natura, che possiamo dedurre un metodo fondato. Ma se nel corso del tempo la legge originaria da un lato si dispiega, dall’altro sprofonda e viene progressivamente nascosta, la storia diventa anche un peso che schiaccia la capacità inventiva dell’architetto ed è su tali premesse che Viollet-le-Duc basa la sua teoria del restauro.

Nel pensiero di Viollet-le-Duc l’architettura è un patrimonio su cui si può intervenire, per modificarlo e rimaneggiarlo. Ogni giusta architettura nasce dall’applicazione di un giusto metodo, ogni intervento e completamento fatto su di essa è legittimo purché si basi sulla comprensione e l’applicazione del metodo originariamente utilizzato; metodo che, in quanto tale, può essere applicato in modo da portare l’edificio a soddisfare esigenze moderne. L’ordine del monumento storico deve essere rispettato ma, non essendo un ordine chiuso, può essere sviluppato e completato. Con un ragionamento perfettamente parallelo, il gotico non è inteso da Viollet-le-Duc come l’architettura che più si avvicina a quella perfetta e universalmente valida, ma come la tappa imperfetta di un processo di sviluppo all’interno del quale hanno pari dignità l’arte greca e l’arte romana. Con ciò egli continua la tradizione francese che si interessa soprattutto agli aspetti costruttivi e strutturali dell’architettura medievale.

Per Ruskin, invece, il gotico è il momento nel quale si rivela il maggiore contenuto di verità, anche se ritiene che ogni edificio sia un luogo di rivelazione unico e irripetibile e come tale debba essere rispettato. Ruskin non si associa però al gusto sette e ottocentesco per i ruderi: nella rovina ama ciò che resta, non ciò che è perduto. La sua non è una meditazione sull’oblio, ma una volontà di comprendere e conservare il monumento nella sua interezza o, quanto meno, in una sua integrità. Ogni frammento equivale a una totalità e la distruzione di cui i monumenti portano il segno non è frutto dello scorrere del tempo, che certo non cancella il contenuto di verità e rivelazione dell’edificio, ma dell’incuria degli uomini e dell’incapacità tipicamente umana di conservare eternamente le proprie opere.


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