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Marguerite Yourcenar

Marguerite Yourcenar è una delle scrittrici più raffinate del Novecento. Educata fin dall’infanzia allo studio dei classici e al cosmopolitismo, si dedica giovanissima alla scrittura. Particolarmente affascinata dal mondo antico, concepisce un romanzo interamente incentrato sulla figura dell’imperatore Adriano, Le memorie di Adriano (1951), che le vale subito un clamoroso successo internazionale.

Una formazione cosmopolita

Marguerite Yourcenar

Memorie di Adriano

Mi rallegro che il male m’abbia lasciato la lucidità sino all’ultimo; di non aver dovuto subire la prova dell’estrema vecchiezza, di non esser destinato a conoscere quell’indurimento, quella rigidità, quell’inerzia, quella atroce assenza di desideri. Se i miei calcoli son giusti, mia madre è morta pressapoco all’età alla quale io son giunto; la mia vita è già stata d’una metà più lunga di quella di mio padre, morto a quarant’anni. Tutto è pronto: l’aquila incaricata di recare agli dèi l’anima dell’imperatore è tenuta in riserva per la cerimonia funebre; il mio mausoleo, sulla sommità del quale vengono piantati in questo momento i cipressi destinati a formare contro il cielo una piramide nera, sarà terminato pressappoco in tempo per deporvi le mie ceneri ancor tiepide. [...]Ho mandato a chiamare Antonino; un corriere lanciato a tutta corsa è partito per Roma. Rimbombano gli zoccoli di Boristene, galoppa il Cavaliere Trace... [...] Fino all’ultimo istante, Adriano sarà stato amato d’amore umano. Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più... Cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti...

M. Yourcenar, Memorie di Adriano, Torino, Einaudi, 1981

Marguerite Cleenewerck de Crayencour nasce a Bruxelles l’8 giugno 1903. Morta la madre (Fernande de Cartier de Marchienne) pochi giorni dopo il parto, è il padre Michael, ricco proprietario terriero, a occuparsi della sua educazione, che cura con estrema attenzione. Seguendo il padre nei suoi frequenti spostamenti tra Francia, Belgio e Olanda, Marguerite matura un profondo amore per il viaggio, che la accompagnerà per tutta la vita. Nel 1912 Marguerite si trasferisce a Parigi, dove dà avvio, sotto la guida di vari precettori e del padre stesso, ai suoi studi letterari. Allo scoppio della prima guerra mondiale si trasferisce a Londra, dove si dedica allo studio dell’inglese e del latino, e l’anno seguente torna a Parigi, dove studia il greco e l’italiano.

Fin dalla prima adolescenza la Crayencour, che assumerà lo pseudonimo di Yourcenar a 17 anni, in occasione della pubblicazione del suo primo libro di poesie, Le jardin des Chimères (1921), obbedisce alla sua vocazione letteraria, dedicandosi a saggi e novelle di tipo storico. Nel 1922 pubblica una seconda raccolta poetica, intitolata Les dieux ne sont pas morts, e nello stesso periodo intraprende una serie di viaggi in Italia che interessano le più importanti città d’arte: Venezia, Verona, Firenze, Napoli, Roma. A questa serie di viaggi risalgono la suggestione per Villa Adriana e una vasta raccolta di appunti che utilizzerà per le sue opere successive.

Se è dal 1926 che si può datare l’inizio vero e proprio della carriera letteraria della Yourcenar, è solo nel 1929, con il racconto Alexis o il trattato della lotta vana (Alexis ou le traité du vain combat, 1928), che la scrittrice si impone all’attenzione della critica. Il libro racconta la storia del giovane musicista Alexis che, in lotta con se stesso per la definizione della propria sessualità, finisce per lasciare la giovane moglie Monique, che pure ama, e il figlio da lei avuto. Il racconto, che si inscrive in una sensibilità gidiana, introduce alcuni aspetti che diventeranno caratteri fondamentali della scrittura della Yourcenar: la tendenza introspettiva, l’analisi impietosa dei propri fallimenti esistenziali, il lucido esame delle proprie debolezze. Il tema della sessualità è tra i motivi fondamentali della scrittura della Yourcenar, che dedica notevole attenzione all’aspetto erotico e sensuale anche nel saggio Pindaro (Pindare, 1932) e nelle Novelle orientali (Nouvelles orientales, 1938).

Del 1931 è la seconda prova romanzesca della Yourcenar, La Nouvelle Eurydice, che la stessa autrice considera non all’altezza della prosa di Alexis. Il romanzo è incentrato di nuovo sul tema omosessuale, e descrive il triangolo sentimentale che si crea tra i tre protagonisti: Stanislas, Thérèse ed Emmanuel. Il libro, che non ottiene i favori della critica, colpisce i recensori soprattutto per la fredda lucidità con cui è condotta la prosa.

Tra il 1932 e il 1934 sfruttando gli appunti dal suo viaggio in Italia – durante il quale ha assistito alla marcia su Roma – la Yourcenar si dedica alla stesura di La moneta del sogno (Denier du rêve), storia di un attentato fallito contro Mussolini che, oltre a segnalarsi per la forte presa di posizione critica nei confronti dell’immagine dell’Italia diffusa dalla propaganda ufficiale, risulta un efficace esempio del procedimento compositivo della scrittrice. Il romanzo, infatti, viene sottoposto a diverse revisioni, e pubblicato, con sostanziali modifiche, anche nel 1959 e nel 1971. Questa pratica di continua riscrittura, tesa alla ricerca di una prosa il più possibile lucida e serena, patinata da un velo di classica freddezza, interesserà anche le opere future, e costituisce uno dei tratti caratteristici della ricerca stilistica della Yourcenar.

Ancora nel 1934, la Yourcenar raccoglie e pubblica tre racconti, concepiti molti anni prima, riuniti sotto il titolo La Mort conduit l’attelage. È questo un periodo in cui la scrittrice si dedica a lunghi soggiorni in Grecia, che la porteranno alla composizione della raccolta di saggi Le voyage en Grèce e alla maturazione della raccolta di prose liriche Fuochi (Feux, 1936). L’opera, presentata dalla Yourcenar come il frutto di una profonda “crisi passionale” generata dall’amore non corrisposto per lo scrittore francese André Fraigneau, raccoglie una serie di scritti di carattere mitico e leggendario che hanno per centro la passione nelle sue varie manifestazioni, da quelle più assolute a quelle carnali.

Nel 1937 la Yourcenar incontra per la prima volta Grace Frick, un’intellettuale americana con la quale avvia una solida relazione sentimentale che durerà per 40 anni, fino alla morte della Frick. Del 1939 è il breve romanzo Il colpo di grazia (Le coup de grâce), che racconta con vena raciniana e sullo sfondo delle guerre baltiche e delle lotte al bolscevismo, la storia d’amore e morte tra Eric e Sophie, avversari politici; da questo libro il regista tedesco Volker Schlöndorff ricaverà, nel 1976, la sceneggiatura per un film. Alla notizia dello scoppio della seconda guerra mondiale, la Yourcenar abbandona l’Europa per trasferirsi negli Stati Uniti. Questo soggiorno, che nelle intenzioni della Yourcenar doveva durare pochi mesi, si protrae per 11 anni, durante i quali la scrittrice dapprima risiede a New York, dove ottiene un incarico di insegnamento presso il Sarah Lawrence College, poi nel Maine, dove nel 1950 acquista una villa con la Frick. In questo periodo la Yourcenar si dedica a un’intensa attività di traduzione rivolta a testi di varia natura, come liriche greche antiche – che raccoglierà nel volume La corona e la lira (La couronne et la lyre, 1964) – e spirituals afroamericani, che impara a conoscere in occasione di periodi di soggiorno negli Stati del Sud e che riunirà nel libro Fleuve profond, sombre rivière (1964). Negli stessi anni scrive anche Il mistero di Alcesti (Mystère d’Alceste, 1942), Elettra o La caduta delle maschere (Electre ou la chute des masques, 1943) e La sirenetta (La petite sirène, 1943).

Le memorie di Adriano e L’opera al nero

Nel frattempo, nel 1949 la Yourcenar aveva ricevuto dall’Europa gli oggetti personali depositati dieci anni prima a Losanna, che ormai considerava irrimediabilmente perduti: tra questi, in un baule, una stesura di quello che diventerà il suo capolavoro. Si tratta di un testo a cui la scrittrice ha lavorato fin dal 1924, riscrivendolo, tra il 1924 e il 1929 molte volte; la Yourcenar aveva poi rinunciato al progetto per riprenderlo nel 1934 e abbandonarlo nuovamente nel 1937. È in questa ultima versione che le giungono le carte, che si impegna a riscrivere da cima a fondo. Dopo un’intensa attività di documentazione, nel 1951 il libro è pronto, e Le memorie di Adriano (Mémoires d’Hadrien) viene pubblicato a Parigi riscuotendo un immenso e inatteso successo. Il libro, che costituisce il punto più alto della scrittura della Yourcenar, è ambientato nella Roma del II secolo ed è incentrato sulla figura dell’imperatore Adriano, che, sentendo ormai prossima la morte, decide di rievocare, in una lunga lettera destinata al suo giovane successore Marco Aurelio, le esperienze più importanti della sua vita. La formazione filosofica, i viaggi, le conquiste, gli amori dell’imperatore sono i temi di un romanzo che pone al proprio centro il lucido bilancio di un’intera esistenza. L’anziano imperatore descrive la parabola della sua vita con toni fortemente introspettivi e antiretorici, mettendo a nudo anche le proprie debolezze e fragilità. Nel ripercorrere la sua vita Adriano disegna il ritratto di un’esistenza votata al dovere, ma profondamente insensibile al potere e alla gloria: l’imperatore è infatti del tutto consapevole che il potere di Roma sta volgendo al declino e, ciononostante, si dedica con impegno al suo compito di guidare l’impero. Nella sua rievocazione, Adriano si concentra sui rapporti che hanno plasmato la sua esistenza, tra questi un ruolo privilegiato assume la relazione con il giovane Antinoo, che si concluderà con il suicidio del ragazzo e condannerà l’imperatore a sentirsi, per il resto della vita, un sopravvissuto capace di percepire il mondo solo nella sua deformità. Il romanzo, oltre a una lucida analisi interiore spinta fino al proposito di entrare nella morte “ad occhi aperti”, offre un vivace ed eruditissimo affresco della vita romana del II secolo e riscuote uno straordinario successo. La critica, il pubblico e il mondo letterario (il giudizio ammirato di Thomas Mann in una lettera a Kerényi è emblematico) consacrano la Yourcenar a scrittrice di prima grandezza.

Dopo la pubblicazione del libro la Yourcenar si dedica a numerosi viaggi per l’Europa, durante i quali tiene cicli di conferenze e scrive saggi sulla letteratura, alcuni dei quali poi confluiti in Con beneficio di inventario (Sous bénéfice d’inventaire, 1962). Ma gli anni Cinquanta sono per la scrittrice anche anni di attivismo politico, messo in atto attraverso l’adesione a numerosi gruppi per la difesa dei diritti civili, contro la proliferazione del nucleare, per la protezione degli animali e dell’ambiente. È un impegno che culminerà con l’istituzione, nel 1982, di una piccola riserva ecologica a suo nome nelle Fiandre. Nel frattempo pubblica, nel 1956, I doni di Alcippe (Les charités d’Alcippe), volume che raccoglie le sue poesie scritte dal 1928 in avanti, e, nel 1958, la Presentazione critica di Kavafis (Presentation critique de Constantin Cavafy).

È in questo periodo che inizia la stesura de L’opera al nero (L’oeuvre au noir), che pubblicherà nel 1968. Il protagonista dell’opera è il filosofo e chimico cinquecentesco Zenone, duramente perseguitato fino a scegliere di darsi la morte. Il titolo del libro allude al modo in cui gli alchimisti chiamavano la fase di dissoluzione della materia e, simbolicamente, rappresenta il momento in cui la coscienza individuale riesce a superare la materialità dei suoi pregiudizi per raggiungere la verità.

Gli onori

Gli anni Settanta sono per la Yourcenar un periodo di prestigiosi riconoscimenti: nel 1970 l’Accademia Reale Belga di lingua e letteratura francese elegge Marguerite Yourcenar fra i membri stranieri, nel 1971 la scrittrice ottiene a Parigi la Légion d’honneur, nel 1972 consegue il dottorato honoris causa al Colby College e nel 1977 riceve il Grand Prix de l’Académie Française, di cui nel 1980, prima donna nella storia, è ammessa a far parte (il discorso che pronuncerà in questa occasione è dedicato a Roger Caillois). È in questi stessi anni che la Yourcenar lavora al progetto de Il labirinto del mondo (Le labyrinthe du monde), alla base del quale è il ritorno alle terre originarie della madre e che mira alla rievocazione della storia della propria famiglia per inserirla nella storia più ampia del XX secolo. Di questo progetto fanno parte i libri Care memorie (Souvenirs pieux, 1974), Archivi del Nord (Archives du Nord, 1977) e Quoi? L’éternité, pubblicato postumo e incompiuto solo nel 1988.

Nel 1979 muore Grace Frick e la scrittrice si accompagna, per gli ultimi viaggi della sua vita, al giovane Jerry Wilson, che la seguirà in Egitto, Tailandia, Giappone (dove la Yourcenar si reca per la traduzione di Cinque Nô moderni di Yukio Mishima, che verrà pubblicata nel 1984). È la compagnia di Wilson (che morirà di Aids nel 1986 e renderà turbolenti gli ultimi anni di vita della scrittrice) che spinge la Yourcenar a progettare un’opera composta dai suoi resoconti di viaggio; nasce così il cantiere de Il giro della prigione (Le tour de la prison), che prende il titolo da una celebre frase del suo Zenone de L’opera al nero: “Chi sarebbe così insensato da morire senza aver fatto almeno il giro della propria prigione?”. Il volume, benché incompleto (uscirà postumo nel 1991), è prezioso per il quadro ricco e analitico che l’autrice offre soprattutto del mondo orientale. Nel frattempo viene pubblicata in Francia, nel 1983, la raccolta di saggi Il tempo, grande scultore (Le Temps, ce grand sculpteur). Nel novembre 1987 Marguerite Yourcenar è colpita da un attacco cerebrale, che la porterà, il 17 dicembre dello stesso anno, alla morte. Esce postumo, nel 1989, il volume Pellegrina e straniera (En pèlerine et en étranger), che raccoglie scritti vari su viaggi, libri, opere d’arte e ricordi raccolti dalla scrittrice dal 1934 fino agli ultimi giorni.


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