Seicento - Scienze e tecniche

Mecenatismo, accademie e organizzazione della scienza

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La nascita delle accademie scientifiche costituisce uno dei principali fattori di crescita della scienza moderna. Costituendosi come istituzioni indipendenti dalle università, le accademie, che spesso ricevono finanziamenti e protezione dai principi e dai sovrani, possono svolgere indagini innovative in vari ambiti della scienza. Ricerche sperimentali, collaborazione tra scienziati e comunicazione scientifica attraverso periodici sono elementi cratterizzanti le accademie del Seicento. La loro tipologia è piuttosto varia: va dalle organizzazioni informali di carattere privato fino all’Accademia delle Scienze di Parigi, che è direttamente controllata dallo Stato.

Accademie e società scientifiche

Le accademie scientifiche seicentesche nascono come sviluppo delle accademie rinascimentali, le cui attività concernevano soprattutto le arti, le lettere e la filosofia. L’ideale baconiano di una scienza fondata sulla collaborazione e sul ricorso sistematico alla sperimentazione si realizza in varie accademie e società scientifiche europee, delle quali fanno parte, e spesso con un ruolo di primo piano, i maggiori scienziati del secolo, quali Galilei, Huygens, Borelli, Boyle, Hooke e Newton. È grazie alle accademie che si forma la consapevolezza degli uomini di scienza di far parte di una comunità che condivide le stesse finalità e che si caratterizza per un comune progetto scientifico da realizzare. Esse favoriscono la collaborazione tra scienziati e introducono nuovi contenuti e metodi di indagine, in particolare la ricerca sperimentale e l’uso di strumenti scientifici. Infine, è dalle accademie che hanno origine i primi periodici scientifici, che determinano un nuovo modo di comunicare la scienza. Per queste ragioni, le accademie e società scientifiche sono a buon diritto considerate una componente essenziale della cosiddetta rivoluzione scientifica del Seicento.

Alla nascita delle accademie e società scientifiche contribuisce non solo l’opera di dotti e scienziati che aspirano a creare nuove forme di organizzazione della ricerca libere dai vincoli imposti dalle università, ma anche il mecenatismo di principi e di membri dell’aristocrazia. Non meno importante per lo sviluppo delle accademie scientifiche è l’opportunità di carriera, la disponibilità di mezzi per pubblicare i propri lavori e il prestigio sociale che ricevono coloro che ne fanno parte.

La tipologia delle accademie europee del XVII secolo è molto varia. In alcuni casi si tratta di gruppi informali privi di un nome e di un’organizzazione stabile, ma che usano un determinato luogo per dar vita a incontri periodici. Vi sono poi accademie che si strutturano come club privati, si autofinanziano e si danno regole precise per regolamentare l’accesso e il funzionamento. Infine, vi sono le accademie che ottengono un riconoscimento dal principe e quelle che nascono per l’iniziativa dei sovrani, che le sovvenzionano e ne determinano modalità di funzionamento e finalità di ricerca.

Le accademie e società scientifiche hanno un carattere cosmopolita e facilitano la collaborazione tra scienziati di differenti Paesi e confessioni. Tuttavia sarebbe erroneo considerarle impermeabili alle vicende politico-religiose. In molti casi, il loro ruolo rientra in precisi progetti politico-economici finalizzati all’accrescimento del prestigio e del potere del principe, nonché alla promozione di politiche di espansione economico-militare.

Le accademie in Italia

Una delle prime accademie scientifiche è l’Accademia dei Lincei, attiva a Roma nei primi tre decenni del Seicento. Nel 1603, Federico Cesi, membro di una delle più potenti famiglie romane, insieme ad altri tre giovani dà vita a un sodalizio che ben presto si struttura in accademia, che adotta come emblema una lince con il motto Sagacius ista, che allude all’osservazione diretta della natura, cui i quattro giovani intendono dedicare le proprie energie. Oltre a Cesi i primi membri dell’Accademia dei Lincei sono Francesco Stelluti, Anastasio de Filiis e l’olandese Johannes Heck (1577-1620 ca.). L’Accademia dei Lincei si dà uno statuto, delle regole di affiliazione e sviluppa una fitta rete di contatti tra studiosi non solo italiani, ma anche di altri Paesi europei. Animatore e finanziatore dell’Accademia è Federico Cesi, che cerca, senza riuscirci, di aprire delle sedi dell’Accademia a Napoli e in Germania. Dell’Accademia entrano a far parte alcuni dei più noti naturalisti e scienziati italiani: Giambattista della Porta, Ferrante Imperato, Galileo Galilei, Fabio Colonna, Nicola Antonio Stelliola. L’Accademia dei Lincei si fonda sulla collaborazione scientifica tra i suoi membri e prevede incontri periodici. Le ricerche dei Lincei si incentrano su molteplici temi: filosofia, botanica, chimica e astronomia. I Lincei svolgono un ruolo particolarmente rilevante nella produzione delle opere scientifiche galileiane, in particolare dell’Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari (1613) e de Il saggiatore (1623). Grazie ai loro legami con la Curia romana, Cesi e alcuni Lincei cercano (senza successo) di rendere accette alle gerarchie ecclesiastiche le teorie copernicane sostenute da Galilei. Dopo la morte di Federico Cesi, l’Accademia si dissolve rapidamente.

L’altra accademia scientifica italiana del Seicento, anch’essa legata all’opera di Galileo, è l’Accademia del Cimento, di cui fanno parte alcuni discepoli dello scienziato pisano. L’Accademia del Cimento nasce nel 1657 per volontà di Leopoldo de’ Medici e di suo fratello il granduca Ferdinando e ha tra i suoi principali membri Giovanni Alfonso Borelli, Francesco Redi e Vincenzo Viviani. Il motto dell’Accademia – “provando e riprovando” – vuole sottolineare il carattere sperimentale delle ricerche condotte dall’associazione. La vocazione sperimentale del Cimento è rafforzata dalla necessità di evitare che le ricerche tocchino questioni teoriche sospette alle autorità religiose, come l’atomismo e la cosmologia eliocentrica. La storiografia più recente ha messo in luce la dipendenza del Cimento dal principe: l’Accademia infatti non si dà mai uno statuto, né regole che ne definiscano le modalità di ammissione. Il nome stesso è deciso molto tardi, quando le attività stanno terminando. Tra i contemporanei è definita “Accademia del Principe Leopoldo” e molto raramente “Accademia del Cimento”. L’attività sperimentale ha carattere occasionale e non segue un progetto scientifico ben preciso; spesso si svolge in un clima di discordia e rivalità tra gli scienziati tipico delle corti rinascimentali. I risultati delle indagini sperimentali sulla pressione dell’aria, la termometria, i passaggi di stato e l’acustica sono in parte pubblicati nei Saggi di naturali esperienze, che vedono la luce solo nel 1667, quando ormai le attività dell’Accademia sono cessate. La redazione dei Saggi dura molti anni, poiché il testo è più volte rielaborato da Lorenzo Magalotti, segretario dell’Accademia. A causa di questo ritardo, l’opera ha un limitato impatto sulla comunità scientifica internazionale; la sua pubblicazione avviene infatti alcuni anni dopo quella dei risultati degli esperimenti di Boyle con la pompa pneumatica.

Le organizzazioni scientifiche in Inghilterra

Nella prima parte del Seicento in Inghilterra si ha un fiorire di circoli e organizzazioni scientifiche informali, che culmina con la nascita della Royal Society nel 1660. Tra questi i più noti sono il Circolo di Hartlib e l’Oxford Club di Filosofia Sperimentale.

Il gruppo di scienziati e intellettuali – di orientamento prevalentemente puritano – che si raccoglie intorno a Samuel Hartlib fra il 1640 e il 1660 si caratterizza per un impegno volto al progresso delle scienze e tecniche e alla ideazione di ambiziosi progetti di riforma sociale, dell’istruzione e della pratica medica. Non meno importanti sono le iniziative politico-religiose del Circolo di Hartlib finalizzate alla riunificazione delle Chiese protestanti in Europa.

Originario di Elbing, in Prussia, Hartlib riceve una formazione calvinista all’università di Königsberg, studia poi a Cambridge e quindi si stabilisce a Londra. Hartlib, che condivide l’ideale baconiano di progresso delle scienze e l’aspirazione a una generale riforma del sapere, dà vita a una vastissima rete di corrispondenze tra scienziati, filosofi e teologi in Europa e in America del Nord, per mezzo della quale giungono in Inghilterra informazioni scientifiche. Alle attività del Circolo di Hartlib partecipa il pedagogista e teologo moravo Johan Amos Komensky, noto come Comenius, che su invito di Hartlib trascorre due anni in Inghilterra, dal 1648 al 1650. Hartlib e i suoi collaboratori condividono i disegni dei paracelsiani di riforma della medicina su base sperimentale, nonché le richieste di abolizione dei privilegi di cui godono i medici accademici. I medici – secondo i progetti di Hartlib – devono essere stipendiati dallo Stato al fine di prestare la propria opera all’intera popolazione. Il Circolo di Hartlib mira a una riforma del sapere in senso utilitaristico, che prevede la valorizzazione e diffusione delle conoscenze tecniche, nonché la stesura delle storie naturali – concepite come impresa collettiva. Parte integrante dei progetti di Hartlib è la valorizzazione delle arti pratiche, delle competenze di “meccanici” privi di istruzione accademica. Intorno al 1647, Hartlib comincia a lavorare alla creazione di un “Office of Address”, con lo scopo di promuovere le scienze, le tecniche, le invenzioni e fornire adeguati impieghi a persone dotate di ingegno e di capacità tecniche. Malgrado i buoni rapporti con il Parlamento, Hartlib non riesce a ottenere i finanziamenti per fare dell’“Office” un’istituzione pubblica e nessun esito hanno i suoi progetti di riforma dell’istruzione, che prevedono la creazione di collegi per l’insegnamento delle arti meccaniche. Tra i membri del Circolo di Hartlib figurano alcuni dei futuri fondatori della Royal Society, come Robert Boyle e il matematico e inventore William Petty. Una delle proposte formulate dal giovane Boyle è di portare le conoscenze tecniche dai laboratori e dalle botteghe degli artigiani nelle scuole, al fine di far progredire le arti meccaniche. Analoghi progetti sono formulati da William Petty, uno dei più vivaci ingegni dell’Inghilterra del Seicento, che si impegna a realizzare innovazioni tecniche nell’agricoltura e nell’attività mineraria.

Negli anni Cinquanta e Sessanta del Seicento, Oxford è uno dei più vivaci centri di ricerca scientifica: vi sono attivi circa 100 tra scienziati e medici che svolgono ricerche sperimentali e pubblicano opere scientifiche e mediche. Il nucleo della scienza oxoniense è costituito dal cosiddetto Oxford Experimental Philosophy Club animato da John Wilkins (1614-1672), Warden (direttore) del Wadham College dal 1648 al 1659. Wilkins giunge a Oxford con il compito di riorganizzare l’università secondo le direttive del Parlamento, ma persegue una linea di compromesso tra le componenti realiste e i sostenitori del Parlamento. Il suo disegno è di attrarre a Oxford i più brillanti uomini di scienza e creare condizioni di collaborazione scientifica. Il suo College diviene un centro di ricerca in chimica, botanica e meccanica. Wilkins convince Boyle a trasferirsi ad Oxford, dove operano matematici e astronomi come Seth Ward, John Wallis, William Petty, Christopher Wren, un ingegno poliedrico quale Robert Hooke, medici quali Thomas Willis e Ralph Bathurst. In campo medico, le ricerche del gruppo di Oxford si concentrano sulla circolazione del sangue, la respirazione, l’anatomia del cervello e del sistema nervoso. Hooke costruisce con Boyle la pompa pneumatica, mentre Boyle organizza un corso di chimica tra i cui allievi vi è il filosofo John Locke. Anche se i membri del circolo di Hartlib e del Club di Oxford in parte si sovrappongono, i due gruppi hanno indirizzi piuttosto differenti: il primo unisce a indagini di carattere pratico e finalizzate al bene comune progetti di riforma sociale e intellettuale; il secondo ha un orientamento di ricerca di carattere sperimentale, include una pluralità di posizioni politico-religiose e non persegue progetti di riforma. Ambedue i circoli scientifici, più un gruppo di uomini di scienza attivi al Gresham College, possono essere considerati le radici della Royal Society, la principale accademia scientifica dell’età moderna, di cui Isaac Newton è presidente dal 1703 fino alla morte nel 1727.

La Royal Society è fondata in modo informale il 28 novembre del 1660 da un gruppo di scienziati riuniti al Gresham College di Londra, ed è poi riconosciuta da Carlo II nel 1662; solo nel 1663 assume ufficialmente il nome di “Royal Society”. Adotta come motto Nullius in Verba, che deriva da un verso di Orazio: Nullius addictus iurare in verba magistri (“Non obbligato a giurare sulle parole di alcun maestro”, Epistole, I, 1, 14), per sottolineare lo spirito di libertà che ne avrebbe dovuto ispirare l’indagine scientifica. Il contenuto delle ricerche è soprattutto di carattere sperimentale, mentre evita di includere temi politici e religiosi dalle proprie attività. Nel primo periodo di vita, la Royal Society deve molto all’infaticabile opera di Henry Oldenburg, che ne è il segretario dal 1662 al 1677. Oldenburg, giunto in Inghilterra come inviato del Senato di Brema presso Oliver Cromwell, entra in contatto con Samuel Hartlib e con la famiglia Boyle; in breve tempo crea una rete di corrispondenza con dotti e scienziati europei e dell’America del Nord, contribuendo a diffondere le ricerche della Royal Society e a far giungere agli scienziati inglesi notizie sulle ricerche condotte altrove. La sua vastissima corrispondenza è uno dei principali canali della diffusione delle conoscenze scientifiche nell’Europa della seconda metà del Seicento. Nel 1665 Oldenburg crea uno dei primi periodici scientifici moderni, le “Philosophical Transactions of the Royal Society”, che raccolgono e divulgano contributi scientifici dei maggiori scienziati del tempo, pubblicano notizie, ricerche scientifiche e recensioni di libri provenienti da tutta Europa. Organizzata come un club privato e autofinanziato, la Royal Society è solo in parte costituita da scienziati, un’altra parte (più numerosa) è costituita da membri dell’aristocrazia, molti dei quali privi di interessi e competenze scientifiche, ma desiderosi di aderire a una istituzione riconosciuta da Carlo II Stuart. Di fatto, solo una piccola percentuale dei fellows svolge un ruolo attivo di organizzazione e di ricerca. Va inoltre sottolineato che le attività di ricerca della Royal Society sono discontinue e la mancanza di fondi, a causa dell’assenza di impegno finanziario da parte della Corona, rendono la sua esistenza alquanto difficile.

Organizzazioni scientifiche in Francia

Nella prima metà del secolo molteplici circoli scientifici e accademie sono attivi in varie città della Francia. Nicolas-Claude Fabri de Peiresc, umanista e naturalista di Aix-en-Provence, mette in comunicazione scienziati e filosofi e trasmette informazioni scientifiche tra i dotti di varie parti d’Europa. A Parigi, dalla sua cella nel convento dei Minimi, Marino Mersenne è per più di trent’anni un instancabile organizzatore della vita scientifica francese. Tra i suoi innumerevoli corrispondenti vi sono Galilei, Descartes, Gassendi e Torricelli. Mersenne, che sostiene l’ideale di una fusione della scienza con la religione cristiana, promuove in Francia la meccanica galileiana e dà contributi di primo piano alla matematica, alla teoria musicale, alla meccanica e alla pneumatica.

Negli anni Trenta del Seicento sorge il Bureau d’Adresse di Théophraste Renaudot (1584-1653), fondatore della “Gazette de France” e medico del Re, con lo scopo di fornire assistenza (soprattutto medica) ai poveri. Con il sostegno del cardinale Richelieu, Renaudot organizza una serie di conferenze, nel corso delle quali sono promosse la medicina sperimentale e la iatrochimica.

Per circa dieci anni, a partire dal 1653, nell’Hôtel de Montmor, situato al numero 79 della rue du Temple a Parigi, un gruppo di savants dà vita ad un’accademia patrocinata da Henri-Louis-Habert de Montmor. I partecipanti agli incontri scientifici dell’Hôtel de Montmor sono in gran parte legati a Mersenne e a Gassendi. Quest’ultimo, che alloggia al secondo piano del palazzo, è il principale promotore degli incontri scientifici. Oltre a Montmor e a Gassendi, alle riunioni partecipano astronomi e matematici, come Ismaël Boulliau, Blaise Pascal e Gilles Persone de Roberval, nonché medici come Guy Patin. Gli accademici si riuniscono settimanalmente e stabiliscono norme per l’affiliazione e uno statuto; tuttavia l’accademia non perde mai il suo carattere privato.

A differenza della Royal Society di Londra, che per molto tempo mantiene le caratteristiche di un club privato, l’Académie Royale des Sciences di Parigi è un’istituzione statale, creata nel 1666 da Jean Baptiste Colbert e sovvenzionata dalla Corona. Il suo scopo non è solo di condurre ricerche di filosofia naturale e matematica, ma di applicare le scienze a finalità pratiche (cartografia, geodesia, idraulica e ingegneria). La sua nascita risponde al desiderio di Colbert di creare un’istituzione con cui centralizzare e tener sotto controllo l’attività degli scienziati orientandola verso fini tecnologici di carattere civile e militare. Con l’Académie Colbert ritiene di poter assumere un ruolo di maggior rilievo a Corte, offrendo allo stesso tempo a Luigi XIV un’ulteriore opportunità di esercitare una forma di mecenatismo volto ad accrescere il prestigio del sovrano in Francia e all’estero. Luigi XIV, come del resto Carlo II, non nutre alcun interesse per le scienze: per il Re Sole, l’Académie des Sciences, cosi come l’Académie des Inscriptions et Belles-lettres (1663), le Académies de Peinture et de Sculpture (1664) e l’Académie d’Architecture (1671), è un’istituzione che contribuisce al prestigio del Re. La prima riunione dell’Académie ha luogo nella Biblioteca del Re, in presenza del sovrano, e l’evento è celebrato con il conio di una medaglia. Il Re Sole visita soltanto due volte l’Académie, che è controllata dal ministro delle finanze Colbert e successivamente dal ministro François-Michel Le Tellier, marchese di Louvois. I ministri ne nominano il segretario e i membri, i quali, a differenza dei loro colleghi londinesi, percepiscono uno stipendio; i ministri svolgono anche una funzione di controllo e di indirizzo delle ricerche degli accademici e organizzano le missioni scientifiche dell’Académie.

La nascita dell’Observatoire di Parigi è dovuta all’astronomo Adrien Auzout e a Colbert, che ne caldeggiano la creazione all’indomani della fondazione dell’Académie. Secondo i progetti, l’edificio dell’osservatorio, che è completato nel 1683, avrebbe dovuto ospitare gli strumenti destinati all’attività astronomica e servire da centro di lavoro per tutti gli accademici, con sale per riunioni e laboratori. Dopo Colbert, con Louvois (1641-1691) e Louis Phélypeaux de Pontchartrain (1643-1727), l’Académie non ha maggior autonomia: sono nominati un presidente e un tesoriere, ma il controllo indiretto dei ministri sulle nomine dei membri, sulle attività e sulle pubblicazioni dell’Académie rimane inalterato.

Nel panorama della scienza secentesca l’Académie si caratterizza per aver realizzato la prima forma di professionalizzazione della ricerca scientifica. I membri dell’Accademia, inizialmente non molti (dai 20 del 1666 a un massimo di 34 nel 1699), hanno diritto a un alloggio e si incontrano due volte a settimana. Le attività di ricerca comprendono matematica, meccanica e astronomia, chimica, anatomia e storia naturale. L’astronomia è coltivata da Huygens, Cassini, Adrien Auzout e dal danese Olaus Christensen Römer ed è indirizzata anche a scopi pratici, come la determinazione della longitudine, la geodesia e la cartografia. I chimici, che dispongono di un laboratorio nella Bibliotèque Royale, svolgono indagini sulle acque minerali, sulle piante e sulla fisiologia della digestione. Su richiesta di Colbert, l’Académie realizza una carta della Francia, contribuisce alla costruzione delle fontane di Versailles e mette a punto tecniche per saggiare l’oro e l’argento estratti nelle miniere americane.

L’appartenenza all’Académie conferisce un potere non indifferente nella scienza francese, in quanto svolge ben presto un ruolo di controllo della ricerca. I risultati del lavoro degli accademici sono pubblicati nel “Journal des Sçavans”, che, sorto nel 1665, è l’organo (non ufficiale) dell’Académie – il suo direttore, l’abbé Jean Gallois è anche segretario dell’Accademia. Alcuni membri dell’Académie, seguendo le dinamiche tipiche delle carriere nell’ancien régime, sfruttano la posizione accademica per ottenere benefici anche per i propri figli. Sia i figli che i nipoti del matematico e astronomo Philippe de la Hire (1640-1718), così come dell’astronomo italiano Gian Domenico Cassini, sono membri dell’Académie. I Cassini sfruttano meglio di altri i privilegi derivanti dall’appartenenza all’Académie, mantenendo la direzione dell’Osservatorio fino al 1845.

Pressioni di carattere religioso influenzano la vita dell’Accademia parigina: con la revoca dell’editto di Nantes (1685), che garantiva libertà di culto agli ugonotti, Christiaan Huygens, il più prestigioso membro dell’Académie, è costretto a far ritorno nelle Province Unite.

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