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New dada e nouveau réalisme

Negli anni Cinquanta, in Europa e negli Stati Uniti, vengono ripresi e attualizzati alcuni dei temi e delle tecniche caratteristiche del dadaismo. Ma se per il dadaismo storico il rifiuto della razionalità e la distruzione della “vecchia” arte erano considerati essenziali per l’abbattimento delle convenzioni borghesi, per le nuove tendenze dadaiste scopo dell’arte è soltanto quello di offrire un nuovo tipo di immagine, capace di stabilire originali relazioni percettive tra le forme e gli oggetti comuni.

Combine painting

Negli anni Cinquanta, in Europa e negli Stati Uniti, vengono ripresi e riattualizzati alcuni dei temi e delle tecniche più caratteristiche del dadaismo: un completo rifiuto dell’idea tradizionale d’opera d’arte, l’elevazione a valore artistico dei ready-made, l’utilizzo e la rielaborazione di immagini provenienti dai mezzi di comunicazione di massa. Ma, se per il dadaismo storico il rifiuto della razionalità e la distruzione della “vecchia” arte erano considerati essenziali per l’abbattimento delle convenzioni borghesi, per le nuove tendenze dadaiste scopo dell’arte è soltanto quello di offrire un nuovo tipo di immagine, capace di stabilire originali relazioni percettive tra le forme e gli oggetti comuni. Dalla metà degli anni Cinquanta gli appartenenti alla corrente new dada americana cominciano a sentire una profonda insofferenza verso l’espressionismo astratto, tendenza dominante del momento. Nel programma neodadaista vi è la volontà di costruire un innovativo approccio percettivo della realtà quotidiana, che si traduce nel riceverne gli stimoli e tradurli in nuove immagini. Principali artefici di questo cambiamento sono Robert Rauschenberg e Jasper Johns . L’arte di Rauschenberg, pur essendo fortemente influenzata dall’action painting, si sviluppa attraverso la realizzazione di quadri-scultura e assemblaggi d’immagini, chiamati combine painting. Immagini video, fotografie, cartoline e ritagli di giornali e riviste si combinano infatti a vaste campiture, definendo un nuovo stile che si colloca tra la ricerca concettuale e la pop art.

Anche Jasper Johns, abbandonando ogni reminiscenza di action painting, si concentra sulla rappresentazione dei simboli della società contemporanea ad esempio realizzando opere che riproducono la bandiera degli Stati Uniti. Johns sceglie di intervenire su immagini apparentemente banali, di cui rivaluta il cliché visivo ormai spogliato di ogni significato. Questo permette di giungere a una rappresentazione dell’oggetto che diventa al tempo stesso astratta e figurativa.

Nouveaux réalistes

Parallelamente al new dada americano, un gruppo di giovani artisti europei sviluppa una ricerca molto simile e talvolta convergente, che nel 1960 verrà definita dal critico francese Pierre Restany come nouveau réalisme. L’idea di fondo che accomuna i loro lavori è che l’arte contemporanea debba porre l’attenzione più all’azione dell’artista che all’opera realizzata. L’opera d’arte tende, quindi, sempre più a divenire una pura testimonianza materiale dei processi di produzione dell’artista. Talvolta la ricerca è basata esclusivamente sull’elaborazione mentale di un’azione, capace di determinare un rapporto diretto con il pubblico, a volte anche fortemente polemico e provocatorio. Altre volte la sostituzione della tradizionale rappresentazione pittorica avviene tramite l’esposizione di oggetti d’uso comune, sui quali l’artista compie un’azione distruttiva similare a quella compiuta sui valori della società in cui vive; oppure ponendo l’accento sulla conservazione degli oggetti d’uso comune, in polemica con i meccanismi di consumo imposti dalla moderna società capitalistica. La ricerca di uno stretto rapporto con la materia e le possibili relazioni esistenziali che l’artista stabilisce con essa, iniziano a definire una posizione di rifiuto e di conflitto con la realtà, che sarà in seguito proseguita dall’arte pop e concettuale. Come per il new dada americano, anche il panorama artistico del nouveau réalisme appare molto differenziato. Come avviene nell’opera dell’artista svizzero Jean Tinguely, il quale costruisce macchine “inutili”, o ironicamente imitanti i meccanismi delle “vere” macchine, con un atteggiamento caricaturale nei confronti del bisogno incessante di consumo della società contemporanea. L’artista svizzero percepisce, quindi, nel movimento e nei rumori degli strumenti di produzione, con cui l’uomo industrializzato è costretto a convivere, un movimento angosciante e paradigmatico della nostra società. L’istinto di conservazione, di fronte ai processi di distruzione provocati dalla produzione capitalistica, è evidenziato dall’artista bulgaro Christo tramite l’impacchettamento di edifici, monumenti e montagne. Come nel caso in cui ricopre le scogliere di Dover o innalza una struttura architettonica fatta di materiali di scarto in una strada di Parigi, viene messo in risalto il conflitto che viene a prodursi tra gli elementi artificiali creati dall’uomo e la natura che è costretta a subirli. Riguardo all’opera dell’artista bulgaro il critico Pierre Restany scrive provocatoriamente: “In un momento in cui l’architettura conta troppi ingegneri o uomini d’affari e non abbastanza poeti, Christo fa parte di quegli artisti che assumono il rilancio immaginativo di quel campo”. L’artista francese Armand Fernandez, in arte Arman, segue le ricerche condotte anni prima dall’artista tedesco Kurt Schwitters e incomincia a sperimentare diversi tipi di assemblaggio d’oggetti. Alla fine degli anni Sessanta arriva alla definizione della sua ricerca attraverso la realizzazione di Accumulazioni, composizioni fatte con oggetti di recupero, Pattumiere, normale spazzatura messa dentro contenitori trasparenti, e Collere, opere eseguite bruciando o rompendo con violenza vari oggetti, poi incollati su dei supporti piatti.

Il pittore francese Yves Klein appassionato studioso di filosofie orientali e discipline esoteriche, pone come elemento centrale della sua ricerca l’idea di vuoto e d’immateriale, al fine di giungere alla sacralità delle cose. Lo studio del significato simbolico del colore porta l’artista francese alla definizione di una particolare tonalità di blu, in grado di stimolare nello spettatore le emozioni più profonde. Per mezzo di azioni quali il tentativo di dipingere di blu la pioggia mentre cade al suolo, o la realizzazione di “ritratti rilievo” ricavati con dei calchi direttamente sul corpo umano, Klein offre nuovi strumenti per la comprensione dei meccanismi che ci permettono di incidere e rinnovare completamente la nostra coscienza.

Piero Manzoni, richiamandosi all’antiarte teorizzata da Marcel Duchamp, mette in pratica una totale radicalizzazione del linguaggio artistico. Le sue opere monocrome bianche su teli di stoffa, cotone e altri materiali si distinguono, infatti, per l’assenza del colore. Con un’azione concettuale, le opere dell’artista italiano eliminano, quindi, qualunque coinvolgimento esterno all’entità considerata e riducono lo spazio e il tempo alla loro dimensione più estrema, assoluta e pura. Manzoni, inoltre, considera come oggetto d’arte qualsiasi cosa prodotta dall’esistente. Seguendo questa idea, tra il 1959 e il 1961, realizza sculture fatte d’aria, uova autenticate e mangiate dal pubblico, escrementi dell’artista, inscatolati come una qualsiasi merce e venduti secondo il prezzo di mercato. Nelle opere proposte è la lucida ironia dell’artista che aggiunge lo status di arte all’oggetto. “Non c’è niente da fare – dichiara Manzoni – c’è solo da essere, solo da vivere”. Nonostante Yves Klein e Piero Manzoni, due degli esponenti più rilevanti del movimento, muoiano molto giovani, il loro atteggiamento sarcastico verso l’arte e le provocatorie strategie di comunicazione influenzano fortemente le tendenze artistiche successive. A partire dai primi anni Sessanta, in Europa e negli Stati Uniti, le opere e le performances anarchiche del movimento Fluxus avviato da George Maciunas con John Cage, Yoko Ono, Joseph Beuys, riprendono le ricerche espressive del new dada e del nuoveau réalisme, e aprono la strada a nuove declinazioni dell’arte concettuale.


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