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Robert Musil

L’incompiuto L’uomo senza qualità resta una delle opere più significative e complesse del Novecento, percorsa da una costante vena saggistica e dal senso inquieto della decadenza austriaca. La coscienza del protagonista fronteggia un mondo popolato da donne sensuali e personaggi altolocati dediti a sotterranee manovre politiche. Lo studio dei personaggi proviene dalle novelle di Tre donne e, soprattutto, dall’universo chiuso e crudele del collegio de I turbamenti del giovane Törless, con il quale lo scrittore austriaco si inserisce a pieno diritto nel filone tardo del romanzo di formazione.

I turbamenti del giovane Törless e le prime opere

Robert Musil

Il giovane Törless

Una grande intuizione si compie solo per metà nell’ambito del cervello, il resto avviene nel fondo oscuro dell’interiorità, ed essa è prima di tutto uno stato dell’anima, sul cui vertice il pensiero sta posato, niente più che un fiore. Per far levare in alto quest’impulso a Törless altro non era servito che uno sconvolgimento dell’animo. [...] “Vi è in me qualcosa di oscuro, sotto a tutti i pensieri, qualcosa che non posso misurare con i pensieri, una vita che non si esprime in parole e che pure è la mia vita...”

R. Musil, Il giovane Törless, Roma, Newton Compton, 1991

L’ingegnere Musil, nato in Carinzia, ci appare come una figura in continuo esilio, destinata a spostarsi da un angolo all’altro della Mitteleuropa, animata da un’insofferenza palese nei confronti della Vienna capitale dell’Impero, e da una volontà di autoisolamento che collega gli anni giovanili a quelli della sua maturità, quando arriva la sua consacrazione come scrittore.

Proprio a un episodio della gioventù, la formazione nel rigido istituto tecnico militare di Mährisch-Weisskirchen, si riconnettono ambienti e motivi del primo romanzo di Musil, I turbamenti del giovane Törless (Die Verwirrungen des Zöglings Törless, 1906). Come si è spesso rilevato, nella forma tripartita del libro si assiste a una vicenda di iniziazione: il sedicenne Törless giunge al collegio di W., separandosi dall’amata madre, per imbattersi in un mondo isolato, dominato dalla banale crudeltà dei suoi ospiti, dove vigono leggi di prevaricazione e ciniche fantasie di superiorità intellettuale e sprezzo per il mondo, espresse in particolare dalle figure di Reiting e Beineberg. Ma accanto alla crudeltà, il tirocinio di Törless annovera la scoperta della sensualità, nel richiamo esercitato ai margini del bosco dalla matura prostituta Bozena, e soprattutto, dall’attrazione omoerotica che lo lega alla bellezza di Basini. Quest’ultimo diviene oggetto di ripetute umiliazioni, da parte di Reiting e Beineberg: scoprendo l’accaduto, Törless (il cui nome porterebbe con sé il significato di “senza porta”, sintomo di una sua precedente chiusura al mondo e all’esperienza) vede spalancarsi di fronte a sé “una strana idea”, una trama nebulosa dove le scene sado-masochistiche e i primi fremiti di desiderio si fondono nell’idea possibile di una frontiera da superare “tra la vita che si vive e la vita che si sente”, verso la compiuta realizzazione dei propri istinti sessuali. Il romanzo si chiude in forma circolare, sul ritorno della madre, che accompagna Törless mentre dà l’addio al collegio: è una forma simbolica di commiato dall’adolescenza, per entrare nel vivo della maturità. Nel fare i conti con i propri anni giovanili, Musil aggiunge con Törless una pagina tarda del genere europeo del Bildungsroman, o romanzo di formazione: secondo Franco Moretti, tra le ultime vicende del genere, Törless rivela la figura del trauma come momento di disillusione e contemporanea crescita, comune ad altre opere di inizio secolo; la peculiarità del romanzo di Musil risiede nell’essere costruito su una serie ininterrotta di rivelazioni traumatiche: benché per l’epoca non si possa tracciare un rapporto genetico tra il romanziere e le scoperte di Sigmund Freud al riguardo, il trauma in Törless funziona egregiamente come meccanismo di apertura delle porte dell’inconscio, di pulsioni e desideri inconfessati.

Dopo alcuni tentativi di prosa lirica, e la stesura di alcune opere teatrali dalla riuscita discontinua, con gli anni Venti Musil attende con regolarità alla scrittura di recensioni e saggi, e approfondisce la scrittura novellistica, riunendo in volume tre racconti ispirati a figure femminili (Grigia, La portoghese, Tonka) e imperniati sul tema della gelosia, sotto il titolo di Tre donne (Drei Frauen, 1924). In particolare, l’attenzione critica si è soffermata sull’interesse che promana da Tonka, sulla vicenda esemplare di sottomissione e morte della donna come riconoscimento, per il protagonista maschile, della propria vocazione di scrittore (non priva di un certo moralismo): “L’incapacità di Tonka a esprimersi viene dunque superata dalla capacità del poeta a recepire e comunicare l’esperienza. A Tonka ciò non giovava più. Ma giovava a lui.”

L’uomo senza qualità: un’opera aperta

Dal 1919 in avanti, Musil abbozza nuclei narrativi, dà forma ad anticipazioni di romanzo, materiali e frammenti che confluiranno nel grande progetto romanzesco che lo impegnerà fino alla morte, L’uomo senza qualità (Der Man ohne Eigenschaften), e i cui libri escono nel 1930, nel 1933, e l’ultimo, postumo, nel 1944 – ma l’opera rimane una sorta di cattedrale incompiuta, corredata ora da significativi abbozzi di continuazione. E, oltre allo stato complessivo delle vicende, suscita qualche dubbio anche la pacifica definizione di genere. In realtà L’uomo senza qualità è, nelle intenzioni dell’autore, un Gedankenexperiment, un esperimento di pensiero, un romanzo di idee dal precipuo andamento raziocinante, dove considerazioni, digressioni, elementi che provengono dall’esterno si impongono alla mente del narratore, flettendo così la continuità della narrazione, mai disgiunta, peraltro, da un profondo intento metaforico e ironico; talora si tratta di una vera e propria vena satirica (Enrico De Angelis). All’interno di una tale ottica si evidenzia il pieno valore moderno, europeo, dell’opera: nella valutazione critica, come ritiene Bianca Cetti Marinoni “alla fine ha vinto il principio saggistico e L’uomo senza qualità è rimasto a sua volta una soluzione parziale: un’opera-laboratorio, aperta e sperimentale, che si colloca a buon diritto, e certo in senso non solo stilistico, nella più costruttiva e attuale avanguardia”. Comunque si impongono la complessità tematica e filosofica dell’impianto narrativo, i precisi tratti morali dei quali Musil investe la costruzione dei personaggi, si impongono: è il romanzo la forma superiore di conoscenza della realtà al quale, in definitiva, Musil si affida.

Nella presentazione dell’osservatorio sul mondo rappresentato dalla coscienza del protagonista, Ulrich Anders, uomo non senza qualità in senso spregiativo, ma privo di una qualità caratterizzante, di un centro unificante per le sue attività di pensiero, non si può prescindere dal verificare precisi influssi teorici. Anzitutto, quello del matematico Ernst Mach, al quale Musil dedica la sua tesi di dottorato in filosofia, esercitato su un duplice piano, di visione del mondo e narrativo: nel primo caso, siamo di fronte alla “percezione della realtà intesa nel senso di un continuo fluire di elementi non senza però che talvolta essa si scandisca in momenti peculiari, quasi in strutture fisse che tendono a ripresentarsi con le stesse funzioni”, come ha scritto Stefano Benassi; quanto alle conseguenze narrative, ne vediamo l’apporto nel personale procedimento saggistico del romanzo; inoltre, si scorge la presenza del superomismo e dell’irrazionalismo di Nietzsche nel personaggio di Moosbrugger, l’erotomane omicida con il quale il protagonista Ulrich, nei piani originari di Musil, avrebbe dovuto identificarsi.

Nella prima parte del libro, apertasi su una celebre descrizione del mondo intorno alla casa di Ulrich (con l’investimento di un pedone – forte intrusione della violenza dell’esterno nella percezione del personaggio che vi assiste), siamo ammessi, attraverso una progressione di interrogativi sul personaggio, a conoscerne da vicino le modalità esistenziali, la sua vita, il suo reclutamento quasi meccanico di due amanti, due diversi modelli femminili (“Quando ci si è costruito il focolare si deve anche munirsi di una donna”): la vorace, giunonica canzonettista Leona, e in seguito la bella, romantica Bonadea che lo soccorre dopo una rapina. Intorno a Ulrich scorre un progetto sotterraneo di celebrazioni per il settantesimo anno di Francesco Giuseppe, imperatore di Cacania (scoperta parodia dell’Austria, derivante dalla ripetizione delle iniziali dell’aggettivo Kaiserlich-Königlich, “imperial-regio”), l’Azione Parallela, che si rivelerà vano dinanzi allo sfaldarsi dell’impero stesso. La coscienza del protagonista è contrappuntata poi da una costellazione di personaggi: l’amico Walter (che cela dietro sé, nella biografia musiliana, l’amico d’infanzia Gustav Donath), “umanista”, esempio di una formazione d’artista incompiuta, di genio fallito; la moglie di Walter, Clarisse, ossessionata dall’idea del genio, elemento conduttore della follia nel romanzo; il capodivisione Arnheim Tuzzi e la moglie Ermelinda, agenti propulsori dell’Azione Parallela: in particolare, Ermelinda, con il nome di Diotima, si lancia nell’impresa politica con un fervore ossessivo, patrocinandola e ospitandola nei propri salotti, per riscattare l’infelicità della propria vita coniugale; il già citato Moosbrugger, energico falegname, “figura benedetta da Dio con tutti i segni della bontà”, macchiatosi dell’assassinio di una prostituta, il quale esercita su Ulrich e Clarisse un fascino morboso, alimentando in loro fantasie di riscatto e di liberazione. Nei libri successivi si infittiscono le vuote manovre intorno al progetto politico clandestino, alle quali Ulrich-segretario oppone un’immagine di indifferenza, e gli strali satirici dell’autore nei confronti della realtà presente. Ma soprattutto, dopo il fallimento dell’Azione Parallela, prende consistenza un tema spirituale, rivestito di spiccati accenti mistici, o forse di fronte al precipitare degli eventi in Europa e alla crescente vocazione impolitica dell’autore: si fa distintivo allora il percorso di avvicinamento di Ulrich alla sorella Agathe (un nucleo originario dell’Uomo senza qualità era costituito dal progetto di romanzo La sorella gemella, concepito già nel 1925), che sconfina in toni incestuosi. In pagine celebri, Musil enfatizza il legame dei due fratelli nell’accanimento con il quale Agathe richiede la collaborazione di Ulrich nel falsificare il testamento paterno per escludere dall’eredità l’inviso secondo marito, il professor Hagauer.

Alle digressioni di Ulrich sui fondamenti del bene e del male, connesse all’episodio, si affiancano i “dialoghi sacri” tra lui e Agathe, illuminati – ma Musil spinge i passi in questione al limite della parodia sacrilega – dalla coscienza della grazia, di un amore divino conosciuto dalla sorella in gioventù, per poi spegnersi nel gretto matrimonio borghese. Si è messa in luce la difficoltà di saldare insieme tema politico e tema sentimentale nel romanzo – e ancora maggiori interrogativi desta l’assenza di una reale conclusione: L’uomo senza qualità risulta comunque animato incessantemente da una tensione speculativa che fonda una direzione notevole del romanzo novecentesco, una ricerca saggistica insieme gnoseologica e ontologica, volta a comprendere in quali condizioni possa vivere l’uomo senza qualità, il personaggio comune della narrativa contemporanea, chi sia veramente e, non ultimo, da un disegno politico-satirico che richiede di essere decifrato con abilità, postulando nuove competenze, nuovi interessi nel lettore di romanzi.


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