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Borghesia e tempo libero

La casa è il luogo preferito dal borghese per riposare, mentre altri luoghi per trascorrere il tempo libero sono il circolo e il caffè. Nell’Ottocento si scopre la villeggiatura e le mete preferite delGrand Tour diventano i paesaggi naturali piuttosto che le città. Le classi subalterne urbanizzate non si dedicano più ai tradizionali intrattenimenti popolari e le feste si caratterizzano per l’eccessivo uso di bevande alcoliche. Tra gli sport hanno grande fortuna l’ippica, l’alpinismo, il calcio e la ginnastica.

La casa borghese e il salotto

Nel XIX secolo la morale della borghesia trionfante nutre un radicale rifiuto dell’ozio. Esempio di laboriosità, l’uomo borghese deve sottrarsi all’indolenza e il meritato riposo deve aver luogo prevalentemente in casa, che deve essere un nido confortevole di cui si occupa principalmente la donna. Numerose serate si passano in famiglia, giocando a carte o a dadi oppure si è soliti praticare la lettura ad alta voce, soprattutto per narrare fiabe ai bambini. Di gran moda tra le famiglie borghesi è trascorrere il tempo dipingendo o suonando; il pianoforte diventa allora un elemento d’arredo quasi indispensabile.

Molto praticata, inoltre, è la scrittura; sulla scorta del genere letterario nato a fine Settecento, e reso popolare dalle opere di Foscolo e di Goethe, si ha infatti uno sviluppo notevole dell’attività epistolare. Nelle lettere vengono trattati soprattutto i temi domestici, la vita quotidiana, le malattie, la crescita dei figli; mentre due restano gli argomenti vietati: il denaro e il sesso.

Nelle case borghesi è molto diffusa la sala del biliardo, gioco nato nel Medioevo che anche nell’Ottocento conosce una grande fortuna. L’ampia sala del biliardo segna la zona di confine tra la vita privata della famiglia e la vita pubblica, poiché in tale luogo i padroni di casa sono soliti intrattenersi con gli ospiti. Nelle case borghesi si ha infatti l’abitudine di ricevere; il salotto nell’Ottocento è un luogo d’incontro di ricchi e potenti politici e rappresenta una vera e propria istituzione altoborghese. Al suo interno hanno un ruolo predominante le donne che ne sono promotrici e ospiti centrali; in questo si può rilevare la peculiarità del salotto rispetto agli altri luoghi pubblici di svago, solitamente riservati ai soli uomini. Generalmente, infatti, sono le donne a determinare le caratteristiche del salotto: negato loro qualsiasi ruolo attivo nella vita pubblica, sono delegate al governo della casa e delle cerimonie sociali.

Per questo motivo le donne diventano le guide della vita di relazione, selezionando gli accessi ai salotti, e per venire ammessi nelle ricche case private – dove la vita sociale diviene sempre più esclusiva – occorre essere personalmente conosciuti dalle padrone di casa.

I temi di discussione nei salotti sono i più vari, da quelli politici a quelli letterari; si dibatte anche sulle rappresentazioni teatrali e sulle mostre d’arte. In alcune serate si possono formare gruppi di persone che suonano o cantano, e gruppi di dilettanti preparano anche vere e proprie rappresentazioni. Nato in Francia nel XVIII secolo, nell’Ottocento il salotto accomuna la borghesia alla nobiltà. A Parigi si stabilisce un giorno alla settimana in cui la padrona di casa è solita ricevere gli ospiti; l’orario di ricevimento è rigorosamente dalle 14 alle 18, la padrona di casa offre torte e pasticcini, nonché il tè, sulla scorta della moda inglese. A fine secolo, poi, cade in disuso l’abitudine del giorno fisso, che ostacola le padrone di casa nei loro movimenti, e si usa stabilire solo due giorni al mese.

Con l’affermarsi della borghesia, il salotto si trasforma gradualmente nel corso del secolo, da iniziale luogo di libera discussione e confronto (soprattutto tra fine Settecento e inizio Ottocento) a luogo chiuso ed esclusivo, riflettendo la chiusura della borghesia di fine secolo.

Il salotto, inoltre, si riproduce anche al di fuori della stessa casa: a teatro, ad esempio, la famiglia sceglie il palco chiuso, vero e proprio prolungamento della casa, che svolge la funzione di salotto dove ricevere amici.

Il circolo

Rispetto alle coffee houses inglesi e ai salons francesi del Settecento, i circoli ottocenteschi presentano delle novità. In primo luogo vi si aderisce versando una quota di iscrizione. Ciò rappresenta sicuramente un aspetto “democratico” rispetto agli esclusivi salons aristocratici francesi, in cui gli accessi sono determinati dal principio della cooptazione dei soci. Le quote sociali, tuttavia, sono così elevate da rendere di fatto i circoli esclusivo appannaggio delle classi più ricche. Altro elemento fortemente selettivo è l’ammissione ai circoli dei soli uomini, mentre donne e ragazzi sono del tutto esclusi.

Nei circoli i soci possono leggere giornali, libri, ascoltare conferenze, ma ancor più che nel Settecento si occupano di politica. In alcuni circoli, di fatto, nascono partiti e al loro interno si preparano strategie elettorali.

A fine Ottocento, in seguito allo sviluppo del processo di industrializzazione e alla crisi economica successiva agli anni Settanta, si assiste alla moltiplicazione di circoli che, raccolgliendo elementi più omogenei al loro interno, perseguono obiettivi corporativi. Si sviluppano così le associazioni degli industriali, degli agrari, ma anche degli operai e degli impiegati. Con il successivo sviluppo dei partiti nel senso moderno del termine, a fine secolo i circoli perdono quella centralità nella vita politica che li ha caratterizzati per oltre un secolo, per restare esclusivamente luoghi in cui passare il proprio tempo libero e coltivare interessi culturali.

Il caffè

Sviluppatosi nel Settecento, è con l’Ottocento che il caffè conosce una vera e propria fortuna, grazie alla liberalizzazione dei costumi e alla diversificazione sociale delle città. Il caffè ottocentesco diventa infatti una forma democratica del salotto altoborghese e del circolo: aperto sulle strade o sulle terrazze, illuminato di notte, presente in gran numero nelle maggiori città europee, ma anche nei centri minori, il caffè favorisce gli incontri e le discussioni e diventa luogo primario per socializzare. Al caffè si può leggere il giornale e si può trovare un ambiente confortevole per scrivere. Accanto al vecchio caffè letterario, sorgono nuove tipologie: il caffè di gran lusso, il caffè-concerto e il caffè popolare.

Quest’ultimo viene indicato dai moralisti dell’epoca quale il peggiore veicolo di trasmissione dell’alcolismo. Alla conclusione dei turni di lavoro gli operai sono soliti incontrarsi nei caffè popolari, dove possono chiacchierare e discutere della loro condizione, mentre la domenica pomeriggio, nelle sale interne o nei cortili annessi, si può anche ballare. È soprattutto a fine secolo che il caffè conosce la sua massima fortuna; di lì a poco, tuttavia, verrà soppiantato da nuove forme di intrattenimento, quali la radio e il cinema.

La nascita della villeggiatura

Con l’Ottocento cambia il modo di viaggiare e, mentre nel secolo precedente si privilegiava il viaggio lungo con prolungati soggiorni nelle città d’arte, nell’Ottocento – parallelamente alla scoperta dell’individualità e al radicarsi dell’ideologia romantica – il viaggiatore è alla ricerca di paesaggi naturali grandiosi, capaci di creare suggestioni e suscitare forti emozioni. Al centro del viaggio è, quindi, la ricerca del sublime: meta privilegiata del secolo diviene l’Oriente e in particolare la Grecia, l’Egitto e il Bosforo.

Accanto al Grand Tour nel corso del secolo si sviluppa anche la villeggiatura. Se a inizio secolo essa riguarda ancora un’élite, soprattutto di estrazione aristocratica, ben presto la borghesia fa propria l’abitudine di trascorrere parte del periodo estivo in una dimora diversa da quella urbana. Così a metà secolo, soprattutto nelle città industrializzate, si afferma l’abitudine della vacanza come sosta dalla vita degli affari; anche per le vacanze scolastiche si adotta un calendario più consono alle esigenze del riposo, non più determinato esclusivamente dalle feste religiose o dalle esigenze della vita dei campi.

La casa di vacanza, in realtà, non è molto lontana dalla città, il più delle volte è situata appena fuori le porte, dove comincia la campagna.

A partire dalla Francia e dalla Germania, oltre alla villeggiatura in campagna si diffonde il soggiorno alle terme e al mare; a Dieppe in Francia, ad esempio, nel 1822 sorge il primo stabilimento balneare.

L’affermazione della moda delle vacanze, al mare, in campagna o alle terme, è certamente favorita dallo sviluppo delle reti ferroviarie che facilitano la possibilità degli spostamenti.

Con l’inizio del processo di industrializzazione, le classi subalterne subiscono una drastica riduzione delle ferie e dei giorni festivi. Gli orari lavorativi nelle fabbriche sono di gran lunga superiori a quelli dei vecchi laboratori artigianali. Inoltre, mentre nelle campagne gli intrattenimenti e le feste continuano a essere quelli tradizionali, nelle città industriali – dove gli spazi sono molto più ristretti e limitati dai numerosi caseggiati – non si possono più praticare i divertimenti chiassosi tipici delle aree rurali. I motivi delle feste restano ancora legati ai riti di passaggio (matrimoni, battesimi, conseguimento dell’apprendistato), ma la vera novità è rappresentata dall’enorme crescita del consumo di alcol nel corso di tali feste. Un altro luogo nel quale si consumano alcolici in grandi quantità è la bettola popolare, diffusa nelle campagne e nelle città.

Proprio dall’abuso delle bevande alcoliche, che sembra contraddistinguere la classe operaia, cercano di differenziarsi gli artigiani; questi creano leghe antialcoliche e per il tempo libero preferiscono fondare sale di lettura. L’Ottocento vede infatti lo sviluppo delle biblioteche parrocchiali, popolari e scolastiche, che cercano di sopperire all’eccessiva chiusura sui classici che caratterizza le grandi biblioteche.

Nel corso del secolo sembra ormai vinta la battaglia delle istituzioni statali contro le feste popolari, viste come momenti pericolosi di sedizione. Tuttavia a fine secolo, nei grandi centri industriali dell’Europa occidentale, prende piede la festa operaia del Primo Maggio.

Gli sport

Tra gli sport che riscuotono un grande impulso nel corso dell’Ottocento è certamente da annoverare l’alpinismo che gode di molta fortuna soprattutto in Inghilterra. L’enorme successo di questo sport – legato alla diffusione del pensiero romantico – è testimoniato dal fatto che a metà secolo quasi tutte le vette delle Alpi sono state scalate; nel 1858 in Inghilterra viene fondato l’Alpine Club, con l’intenzione di incentivare l’ascesa delle cime delle catene montuose in Asia centrale.

Altro grande sport del secolo è l’ippica che, fenomeno dapprima esclusivamente inglese e francese, dalla metà del secolo si diffonde in tutta Europa – prima in Italia, poi in Germania, Austria e Belgio – fino a varcare i confini del continente e divenire di moda anche in Giappone e nell’America meridionale.

Sempre l’Inghilterra è la culla di un altro sport destinato ad avere grande fortuna, il football. Nel corso del secolo questo sport tende a distinguersi sempre più dal rugby, con l’eliminazione dell’uso delle mani dal gioco. Praticato nelle scuole e nei college inglesi, nel 1846 viene regolamentato e nel 1863 nasce la Football Association che vede la partecipazione di sette club.

Nel corso dell’Ottocento, infine, nascono le Olimpiadi moderne. In realtà l’Olimpiade rivive anche grazie al rinato interesse per le arti ginniche che, dopo una breve fortuna durante il periodo dei Lumi, non suscitano più l’interesse dei pedagoghi. È all’Esposizione Universale di Parigi del 1889 che il barone Pierre de Coubertin, nell’ambito di un discorso più generale volto alla propaganda degli esercizi ginnici nell’educazione giovanile, lancia l’idea della rinascita delle Olimpiadi. Nel 1896 si arriva così ai giochi di Atene che aprono l’era delle Olimpiadi moderne.


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