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William Harvey

La scoperta della circolazione del sangue accelera la crisi della medicina galenica, che già nel Cinquecento era stata sottoposta ad aspre critiche. L’opera medica e biologica di Harvey, basata su una sintesi di motivi filosofici (aristotelici) e di osservazioni sperimentali, costituisce il punto di partenza di nuove indagini di anatomia e fisiologia che nella seconda metà del secolo conducono a mutamenti profondi delle teorie mediche e nelle ricerche sulla generazione.

Harvey, l’aristotelismo e la funzione vitale del sangue

Dopo aver studiato a Cambridge, nel 1600 William Harvey si trasferisce a Padova per completare gli studi di medicina, dove, in questi anni, si trova una delle più prestigiose scuole di medicina d’Europa e dove fioriscono gli studi di anatomia.

Nella città veneta Harvey è allievo di Girolamo Fabrici e si avvicina all’aristotelismo, cui resterà fedele nel corso dell’intera carriera scientifica. Tornato in Inghilterra nel 1602, diviene fellow del London College of Physicians (1604) e medico presso il St Bartolomew’s Hospital di Londra (1609). Successivamente è nominato medico personale di re Carlo I. Nel London College of Physicians tiene lezioni di anatomia e di anatomia patologica nelle quali mette in primo piano la funzione vitale del sangue, che concepisce come una sostanza omogenea dotata delle proprietà tradizionalmente attribuite agli spiriti e agli umori.

L’aristotelismo ispira una componente considerevole degli studi di Harvey sul sangue e sulla generazione e costituisce il quadro di riferimento teorico principale nella sua opposizione alla medicina galenica. Seguendo le idee biologiche aristoteliche, Harvey sostiene una concezione monistica della materia vivente. Una goccia di sangue, secondo Harvey, costituisce il principio da cui si forma l’embrione. È dotata di una vis pulsifica (forza produttrice di pulsazioni) che si manifesta prima della formazione del cuore. Harvey osserva che un embrione, se stimolato dalla punta di un ago, manifesta irritabilità e sensibilità ancor prima della formazione del sistema nervoso. Il principio di vita e di sensibilità è dunque, per Harvey, il sangue stesso, che è dotato di calore e vitalità.

L’aristotelismo di Harvey è alla base dei suoi studi di embriologia, caratterizzati dalla compresenza di idee vitalistiche e di un’attenta osservazione dello sviluppo, struttura e funzione delle parti degli animali. Nel De generatione (1651) sostiene che sia gli ovipari sia i vivipari nascono da un uovo, o principio vitale. Mentre gli insetti si formano per metamorfosi, gli animali dotati di sangue si generano, secondo Harvey, per epigenesi: le parti dell’animale si formano cioè a una a una e crescono a partire da una stessa materia.

La scoperta della circolazione del sangue

Annunciata nel De motu cordis del 1628, ma frutto di un lungo periodo di ricerche testimoniate dalle lezioni del 1616, la scoperta della circolazione del sangue è insieme il risultato di elaborazioni teoriche, di considerazioni di carattere quantitativo e di attività sperimentale. Secondo Harvey, il cuore (come aveva sostenuto Aristotele) ha la funzione di organo di governo del corpo, non il fegato (come asseriva la medicina galenica). A più riprese, Harvey paragona la funzione del cuore nel corpo a quella del sole nel cosmo. Il problema del rapporto tra battito cardiaco e arterie, a lungo dibattuto dai medici rinascimentali, è risolto da Harvey in termini cardiocentrici: quando il cuore si contrae le arterie si dilatano e la loro pulsazione non è altro che il risultato dell’afflusso del sangue dal cuore. Già nel 1616, nelle lezioni Harvey dà alle arterie la funzione di trasmettitori di sangue e vita.

La novità introdotta da Harvey, che ha un ruolo di primo piano nei successivi sviluppi della fisiologia, è l’affermazione che il sangue torna al cuore senza essere stato consumato e ne esce continuamente. Harvey asserisce che tutto il sangue venoso fluisce in direzione centripeta, e che il cuore contraendosi forza il sangue nelle arterie verso la periferia. Il moto del sangue è circolare e la stessa quantità di sangue parte dal cuore e ad esso fa ritorno. La teoria di Harvey è contraria alla concezione di Galeno, per la quale solo una porzione del sangue venoso giunge nel ventricolo destro, mentre le vene trasportano il sangue dal fegato (che ne è l’origine) direttamente alla periferia, per nutrire le parti del corpo. Nella medicina galenica la trasformazione del sangue venoso in arterioso implicava infatti un suo passaggio dalla cavità destra a quella sinistra del cuore. Tale passaggio era descritto come colatura, filtraggio goccia a goccia attraverso pori invisibili che, secondo Galeno, erano situati nel setto intraventricolare che separa le due parti del cuore ed erano permeabili ai liquidi. L’aria, che i galenici consideravano necessaria alla generazione degli spiriti, in assenza di una circolazione polmonare si riteneva che giungesse nel cuore attraverso la vena polmonare, che dai polmoni la portava nella cavità sinistra del cuore, dove il sangue diventava più fine e chiaro ed era vitalizzato dagli spiriti. Le osservazioni condotte da vari anatomisti rinascimentali avevano messo in discussione alcuni aspetti della concezione galenica, in particolare l’esistenza dei pori nel setto intraventricolare, ma ciò non fu sufficiente a far emergere una concezione alternativa a quella di Galeno.

La scoperta di Harvey della circolazione del sangue non è ottenuta per via puramente osservativa, ma è il risultato di una complessa interazione tra idee di carattere filosofico, quantificazione e osservazione. Essa è inoltre preparata da ricerche condotte nel Cinquecento da vari medici e filosofi. Già Michele Serveto e Realdo Colombo avevano elaborato una prima teoria circolatoria del sangue, ritenendo che transitasse attraverso l’arteria polmonare dal cuore ai polmoni e poi da questi nel cuore attraverso la vena polmonare. È poi Colombo a comprendere che la fase attiva era la sistole, non la diastole, ovvero che il cuore invia sangue nelle arterie quando si contrae, mentre il medico e filosofo aristotelico Andrea Cesalpino fa alcune importanti asserzioni sul sangue contribuendo a preparare il terreno alla scoperta harveyana. Afferma che c’è un perpetuo movimento del sangue dalle vene al cuore e descrive la funzione delle valvole cardiache, che servono a impedire il riflusso del sangue. Tuttavia Cesalpino non integra le sue osservazioni in un quadro unitario basato sulla circolazione, ovvero sulla continua circolazione di tutto del sangue. È questa la scoperta di Harvey.

Harvey confuta su basi osservative le concezioni galeniche relative al cuore mostrando per mezzo della vivisezione di una rana il transito polmonare del sangue; mostra poi che, se si recide un’arteria, il sangue fuoriesce dal corpo in circa mezz’ora. Adduce quindi una prova sperimentale: applica una legatura ben stretta al di sopra del gomito cosicché il sangue arterioso non possa fluire verso il basso e nota che al di sotto della legatura non c’è pulsazione delle arterie e la mano si raffredda, mentre al di sopra l’arteria di gonfia; allenta quindi la legatura in modo tale che il sangue arterioso possa fluire verso il basso, cosicché la mano si riscaldi. Se la legatura è messa in basso, il sangue venoso non può fluire e quindi le vene si gonfiano. Ciò dimostra che il sangue va dal cuore alla periferia attraverso le arterie e dalla periferia al cuore attraverso le vene. Il principale argomento a sostegno della circolazione è di carattere quantitativo. Harvey afferma che qualora il sangue non circolasse, si dovrebbe produrre una quantità di sangue superiore al peso del corpo. Le osservazioni e la considerazione della quantità di sangue non sono le uniche ragioni che spingono Harvey a proporre la teoria della circolazione. Vi sono anche argomenti filosofici, che concernono la considerazione della causa finale (secondo la terminologia aristotelica): le valvole interne alle vene, secondo Harvey, hanno un ben preciso fine, permettono il transito del sangue solo in una direzione, impedendo che rifluisca verso le estremità. Inoltre, secondo Harvey, la circolazione stessa è finalizzata alla conservazione del sangue come principio vitale. Il sangue, e non gli spiriti, come era sostenuto dalla medicina galenica e da quella rinascimentale, costituisce per Harvey il fondamento della vita. Pur essendo accettata da un gran numero di medici, la scoperta harveyana incontra qualche opposizione, in particolare a Parigi, dove due noti medici della facoltà, Guy Patin e Jean Riolan figlio, difendono le dottrine galeniche. In Inghilterra la scoperta di Harvey dà immediato impulso a nuove indagini sul sangue e la respirazione – indagini condotte principalmente ad Oxford.


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