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Cartesio: vita, opere e filosofia

René Descartes (il cui nome verrà poi latinizzato in Cartesius, da cui deriva il nostro Cartesio) nasce a La Haye en Touraine il 31 marzo 1596, da una famiglia della piccola nobiltà del luogo. Perduta la madre a solo un anno ed essendo il padre spesso assente, René cresce con la nonna materna e una nutrice, ricevendo la prima istruzione da un precettore privato. Un primo passo importante nella vita di quello che sarà il principale esponente del razionalismo secentesco è l’ingresso, attorno al 1605, al prestigioso collegio gesuitico di La Flèche, dove prevale l’orientamento della Scolastica. Gli studi cartesiani  si completano nel 1616, a Poitiers, dove egli ottiene il titolo di bacceliere - consistente all’epoca al grado inferiore della formazione accademica - e la licenza per esercitare il diritto.

Nel 1618 è in Olanda, arruolato nell’esercito protestante: importante è però l’incontro, a Breda, con il matematico Isaak Beckmann, i cui interessi matematico-musicologici stimolano la curiosità intellettuale cartesiana, e ne orientano in maniera significativa la riflessione negli anni a venire. Della notte del 10 novembre 1619 infatti, mentre Cartesio si trova in Germania, è l’intuizione, avvenuta in sogno, dei “mirabilis scientiae fundamenta”, ovvero - come è stato interpretato - dell’unità del sapere attorno alla scienza matematica, che permette, con metodo rigoroso, di stabilire quali sono i principi della conoscenza e come vagliare le nozioni certe ed indubitabili da quelle ipotetiche e provvisorie. Questa vocazione filosofica, sostenuta anche dall’amicizia e dalla fitta corrispondenza epistolare con Marin Mersenne (1588-1648), teologo e matematico con cui Descartes stringe una duratura amicizia, guida il decennio successivo, trascorso in Francia: Cartesio, che vive della rendita delle proprie terre, può infatti dedicarsi agli studi e ai saltuari viaggi (nel 1623-1624 è in Italia). L’osservazione del mondo e la scelta deliberata “d'essere spettatore piuttosto che attore di tutte le commedie che vi si rappresentano” conosce un’altra tappa significativa nel 1628, con il trasferimento in Olanda, sempre inseguendo il proposito di quasi dieci anni prima di dare alla filosofia delle basi completamente nuove e rinnovate rispetto alla tradizione aristotelico-scolastico per l’indagine dei fatti naturali ed umani. Sono infatti in maturazione le Regulae ad directionem ingenii, stese tra 1627 e 1628 (anche se pubblicate per la prima volta solo nel 1701), e degli anni successivi sono Il mondo, il Trattato della luce e lo studio intitolato L’uomo, che gettano le fondamenta del celebre Discorso sul metodo (1637), come introduzione programmatica ai trattati su Diottrica, sulle Meteore e sulla Geometria.

È qui che si possono rintracciare in nuce le basi del pensiero cartesiano, che Cartesio si premura di illustrare anche e soprattutto all’autorità ecclesiastica: siamo del resto negli anni della condanna di Galileo Galilei e dell’ostilità dell’istituzione religiosa contro la teoria copernicana. I punti fondamentali del Discorso (l’“evidenza” del metodo matematico che permette una conoscenza “chiara e distinta” del mondo, il procedimento dell’analisi e della sintesi dei dati, l’“enumerazione” come scrupolo di sintesi) e alcune delle sue “formule” più celebri e note (la “morale provvisioria” che bilancia il “dubbio assoluto” della nuova scienza, il cogito ergo sum e le prove dell’esistenza di Dio) necessitano tuttavia di una validazione e di una trattazione più ampie e dettagliate: le Meditazioni metafisiche (o Meditationes de prima philosophia), pubblicate a Parigi nel 1641, sono allora il punto d’arrivo della riflessione cartesiana, che ora si occupa di metafisica e che (si vedano a proposito le Obiezioni e risposte in appendice dell’opera) si confronta con i principali filosofi, scienziati e teologi dell’epoca, tra cui Hobbes e Gassendi. Ora il “sistema” cartesiano, compendiato nei Principi della filosofia del 1644, è effettivamente organico e completo: Cartesio, che lavora al trattato Les passions de l’âme (Le passioni dell’anima, edito 1649) divenuto uno dei principali intellettuali europei, è chiamato alla corte di Svezia dalla regina Caterina, mecenate di artisti e filosofi: il rigido clima nordico, tuttavia, fiacca un fisico già debole, e René Descartes muore di polmonite l’11 febbraio del 1650.

Pur osteggiata dalla Chiesa cattolica, che mette all’Indice la produzione cartesiana nel 1663, e anche da alcuni ambienti universitari (Utrecht e Leida ne vietano l’insegnamento, sospetto di eresia, nel 1642 e 1647), il pensiero cartesiano è comunque un punto di svolta determinante nella storia della filosofia moderna: l’impostazione metodologica, il ricorso al meccanicismo e al razionalismo deduttivo, le innovazioni in campo matematico (si pensi al piano cartesiano…) ne fanno con Bacone e Galileo uno dei padri del pensiero scientifico moderno, con apporti ed intuizioni che faranno vedere i loro sviluppi in molti filosofi dei secoli a venire: da Baruch Spinoza a Locke e Leibniz e Hume, fino all’avvio dell’idealismo tedesco con la filosofia hegeliana.