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Favola: significato

Definizione

 

Genere di narrazione breve (dal latino for, faris, fatus sum, fari, “narrare, dire, cantare in versi”), in versi o in prosa, i cui protagonisti sono generalmente animali con caratteristiche antropomorfe o piante animate, collocata in un contesto reale e dotata di una morale o di un’interpretazione allegorica. È distinta dalla fiaba, che ha per protagonisti degli esseri umani con qualità fantastiche.

 

Spiegazione ed esempi

 

La favola è senza dubbio una delle strutture narrative di maggior successo e diffusione a partire sin dai modelli greco-romani (che a loro volte si rifanno ad antecedenti egizi e sanscriti) di Esopo (VI secolo a.C.) e di Fedro (I secolo d.C.). In epoca medievale la “favola” conosce grandissimo seguito, intersecandosi spesso con le necessità pedagogico-morali della cultura cristiana, con le tematiche del ciclo carolingio e del ciclo bretone, e con la nuova realtà delle letteratura europee in volgare.


In periodo rinascimentale, è da notare che il meccanismo, i personaggi e le ambientazioni della favola si prestano ad un recupero “colto”: ne sono esempio, tra gli altri, la Fabula di Orfeo (1478-1483) di Angelo Poliziano (1454-1494) e l’Aminta di Torquato Tasso (1544-1595). Elementi tipicamente favolistici, ripresi dalla tradizione del poeta latino Orazio, si rintracciano anche nelle Satire di Ludovico Ariosto. In epoca moderna, ricordiamo le raccolte di favole, spesso desunte e rielaborate dalla tradizione popolare, di Jean de La Fontaine (1621-1695) e Gotthold Ephraim Lessing (1729-1781), filosofo e scrittore dell’Illuminismo tedesco. Nel Novecento, una celebre opera che si ispira al modello dalla “favola” è il romanzo distopico di George Orwell, La fattoria degli animali.

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