Ossi di Seppia

Montale, "Ripenso il tuo sorriso": testo e parafrasi

A cura di , Sara Bandiera

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Parafrasi

Analisi

In questa poesia facente parte della raccolta Ossi di seppia e composta con ogni probabilità nel 1923 (per la circostanza dell’incontro con Kniaseff in casa d’amici), la rievocazione memoriale diventa motivo di speranza e appiglio, resi possibili grazie al sorriso dell’amico al quale la poesia è dedicata, che si staglia così nitidamente nella mente del poeta. Sebbene non manchi una nota di cupo sconforto (vv. 6-8), il componimento si chiude infatti con il ricordo della “pensata effigie”, che si fissa nella mente di Montale come una "giovinetta palma": un’immagine rasserenante, ben diversa dalla dimensione angosciosa che è prevalente nella prima raccolta montaliana.

Metro: Quartine di versi liberi, di cui quella centrale a rima incrociate e le altre due a rime alternate (imperfette, come “effigie - grigia” oppure imperfette ed ipermetre “limpida - corimbi”).

 

                                                                                                                                                                                                                            a K.

Ripenso il tuo sorriso 1, ed è per me un'acqua limpida 2
scorta per avventura tra le petraie d'un greto,
esiguo specchio in cui guardi un'ellera 3 e i suoi corimbi;
e su tutto l'abbraccio d'un bianco cielo quieto.

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano 4,
se dal tuo volto s'esprime libera un'anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano 5.

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie 6
sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma,
e che il tuo aspetto s'insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima d'una giovinetta palma 7...

Ripenso al tuo sorriso, ed è per me come acqua pura scorta
per caso tra le pietre di un greto, come un modesto
specchio d’acqua dove notare un’edera e le sue fioriture;
e sopra tutto, l’abbraccio di un cielo nitido..

Questo è il mio ricordo; non saprei dire, o amico lontano,
se dal tuo sguardo filtra uno spirito libero e ingenuo
oppure se tu sei tra gli esuli che il male del mondo tormenta
e che si portano dietro la loro sofferenza come un talismano.

Questo tuttavia posso dirti, che il pensiero del tuo volto,
sommerge i miei tormenti capricciosi con un’ondata di calma,
e il tuo viso si insinua nella mia spenta memoria
puro come la cima di una giovane palma...

 

1 Ripenso il tuo sorriso: è il sorriso del ballerino e pedagogo russo Boris Kniaseff, al quale il componimento è dedicato. Montale ebbe modo di conoscerlo a casa dell’amico Francesco Messina.

2 un’acqua limpida: il ricordo filtra attraverso la contemplazione di uno specchio d’acqua.

3 un’ellera: edera. Il linguaggio è tecnico, estremamente preciso (si noti anche il successivo “corimbi”, per “infiorescenze”), diverso dall’astratta rarefazione dei “poeti laureati”, dai quali Montale prendeva le distanze nella poesia programmatica I limoni.

4 o lontano: allocuzione al dedicatario, cui sottoindere il termine “amico”.

5 Il poeta non è in grado di dire se il volto dell’amico sia quello ingenuo e spontaneo di chi conosce la felicità (e se quindi la sua apparizione al poeta ha in sé i connotati di un’epifania salfivica, che solleva dall’angoscia del vivere) o se anch’egli abbia avuto modo di imbattersi nel “male di vivere” e se lo porti appresso come un talismano (elemento topico montaliano che torna ne La bufera e altro), ovvero come un oggetto in grado di esorcizzare le proprie e le altrui sofferenze.

6 effigie: sta per “immagine”, sebbene rievochi una scelta espressiva propria di tanta produzione sepolcrale, in primis foscoliana.

7 come una giovinetta palma: la similitudine imprime uno slancio vitalistico al componimento, e il male di vivere (qui, il “male del mondo”, v. 7), pur non essendo annullato, risulta così relegato, almeno provvisoriamente, in secondo piano. L’immagine per altro si modella su un passo dell’Odissea (VI, 163-167) in cui Ulisse paragona la bellezza di Nausicaa a quella di una pianticella di palma: l’immagine del ballerino e del suo sorriso portatore di un ignoto benessere sono così proiettati in una dimensione mitica e astorica.

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